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L’allarme

Elba, si produce l’alcol in cella e gli agenti lo scoprono: lui dà fuoco a tutto

Elba, si produce l’alcol in cella e gli agenti lo scoprono: lui dà fuoco a tutto

Celle a fuoco, un tentato suicidio e tre agenti feriti: tutto in un giorno al carcere di Porto Azzurro

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PORTO AZZURRO. Atti di violenza nei confronti della polizia penitenziaria nel carcere di Porto Azzurro nella giornata di lunedì 2 dicembre. La denuncia è dei sindacato Uilpa e Sappe, che lanciano l’allarme sulla sicurezza nell’istituto penitenziario.

La nota di Uilpa

«Tutto è partito da un detenuto straniero a cui era stata sequestrata un’ingente quantità di sostanza alcolica, che aveva prodotto artigianalmente - spiegano da Uilpa - Evidentemente, l’intervento della Polizia penitenziaria ha rovinato la "festa" e di tutta risposta il detentore dell’alcol ha dapprima danneggiato le suppellettili per scagliarle fuori dalla stanza di pernottamento con l’intento di ferire qualcuno, poi ha smontato il letto e le parti in ferro ricavate e le ha usate per frantumare i lastroni della finestra, successivamente ha divelto un termosifone allagando l’intero reparto. Ma non è finita qui. L’ira ormai ingestibile ha portato il detenuto in questione ad appiccare un fuoco nella propria stanza e nel momento in cui il personale lo stava portando in salvo, ha approfittato dell’occasione per colpire in pieno viso e mordergli un braccio un agente, ferendolo in maniera preoccupante. I due colleghi intervenuti in soccorso del primo ferito, hanno tentato di bloccare l’assalitore, ma egli, furioso inverosimilmente, li ha aggrediti con calci e pugni». Era solo una parte di quanto accaduto.

La ricostruzione

«Da lì a poco, dopo le prime cure mediche ricevute dal personale malcapitato, a causa dell’accaduto nella sezione attigua un gruppo di detenuti di origini italiane ha inscenato una sorta di protesta con danneggiamenti delle stanze che occupavano - aggiungono da Uilpa - A distanza di una mezz’ora un altro detenuto straniero si è procurato delle ferite da taglio e ha tentato di suicidarsi per impiccamento, poi ha dato alle fiamme il materasso del letto. I fumi di combustione hanno invaso velocemente l’intera sezione, interessando anche i locali adibiti ad infermeria. Il personale sanitario, insieme con gli operatori penitenziari, ha dovuto evacuare rapidamente gli ambulatori per non rimanere vittima di intossicazione».

Il sindacato ricorda come neanche un mesa fa «abbiamo dovuto denunciare le condizioni di lavoro di tutti gli operatori penitenziari della casa di reclusione di Porto Azzurro, sottolineando che la struttura penitenziaria elbana non è idonea a ospitare persone detenute aventi pene residue o condanne inferiori a cinque anni o quelle affette da disturbi psichiatrici certificati, e che vanno scelte tra quelle che aderiscono alle offerte lavorative su cui lo Stato investe somme importanti di denaro pubblico. Portare alla rovina la casa di reclusione insulare, che una volta era il fiore all’occhiello dell’amministrazione penitenziaria in termini di recupero e reinserimento nella società delle persone private della libertà, è un fallimento sociale».

L’allarme del Sappe

Anche il sindacato Sappe interviene in merito a quanto accaduto. «Da tempo denunciamo la gravità degli eventi critici che si verificano all’interno della struttura della casa di reclusione di Porto Azzurro. L’ultimo episodio, avvenuto il primo dicembre, solo perché gli agenti stavano facendo il proprio dovere istituzionale controllando chi producesse in modo artigianale la grappa, ha visto tre di loro costretti a ricorrere alle cure del nosocomio cittadino di Portoferraio», spiega il sindacalista. «Ancora una volta - denuncia - la causa di tali episodi è da attribuire ad alcuni detenuti poco inclini al rispetto delle regole di un Istituto Penitenziario. In gran parte stranieri con problemi di tossicodipendenza e disturbi psichiatrici, non dovrebbero, a nostro modesto parere, essere assegnati alla struttura di Porto Azzurro. L’istituto, infatti, non dispone delle risorse né delle condizioni adeguate a gestirli. Non di rado, questi detenuti vengono sorpresi a produrre alcolici artigianali nelle proprie stanze o coinvolti in altri comportamenti illeciti. Quando scoperti, reagiscono con aggressioni al personale e atti vandalici, causando danneggiamenti alla struttura, distruzione di suppellettili e incendi degli arredi». 

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