Salvate dalle burrasche oltre 300 uova di tartaruga marina
A Rimigliano e Carbonifera allestite due nursery
SAN VINCENZO. Traslochi eccezionali, fatti di sabbia, retine e mani esperte, per proteggere la vita che cresce sotto terra. Oltre 300 le uova di Caretta caretta messe al sicuro nella nursery allestita a Rimigliano (più quelle spostato da Carlappiano a Carbonifera).
Le mareggiate delle ultime ore hanno reso troppo rischioso lasciare i nidi nei punti di deposizione originari. Fa il punto della situazione Luana Papetti, alla guida del team di tartAmare (operatori qualificati affiancati dai volontari Wwf Livorno): «A Rimigliano, dove nel 2018 c’è stata la prima nidificazione spontanea, prima in Toscana, quest’anno nessuna tartaruga ha scelto di deporre in autonomia ma proprio lì abbiamo già traslocato tre nidi – spiega – Uno arriva da Santa Lucia (Rosignano) dove la Caretta caretta continua a deporre ostinatamente pure se l’area non offre condizioni ottimali. Altri due provengono dalla situazione particolare dallo stabilimento Delfino di San Vincenzo». Lì le tartarughe hanno deposto le uova con pochissimo spazio disponibile, forte inquinamento luminoso e pressione quotidiana di bagnanti. «Nidi troppo vicini al mare – aggiunge Papetti — e non c’era modo di arretrarli. Così li abbiamo spostati nella nursery di Rimigliano, che ha già dimostrato negli anni di avere le sabbie e le temperature ideali per l’incubazione. Parliamo di circa 122 uova da Santa Lucia, 117 dal primo nido del Delfino e un’altra novantina dal secondo».
Altro nido a sorpresa, in Costa Est, a Carlappiano (Piombino). Alessandro Cosimi, che stava perlustrando la spiaggia con il metal detector, si è trovato davanti una tartaruga che, nel cuore della notte, deponeva le uova. «Pure in questo caso — prosegue Papetti — la tartaruga era troppo vicina alla battigia e con la mareggiata in arrivo non c’era tempo da perdere. Così abbiamo traslocato il nido a Carbonifera, vicino alla Sterpaia, area dove due anni fa c’è stato un bellissimo successo di schiusa. Era la duna la più adatta e la più vicina».
Il progetto di monitoraggio e tutela, coordinato da tartAmare, si avvale del supporto di università, centri di ricerca, dei Comuni coinvolti. «Funziona tutto in modo eccezionale – sottolinea Papetti — siamo un gruppo quasi unico nel nostro genere, con il Wwf Livorno e i volontari che sanno già chi fa cosa. Macchina rodata che ci permette di intervenire in tempi strettissimi».
Ora si attende solo l’avvio del monitoraggio delle temperature dei nidi, che inizierà sabato prossimo. Poi circa cinquanta giorni di attesa, vissuti col fiato sospeso pure per le prossime burrasche. «A Rimigliano – conclude Papetti – nonostante i nidi siano stati collocati a 20-25 metri dalla battigia, il mare è arrivato vicinissimo...». Intanto i Comuni competenti si sono occupati di recintare le aree. Insomma un’altra estate di grandi speranze e preoccupazioni, con il sogno, tra un paio di mesi, di assistere di nuovo alla corsa delle baby tartarughe verso il mare.