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Piombino: e alla fine Spagnesi se la prende con Il Tirreno

Piombino: e alla fine Spagnesi se la prende con Il Tirreno

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Il Piombino calcio ha quasi un secolo. Il prossimo anno festeggerà i cento tondi tondi. Sulle maglie dell’Atletico Piombino c’è scritto 1921, data di fondazione del sodalizio nerazzurro, anche se la storia della società Atletico è molto più recente e risale al 2004.

Il Tirreno è ancora più longevo, con i suoi 143 anni. In tutto questo tempo il nostro giornale ha raccontato, oltre alla vita della nostra città, anche quella del Piombino calcio. Abbiamo scritto di successi e di trionfi. Abbiamo esaltato con soddisfazione, anche con partecipazione, le imprese dei nerazzurri. Dalla serie B alla Terza categoria. E ovviamente, quando è stato necessario, ci siamo occupati anche degli insuccessi. Dei problemi. Si chiama cronaca, è il nostro lavoro e continueremo a farlo.

In tutto questo tempo, a memoria di chi scrive, non è mai successo che un presidente ordinasse a tutti (dirigenti, allenatori, giocatori, addetti) di non parlare con Il Tirreno. Mai e sottolineo mai un silenzio stampa.

Si è voluto distinguere in questo senso il presidente Massimiliano Spagnesi. Ieri alla nostra cronista è stato negato il consueto appuntamento post partita con i protagonisti. Sono state impedite le interviste. Perché mai? Problemi della squadra?

No. Ieri il Piombino ha stravinto sul campo.

Il problema è un altro: sabato abbiamo pubblicato un articolo spiegando ai lettori, all’opinione pubblica, i motivi per i quali dopo quasi due anni il comitato #stadioxtutti aveva interrotto la collaborazione con lo stesso Spagnesi. A lui era stata data la possibilità di fornire la propria versione, ma il presidente aveva rinunciato. Ha preferito colpire a freddo con questa piccola, piccolissima ritorsione.

Al presidente del Piombino va riconosciuta una sola cosa, la coerenza: ha applicato con il comitato prima e con Il Tirreno ora lo stesso metro di irriconoscenza.

Nel mondo di Spagnesi evidentemente le cose non vanno raccontate senza il suo consenso. Nel nostro invece sì. Quindi andremo avanti, in attesa che lui stesso ci ripensi o che qualcuno dei suoi collaboratori abbia un sussulto e si smarchi. Continueremo con le presentazioni, la cronaca delle partite, con le pagelle, con tutto quel che riguarda quella maglia nerazzurra che amiamo e quello stadio al quale siamo tutti legati. Uno stadio che, vale la pena di ricordarlo, appartiene alla città. Uno stadio che due anni fa, di questi tempi, era imbarazzante.

A.d.G.
 

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