Metinvest, sarà un ottobre caldo: ecco i cinque nodi da sciogliere
Progetto a un bivio: il gruppo deve scegliere come andare avanti
PIOMBINO. La data da segnare con la matita rossa è quella del 20 ottobre. Quando, nella sede del ministero delle Imprese e del Made in Italy, si terrà il nuovo tavolo tra il governo e Metinvest Adria. Un momento decisivo per capire se e come il progetto per la realizzazione della nuova acciaieria elettrica a Ischia di Crociano potrà andare avanti. Sì, perché entro quella data i due iter autorizzativi attivati presso gli uffici tecnici del Settore Via della Regione Toscana e del Mimit saranno conclusi. Ma, soprattutto, perché entro quel giorno il gruppo industriale italo-ucraino dovrà necessariamente aver sciolto i nodi relativi alla copertura finanziaria del progetto e alla scelta del terzo socio, partner industriale o finanziario, chiamato a sostenere il Digital Green Steel Project rilevando parte delle quote in capo alla multinazionale ucraina Metinvest.
Una scelta assunta per garantire maggiore equilibrio e sostenibilità all'intervento e, al tempo stesso, per fornire maggiori garanzie agli istituti bancari, inevitabilmente preoccupati per la situazione internazionale e per il perdurare della guerra in Ucraina.
Insomma, la fase è delicata. E ottobre sarà il mese caldo sul fronte Metinvest. Mentre in città si percepiscono crescente preoccupazione e scetticismo per un progetto considerato determinante per il rilancio del polo siderurgico e per mettere al sicuro i lavoratori dell'acciaio, la situazione appare in costante evoluzione.
Il messaggio raccolto, sentendo i vari addetti ai lavori, è che il progetto in sé resti solido e attrattivo, considerate le diverse manifestazioni di interesse raccolte in questi giorni da Metinvest, nonostante una situazione internazionale e nazionale — visto anche l'intrecciarsi della vicenda dell'ex Ilva di Taranto — particolarmente complessa.
Insomma, si va avanti. Almeno questo resta l'obiettivo. Si tratta di capire, a questo punto, come andare avanti.
A tale proposito, Il Tirreno ha isolato cinque temi cruciali che, da oggi al 20 ottobre, dovranno necessariamente essere affrontati dai protagonisti di questa partita industriale.
1. Tempi e autorizzazioni
I ritardi e gli slittamenti del complesso iter autorizzativo del progetto industriale di Metinvest Adria sono finiti in questi giorni al centro dell'attenzione degli addetti ai lavori. La notizia dello slittamento dell'apertura dei cantieri alla primavera del 2027, circolata in questi giorni, in realtà era già data per scontata da chi si occupa del dossier. Basti pensare a come i sindacati abbiano già avviato una trattativa con Jsw e Metinvest per la modifica dell'accordo quadro, necessaria proprio per allargare lo spettro delle garanzie per i lavoratori durante tutta la fase di transizione.
Sul fronte delle autorizzazioni, secondo quanto filtra negli ambienti vicini al gruppo italo-ucraino, siamo alla stretta finale. Il 4 ottobre, al netto di possibili scostamenti di pochi giorni, resta la data cruciale per la conclusione dell'iter di verifica di assoggettabilità alla Via del Digital Green Steel, attivato presso gli uffici della Regione.
Insomma, al massimo entro il 10 ottobre si capirà se il percorso si chiuderà con un via libera o con una bocciatura. Anche l'iter autorizzativo “parallelo” attivato con il ministero è vicino alla linea del traguardo: la conferenza decisoria sarà probabilmente convocata la prossima settimana e, a quel punto, avrà 30 giorni per esprimere il proprio parere.
2. L'Ucraina e il rischio bancario
La guerra in Ucraina non finisce. Non solo: la situazione internazionale resta complessa e instabile. In questo contesto, il percorso per portare a casa un progetto industriale che muove complessivamente risorse per 3,2 miliardi di euro è necessariamente complicato. Così come non stupisce che, in questa fase, gli investitori possano avere maggiore prudenza. Per questo gli istituti bancari hanno chiesto di diminuire il rischio facendo scendere la quota azionaria di Metinvest, che ovviamente rappresenta l'anello più esposto vista la situazione in Ucraina.
Come? Partiamo dai numeri. Sui circa 2 miliardi di euro di coperture bancarie, 1,6 miliardi sono già stati deliberati e confermati. Restano da reperire 400 milioni di euro. Per colmare il gap, le banche ancora impegnate nel processo hanno richiesto una riduzione del fattore di rischio, rappresentata dalla discesa della quota di capitale azionario di Metinvest sotto il 50%.
