Elba, l’ultimo falegname lascia Rio Marina: dopo 77 anni Mazzei cambia casa
L’attività, fondata dal maestro d’ascia Giuseppe, è in paese dal 1948. Nel 1968 gli succede il figlio, che ora si trasferisce a Cala Seregola
RIO MARINA. Dopo 77 anni di permanenza ai Voltoni, la falegnameria Mazzei, l’unica bottega che era rimasta in paese, cambia sede. Esce dal centro storico e si sistema in un manufatto a Cala Seregola, qualche chilometro da Rio Marina, in direzione del Cavo. «Sia chiara una cosa – esordisce Giorgio Mazzei, 68 anni, figlio del maestro d’ascia Giuseppe, il primo ad avviare l’attività di falegname ai Voltoni nel 1949 –. Nessuno e in particolare i Delegati di spiaggia mi hanno dato l’ingiunzione di liberare il magazzino e trovarmi un’altra sistemazione. Sono stato io a prendere una tale decisione». In verità, in precedenza si erano verificate particolari circostanze che lo hanno indotto a lasciare la storica ubicazione. Giorgio non lo ammetterà mai, ma si erano creati i presupposti perché l’ “ultimo falegname di Rio” si spostasse altrove. A cominciare dalla richiesta del nuovo affitto dei locali passato a 350 euro mensili e alla Tari che ha raggiunto quota 500 euro, senza poi contare le spese per sostenere dignitosamente l’attività.
«Prendo di pensione 810 euro mensili – puntualizza –. Le entrate sono diminuite sensibilmente. Oggi non si costruiscono più barche in legno e fasciame. Richiedono procedure troppo dispendiose e poi una periodica e sistematica manutenzione dilazionata nel tempo. Una serie di fattori che hanno indotto i clienti a optare altre soluzioni più pratiche e anche più economiche». Non più un prodotto personalizzato ma standardizzato. Ecco che si è preferito acquistare gommoni e imbarcazioni di plastica. E così l’officina del maestro d’ascia si è vista a fare i conti con una sensibile diminuzione di richieste, riducendo l’attività ai soli interventi di ripristino e conservazione dell’usato.
Va però ascritto a merito di Giuseppe Mazzei l’epopea dell’armo “Rio Marina” numero 7. Ci stiamo riferendo al “Palio Remiero dei 10 Remi”, la competizione storica di voga che si svolgeva ogni estate nelle acque dell’Isola d’Elba agli inizi degli anni Sessanta. Queste regate remiere furono promosse dall’Ente Valorizzazione dell’Elba, in stretta collaborazione con i Comuni isolani, venendo incontro alle tradizioni ben radicate nella comunità elbana. Si corse per decenni e il Palio rappresentò uno degli appuntamenti più appassionanti e seguiti dagli appassionati di mare e tradizione perché univa sport, folklore e rivalità locali. Cosa c’entra il Palio con il falegname Giuseppe Mazzei? Nelle prime edizioni i giovanotti riesi, pur essendo dotati fisicamente e resistenti alla fatica del remo, non riuscivano quasi mai a entrare nel top della classifica. Si piazzavano onorevolmente, ma non andavano oltre. Fino a quando non intervenne mastro Giuseppe.
«All’epoca mio padre riuscì a farsi dare una cantina nei pressi della Torre dell’Orologio – racconta Giorgio – perché quella sotto i Voltoni non gli consentiva per lo spazio limitato eseguire tutte le operazioni previste per portare a termine l’opera di creare una barca leggera e slanciata. Alla fine, costruì un prototipo di 8 metri e 20 centimetri, che risultò indovinato, perché a partire da quell'anno in poi non c’era competizione organizzata via via nei vari paesi in riva al mare dell’Elba che Rio Marina non si aggiudicasse. Mi ricordo che quando i rematori rientravano in paese venivano portati in trionfo sugli Spiazzi, insieme con la mitica barca, con il numero 7 e i colori azzurro-bianco. Vedendo così tanto entusiasmo, penso che fu in questo periodo che, appena diplomato all’Iti di Piombino, presi la decisione di seguire le orme paterne e diventare falegname. Non ho mai esercitato la professione di perito industriale, ma accolsi l’eredità di mio padre. In quel periodo arrivavamo a costruire anche quattro barche all’anno». Forse fu anche per questo straordinario dominio di Rio Marina, che il Palio remiero non si corse più. Gli altri armi si ritirarono dalla competizione.
«Mi dicono i Delegati di spiaggia – continua Giorgio – che posso rimanere a patto di seguire alcune indicazioni». Quali? Togliere il materiale esterno, non lasciare fuori i cavalletti, né porte, finestre e persiane appena completate. Nessun assembramento di persone e pensionati all’esterno della bottega. «Non ho più l’età – conclude Giorgio – per imbarcarmi in una lotta per far valere le mie ragioni. Preferisco alzare bandiera bianca e andare altrove».
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