Il Tirreno

Viabilità

Una strada, due padroni e 55 famiglie senza risposta: il caso a Portoferraio

di Luigi Cignoni

	Un tratto della strada consortile oggetto dell’appello del Consorzio Val di Denari
Un tratto della strada consortile oggetto dell’appello del Consorzio Val di Denari

Il Consorzio Val di Denari chiede interventi nell’area Peep dopo i nuovi danni causati dal nubifragio

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PORTOFERRAIO. Il Consorzio Val di Denari, composto da oltre 55 famiglie, è sull’orlo di una crisi di nervi. Il “casus belli” è la gestione della carrozzabile, poco meno di duecento metri d’asfalto, o meglio, di quel che ne resta. A far precipitare la situazione è stato l’ultimo acquazzone che si è abbattuto in Città. Tanto è bastato a mettere in stallo un intero quartiere. Cessata la pioggia, il fondo carrabile si è ulteriormente dissestato. Risultato finale? Sono aumentate le buche e la strada stessa, in certi momenti, si è trasformata in torrente. Ma dove sta il problema?

Il Comune ha dato la possibilità provvisoria al Peep di aprire uno svincolo secondario a servizio del cantiere che ha permesso di costruire 33 nuovi appartamenti. Terminate le nuove costruzioni però, la strada, priva di fossi laterali in quanto provvisoria, doveva essere chiusa e quindi ripristinata la parte di terreno sopra il fosso che scende dalla parte alta della valle. Questo non solo non è avvenuto, ma ha fatto sì che la strada senza accessi di sfogo per l’acqua piovana, oltre a ricoprire parte del fosso principale sia invasa da detriti che l’hanno dissestata in maniera grave. La conseguenza naturale è stato il riempimento dell’altro fosso, quello opposto, che scorre sotto il piccolo ponte sul quale transitano auto e camion. Le fondamenta del ponte si stanno così deteriorando mettendo a rischio l’intera viabilità della valle.

Il progetto del Peep prevede l’accesso alle nuove abitazioni da via Aldo Moro. Il Consorzio di Val di Denari chiede che venga quindi chiusa la strada-cantiere e che venga portato a termine il progetto per la viabilità come era stato programmato. Una soluzione provvisoria che è divenuta permanente. È la storia, ormai annosa, della strada di Val di Denari, la via che serve il comparto PEEP e che da anni è divisa, letteralmente, in due tronconi con due padroni diversi: da una parte il Comune, dall’altra il Consorzio Strada Val di Denari.

Il confine tra le due giurisdizioni? Il ponte, poco più che un punto di passaggio, che segna dove finisce la competenza pubblica e dove comincia invece quella consortile. Dal bivio con via Aldo Moro al ponte sono circa 60 metri che il comune ha provveduto a dar incarico di far asfaltare alla Sales. Ma è da mesi che si attende l’inizio dei lavori, inutilmente. Una strada e due padroni. Sembra un dettaglio da catasto, e invece è la chiave di tutto. Perché su quei duecento metri si scarica ogni giorno il traffico di residenti, mezzi di soccorso, camion dei cantieri e, non ultimo (come già detto), l’acqua che nell’ultimo acquazzone ha eroso spallette e asfalto senza che nessuno, formalmente, si sentisse tenuto a intervenire per primo. Il Comune rivendica che oltre il ponte la strada è privata, quindi a carico del Consorzio; il Consorzio ribatte di aver già supplito per anni, con mezzi propri e tasche dei residenti, a una manutenzione che altrove sarebbe stata pubblica, e che ora chiede all’amministrazione una soluzione definitiva e non più un tampone. Non è una novità di stagione.

La vicenda di Val di Denari si trascina da quasi un decennio, da quando le prime famiglie si sono insediate nel comparto PEEP senza che le opere di urbanizzazione (strade, marciapiedi, regimazione delle acque) fossero state completate secondo l’iter previsto. Le amministrazioni che si sono succedute, da Zini a Nocentini, hanno più volte promesso un progetto risolutivo per la viabilità del quartiere, ma il nodo del doppio regime proprietario - pubblico da un lato, consortile dall’altro - è rimasto lì, irrisolto, come il vero ostacolo a qualunque intervento strutturale: nessuno vuole mettere mano (e risorse) su un tratto di cui non è certificato proprietario. Il risultato è sotto gli occhi di chi percorre quella strada ogni giorno: buche "rattoppate" che si riaprono in poche settimane, un sedime che in alcuni punti non supera i tre metri di larghezza, e un unico collegamento per decine di famiglie che, in caso di emergenza (come dimostrato dai recenti nubifragi) rischia di restare isolato. Il Consorzio, dal canto suo, non è nuovo a sollecitazioni pubbliche: lettere aperte, richieste di incontro, verbali di assemblea in cui si chiede con insistenza al Comune di chiarire una volta per tutte dove passi il confine di competenza e chi debba, di conseguenza, mettere mano al portafoglio. Finora le risposte sono arrivate col contagocce, quando sono arrivate. Cosa chiede il Consorzio? Ripristinare la situazione prima della creazione dell’ex bretella del cantiere e risanare i danni che sono stati creati con il far convergere tutto il traffico automobilistico sulla via consortile.

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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