Alessia, l’archeologa di Piombino che va a caccia di ossa a Valencia: «Così scopro le malattie delle antiche civiltà»
La ricercatrice studia le tombe della città spagnola: «In città sono vicepresidente di Microcosmo, facciamo conoscere la storia locale grazie ai volontari»
PIOMBINO. È piombinese l’archeologa che studia le necropoli spagnole. La ricercatrice Alessia Larini, che oggi compie 40 anni, analizza le caratteristiche dei resti delle ossa che si trovano tra le tombe antiche. Ed è anche l’autrice della tesi di dottorato intitolata “Bioarcheologia delle necropoli islamiche della Vall d’Albaida”, incentrata sull’analisi di 82 individui rinvenuti in contesti funerari islamici, denominati “Colata”, nella Comunità Valenciana. E oggi la piombinese è conosciuta in tutta la comunità, grazie alla pubblicazione di due articoli di giornale, sui suoi studi, pubblicati sul quotidiano spagnolo “Levante - El mercantil valenciano”, curati dal giornalista José Luis G. Llagües.
«Sono innamorata della Comunità Valenciana», si presenta al Tirreno la studiosa. Che poi si racconta. «Mi occupo di indagare i resti scheletrici. Quando ho un individuo davanti lavo le ossa e, una volta asciutte, inizio lo studio», spiega il suo lavoro la ricercatrice. Lunghezza delle ossa, forma del cranio, inserzioni muscolari: queste le dimensioni tra le quali la studiosa fa ricerca. «Tramite le ossa si possono anche osservare determinate patologie. Quelle degenerative o tumorali o le fratture, solo per citarne alcune. Il mio lavoro consiste nell’analizzare tutte queste evidenze e capire l’andamento delle patologie all’interno della popolazione in esame – illustra –. E i profili di paleodieta ci permettono di intendere il tipo di dieta e di economia connessi a queste popolazioni». Le ossa possono raccontare molto degli individui del passato: «Applicando uno studio antropologico, paleopatologico, cioè delle malattie antiche, e i profili di paleodieta, riusciamo ad avere un quadro più ampio riguardo alla popolazione esaminata», dice la studiosa.
Quella di Larini non è la classica storia di chi ha un percorso di studi lineare. Dopo aver preso il diploma, «non ho intrapreso subito il percorso universitario – racconta –. A 18 anni non avevo grandi ambizioni. Ho fatto una stagione al Bliss, un locale che c’era a Piombino venti anni fa, e poi sono partita per le Canarie, a lavorare. E tornata in Italia, sono andata a lavorare all’Elba».
Ma Alessia non aveva mai abbandonato l’idea di proseguire il suo percorso di studi: «Mi sono rimessa a studiare a 22 anni, mi sentivo particolarmente vecchia – continua –. Ma ho trovato diverse persone più grandi di me nei vari corsi universitari. Trovavo fantastico che anche chi avesse dei figli si rimettesse in gioco studiando». Gli studi non l’hanno portata solo in Spagna: «Dopo la laurea specialistica sono stata anche in Perù, per fare degli studi anche là, e degli scavi nell’Amazzonia peruviana», evidenzia l’esperienza.
Oggi la vita di Alessia di divide tra Piombino e la penisola iberica. «Ho già programmato la mia prossima visita in Spagna, che durerà un mese e mezzo – spiega –. Studierò i resti di due necropoli. Quella di Calle San Vicente a Valencia, e un’altra situata a Jalance».
La studiosa sogna di continuare a studiare nell’ambito dell’archeologia. E non esclude di fare ricerca anche nella Val di Cornia. «Io a Piombino sto bene, ma sarei contenta di trovare un impiego nel settore in Spagna – dice –. Ma se mi capitasse l’occasione per rimanere a Piombino, la valuterei». Intanto, a Piombino continua il suo impegno per l’associazione Microcosmo, che si occupa della gestione del Parco Punta Falcone. «Con l’associazione raccontiamo la storia locale – conclude –. Se torno spesso a Piombino è anche perché Microcosmo mi ha fatto diventare sempre più curiosa. Ringrazio tutti i volontari che ne fanno parte».