La nuova struttura sarebbe quella di una compagine azionaria composta da tre soci. Una riduzione dell'impegno finanziario, del resto, non sarebbe vista come fumo negli occhi dalla multinazionale ucraina, alle prese con le difficoltà oggettive legate alla guerra.
Negli ultimi mesi lo stabilimento di Zaporizhzhia, che produceva quattro milioni di tonnellate in Ucraina, è stato più volte bombardato ed è stato costretto a fermare la produzione. In contemporanea, il Mar Nero è praticamente bloccato e, di conseguenza, è pressoché paralizzato il traffico delle navi che trasportano minerale. Insomma, ben venga il terzo socio. Ma come?
3. Tre strade per un partner
La ricerca del terzo socio per il progetto di Piombino sta entrando nella fase decisiva. Quella della scelta.
Ecco: se si trattasse di un bando pubblico, si potrebbe dire che il rischio di una gara deserta non sussiste. Il gruppo Metinvest Adria avrebbe già incassato l'interesse di quattro-cinque grandi gruppi industriali internazionali, mentre si attende in questa fase il concretizzarsi degli interessi da parte di fondi finanziari.
Del resto, è proprio sulla tipologia di partecipazione che si gioca la partita. Con gli eventuali partner industriali, la difficoltà maggiore sarebbe trovare un equilibrio all'interno della compagine azionaria: non è escluso che i potenziali partner tendano ad abbassare in maniera più energica la quota di Metinvest, puntando ad assumere il timone dell'intervento. La strada del fondo finanziario sarebbe quella preferita dal gruppo italo-ucraino, ma su questo fronte devono ancora materializzarsi interessi concreti.
La terza ipotesi sondata consiste nell'ingresso di una cordata di aziende “complementari” e interessate a investire sul progetto, che contribuirebbero con partecipazioni “pro-capite” intorno ai 50 milioni di euro a ridurre del 30-40% la quota di Metinvest, oggi indicata in circa 700 milioni su un investimento complessivo di 1,2 miliardi di euro. Insomma, le possibilità di scelta ci sono. A fine settembre saranno raccolte tutte le diverse manifestazioni di interesse e il gruppo italo-ucraino deciderà cosa fare. Al momento, tutti gli scenari sono aperti.
4. L'ombra di Taranto
Sta facendo discutere in questi giorni, e preoccupa, l'interessamento di una cordata composta dai principali produttori d'acciaio italiani, sotto l'egida di Federacciai, per l'operazione di salvataggio dell'ex Ilva di Taranto.
Il timore di alcuni addetti ai lavori, indipendentemente dalla qualità del progetto industriale per lo stabilimento pugliese, riguarda le ripercussioni che questa operazione potrebbe avere su Piombino.
Insomma, il timore è che l'interesse su Taranto possa in qualche modo ostacolare Piombino. Una sensazione rinvigorita dalle numerose prese di posizione di Federacciai che, negli ultimi anni, ha sempre guardato con forte scetticismo ai progetti di rilancio industriale del polo siderurgico piombinese con l'ingresso di gruppi internazionali.
In realtà, se è vero che la cordata “nazionale” è composta da potenziali competitor di Piombino, è altrettanto vero che tra le aziende figurano gruppi che vedrebbero di buon occhio la ripresa del polo cittadino, compresa la stessa Danieli, titolare del Digital Green Steel.
Insomma: attenzione alta, ma niente panico.
5. I commissari più attesi
3 luglio. Il ministro Adolfo Urso annuncia a Piombino la nomina di due commissari per il rilancio del polo siderurgico: Francesco Ferrari commissario al progetto Metinvest, Eugenio Giani commissario alle infrastrutture che al polo siderurgico sono strettamente collegate.
Sono passati due mesi e le nomine non si sono concretizzate. Il segnale, certo, non è incoraggiante. Anche perché i commissari avrebbero il compito di accelerare le procedure e scongiurare la selva di slittamenti e ritardi. Alla luce di quanto sta accadendo, tuttavia, la nomina dei commissari non pare la priorità, vista la situazione in rapida evoluzione sul fronte societario. Insomma, prima Metinvest deve decidere se e come andare avanti con il progetto. Torniamo al 20 ottobre, dunque: la matita rossa ha segnato la linea del traguardo. O, si spera, di una nuova partenza.
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