Il Tirreno

Il caso

Gattarossa, il Tar respinge il ricorso: dopo 4 anni decadenza confermata

di Matteo Scardigli
Gattarossa, il Tar respinge il ricorso: dopo 4 anni decadenza confermata<br>

La storica (ormai ex) titolare Giovanna Gianna Manneschi deve pagare il Comune

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Piombino Decadenza di concessione, risoluzione della convenzione oltre che cessazione dell’attività per la vendita dei generi alimentari. Nel 2022 finisce così, dopo oltre un decennio di attività, la storia del Gattarossa. Con la promessa della titolare Giovanna Gianna Manneschi di fare ricorso al Tar. Ricorso respinto giovedì dal tribunale amministrativo regionale.

Manneschi ottiene l’affidamento a fine luglio 2008 (non mancano contestazioni per la realizzazione del chiosco di legno sul piazzale sopra Calamoresca) e inaugura la struttura a fine gennaio dell’anno seguente. Nell’estate 2010 il Gattarossa viene scelto dall’Orto creativo urbano come sede per il festival “Tra cielo e mare”. Se ne innamora a prima vista Jill Hennessy, star della tv Usa, protagonista lì di un aperitivo musicale nel 2011, e una stagione dopo l’altra calcano quelle assi artisti come Rob Affuso, Neal Casal, Joel Rafael, Mark Olson, Gregg Trooper, Catherine Mclellan, Joe D’Urso, Sarah Lee Guthrie, Terry Allen e Andrea Parodi Pomodori Music.

Il 31 luglio 2018 l’affidamento viene rinnovato per dieci anni, ma il 10 ottobre 2022 il Comune determina la sospensione temporanea dell’attività del chiosco per sette mesi, questione di messa in sicurezza della falesia: l’avvio del cantiere è previsto a partire dal 24 ottobre (non sarà così). A settembre il preavviso di risoluzione del contratto dell’affittuario e l’avvio dell’iter. La ghigliottina cala il 21 novembre.

Alla titolare viene contestata una serie di inadempienze: a corredo una nota della guardia di finanza per irregolarità in materia di concessioni pubbliche, tra le notifiche cambiamenti a livello societario al registro delle imprese; e non avrebbe compiuto i necessari controlli nei confronti del gestore. Manneschi si dice esterrefatta: racconta che a luglio dell’anno prima aveva incontrato il sindaco Francesco Ferrari, il quale aveva interpellato l’affittuario e sollevato problemi per il giorno di chiusura del mercoledì, perché nel locale non c’era il wi-fi e perché non esisteva più quanto previsto dal bando per l’affitto delle biciclette.

Lei spiega che con le precedenti amministrazioni aveva concordato di ridurre il secondo chiosco, quello adibito a magazzino bici, proprio per ricavare lo spazio utile per i servizi pubblici poi realizzati (a sue spese), anche perché – sostiene – il progetto si era rivelato subito un’idea non valida: i mezzi venivano rotti o sparivano dalla disponibilità dei bagnanti che li usavano per andare al mare a Fosso alle Canne, dove non c’era posto dove lasciarli. Inoltre non era mai stato attivato il bus elettrico, la navetta di cui si dovevano vendere i biglietti. Rappresentata e difesa dall'avvocato Ettore Nesi, assicura che darà battaglia al municipio, rappresentato e difeso dall'avvocata Cecilia Bertolini.

A febbraio 2023 il Tar, riconoscendo legittima la decisione del Comune di dichiarare la decadenza della concessione sulla base dell’infondatezza del ricorso visto che il soggetto concessionario era stato cancellato dal registro delle imprese facendo venir meno il requisito necessario per il mantenimento del titolo concessorio, respinge la richiesta di sospensiva. Si va al dibattimento.

Bisogna aspettare il 2024 perché a Calamoresca, finiti i lavori, torni almeno un punto ristoro. Quelli seguenti sono i mesi delle contestazioni sollevate da Partito democratico e Piombino Domani all’indirizzo della giunta, ritenuta responsabile di aver abbandonato l’area al degrado. A ottobre 2025 l’ex locale rimane nel cono d’ombra del progetto di riqualificazione del piazzale soprastante (investimento da 360mila euro, cantiere da 112 giorni). Per vedere le ruspe bisogna attendere aprile di quest’anno (e maggio per le contestazioni per l’intervento temporaneamente fermo).

L’udienza pubblica al tribunale amministrativo regionale si celebra il 9 giugno e giovedì i giudici si pronunciano infine una seconda volta, questa volta sulla richiesta di annullamento della determina di revoca della concessione. La titolare ritiene che il Comune si sarebbe limitato a richiamare in modo generico l’articolo 6 della convenzione, ed evidenzia contraddittorietà tra rinnovo e revoca della concessione; e sostiene che il provvedimento sia illogico dato che al momento del rinnovo il soggetto titolare di fatto non esiste più per cessazione e cancellazione dell’impresa individuale e della società, e che sia stato in realtà una sanzione in relazione alle violazioni di natura fiscale, lavoristica e di legislazione sociale contestate al gestore dalle Fiamme gialle.

Per la camera di consiglio, però, il ricorso nel suo complesso è infondato e deve quindi essere respinto; e condanna la ricorrente alle spese di lite in favore del municipio, che liquida in 3.000 euro oltre spese, imposte e oneri accessori di legge. Manneschi ha facoltà di rivolgersi al Consiglio di Stato.

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