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Quando la grinta non ha età

di Paolo Federighi
Quando la grinta non ha età

Intervista a Dario Mazzantini, il più giovane tra i dieci titolari della squadra gialloblù «A Piombino ho trovato l’ambiente ideale per migliorarmi: mi piacerebbe rimanere»

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PIOMBINO. È il più giovane dei titolari del Basket Golfo Piombino, ma non lo sembra. Disciplinato e serio, è arrivato alla corte di coach Damiano Cagnazzo dalla Libertas Livorno in punta di piedi, si è conquistato un buon minutaggio e ha spaccato in due alcune partite con canestri dalla distanza, rimbalzi ed energia. Arrivato in silenzio, dicevamo. Eppure Dario Mazzantini, nell’estate 2022, è giunto in una piazza in cui il fratello maggiore Saverio è stato un idolo, e ci è arrivato come uno dei migliori prospetti Under 19 d’Italia, fresco del terzo posto con il suo Don Bosco alle finali nazionali. Stessa esplosività del fratello, gran tiro, grinta, un fisico ed un’elevazione tali da permettergli di portar via rimbalzi anche ai centri.

Guardia-ala di 1, 96 metri per 86 chili, nato a Livorno il 27 maggio 2003 (non ha ancora 20 anni) , cresciuto nel Don Bosco Livorno, Dario Mazzantini ha conquistato tutti i tifosi gialloblù. I quali si ricordano che prima della tripla di Piccone a Vigevano, lui era andato in lunetta sul 91-89 per i lombardi e, nella bolgia, aveva fatto 2 su 2 pareggiando la partita, con una freddezza eccezionale.

Mazzantini, chi è il suo idolo?

«Non ne ho. Cerco di catturare il meglio dai compagni di squadra e di mettere in pratica i consigli. Un’ispirazione ce l’ho ed è mio fratello Saverio: un esempio di etica del lavoro e del mettersi sempre in discussione».

Cosa ha rappresentato per lei il Don Bosco Livorno?

«Il Don Bosco mi ha dato quello sprint in più che una società importante può dare. È una grande famiglia: prima di tutto ti insegnano l’educazione, i principi dello sport, il rispetto per l’avversario e per i compagni».

Ha avuto un percorso giovanile molto importante.

«Sì. Con il Don Bosco abbiamo quasi sempre vinto i campionati regionali di Eccellenza dall’Under 13 all’Under 19. Con l’Under 14 arrivammo quinti alle finali nazionali di Bormio. Io ho fatto parte di tutte le selezioni toscane giovanili e della lista della Nazionale Under 16 per l’Europeo, anche se poi non sono stato convocato, e della lista della Nazionale Under 17. L’anno scorso a Ragusa siamo arrivati terzi alle finali nazionali Under 19, e io sono stato secondo realizzatore del torneo. A 16 anni ho debuttato in C Gold con la maglia del Don Bosco e ci ho giocato per tre anni. E sono stato miglior giovane del Trofeo Malaguti nel 2018».

Proprio al “Malaguti” partecipò alla gara delle schiacciate, a soli 16 anni. Quando ha schiacciato la prima volta?

«Arrivai secondo in quella gara. Schiaccio da quando avevo 15 anni. Quest’anno, in partita, non ho mai schiacciato. Spero di farlo presto».

È il più giovane del Golfo e gioca ben 14 minuti a gara: come si sente in questo ruolo?

«Strano. Da una parte sono felice di essere apprezzato. Dall’altra, sento che devo imparare ancora molto».

Ritiene giusta la scelta di Piombino per lei?

«Sì. È una società super: l’ambiente è fantastico, ideale per lavorare bene. E a giocare insieme a Venucci, Piccone, Tiberti e gli altri si impara tanto. Mi trovo benissimo coi compagni, splendide persone. Parliamo e stiamo insieme anche fuori dal campo: siamo più di una squadra. Restare qui? Mi piacerebbe, è un ambiente idoneo per migliorare».

Quali sono i suoi obiettivi come giocatore?

«Il sogno di ogni giocatore è arrivare in serie A. Il mio è diventare il miglior giocatore possibile: in A, in B o in qualunque campionato».

Quali sono le sue passioni?

«Una è nuova ed è merito di Camillo Bianchi: la pesca. Vado spesso con lui, Venucci, Persico e altri e mi diverto molto. Mi piace camminare sul mare con la mia ragazza e stare con la mia famiglia».

A scuola cos’ha studiato? Fa l’università?

«Ho fatto il liceo scientifico sportivo a Livorno e studio Scienze motorie: ho già dato quattro esami».

Fra i suoi successi c’è anche un secondo posto a un premio letterario nazionale.

«Sì. Il tema, ossia “lo spirito olimpico”, mi ha ispirato. Frequentavo il liceo scientifico sportivo e mi è piaciuto scrivere in quell’occasione. Di solito non lo faccio però».

Nei ricordi dei tifosi ci sono quei due tiri liberi a Vigevano che pareggiarono la partita: che sensazioni ha provato in quell’istante?

«Ho preso il rimbalzo e sono scappato in contropiede, ho subito fallo e siamo andati in bonus. Sono andato in lunetta tranquillo, ma consapevole che erano due liberi importanti. Ero concentrato e volevo zittire le urla del pubblico. E ho segnato».

Crede di essere migliorato rispetto all’anno scorso?

«Sì. È un basket diverso da quello delle giovanili. Il basket “adulto” richiede buona capacità di lettura delle situazioni. Allenarsi a questo livello e con questi compagni ti migliora e ti insegna molto».

Il suo rapporto con coach Cagnazzo e lo staff tecnico?

«Bello, di lavoro ma anche di scambio e conversazione. Sono persone fantastiche. Coach Cagnazzo lascia molto spazio a ciascuno affinché esprima il proprio gioco».

Domenica contro Oleggio l’ultima gara casalinga di regular season, la prima di due finali.

«Faccio un appello ai tifosi: riempite il Palatenda e tifate per noi come avete fatto contro la Libertas».


 

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