Il Tirreno

Territorio a rischio

«Non c’è rabbia ma tanta paura» Cafaggio, parlano gli alluvionati

di Manolo Morandini
L’incontro pubblico nella sala del centro civico di Cafaggi
L’incontro pubblico nella sala del centro civico di Cafaggi

Il 1º incontro pubblico tra Comune e i cittadini dopo l’alluvione del 17 ottobre. Restano delle criticità da risolvere: alcuni ponti sono ancora ostruiti

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CAMPIGLIA. Meno di due mesi dalla notte del 17 ottobre. Qui Cafaggio, prima assemblea pubblica sull’alluvione che ha sconvolto larga parte del territorio del Comune di Campiglia Marittima. In meno di tre ore sono caduti 150 millimetri di pioggia, una quantità superiore alla media di un mese intero. In tanti sono finiti sott’acqua. Zone intere progressivamente allagate, lo schiaffo di fango con l’argine del fiume Cornia che cede in più punti e l’acqua che sommerge campi agricoli, terreni privati, attività commerciali e artigianali, scantinati e abitazioni al piano terreno. Alle Banditelle e agli Affitti, località rurali fuori dal centro abitato di Venturina, si formano dei laghi. Cafaggio è spazzata da un fiume d’acqua. E qui si torna a riavvolgere il nastro per fare il punto su quel che è stato fatto e quel che resta a fronte dell’emergenza, ma anche di come attrezzare il territorio perché non accada più. Il tutto in un’affollata sala del centro civico dove non manca qualche scintilla.

Vallo a spiegare a chi con la memoria torna indietro al 1983. «In 40 anni l’argine del rio Merdancio ha rotto per sette volte e sempre nello stesso punto. Tutte le volte l’acqua ha invaso la proprietà della mia famiglia. E tutte le volte non è accaduto che siamo stati alluvionati perché ha esondato il rio, ma perché l’argine non ha tenuto». Se ci sono delle assenze al tavolo dove siede la sindaca Alberta Ticciati sono quelle dei tecnici di Provincia e Consorzio di bonifica. Entrambe assenze giustificate, dice la sindaca, ma chi siede in sala non manca di far notare che le risposte che si attendono avrebbero dovute darle proprio gli assenti.

Un esempio? A monte di Cafaggio «ci sono due ponti comunali che sono sotto dimensionati. I problemi per l’abitato vengono sempre da lì e poi c’è il tratto che si restringe in corrispondenza della sottostazione Enel a creare guai». Ed ancora «il tratto tombato della fossa di Citerna è un’altra delle cause degli allagamenti. La stessa cosa è accaduta nel 2005 e i problemi che abbiamo sono gli stessi di allora». C’è qualche scintilla ma considerato che le ferite di quella notte sono ancora tutte aperte è un incontro in cui il confronto si mantiene civile. «Non siamo arrabbiati ma impauriti», dice una signora dalla sala. Ed ancora: «Vogliamo poter stare tranquilli, ma se un argine si rompe sempre nello stesso punto credo che ci sia un problema perché lì il rio non ha mai esondato e l’acqua ci arriva per la rottura dell’argine».

Il convitato di pietra è il Consorzio di bonifica. «Ci sono delle criticità che gli segnaliamo da almeno trent’anni». Altro caso sono le criticità del fosso Diavolo, qui ci sono i tre ponti che non sono adeguati alla portata e andranno modificati. L’intervento sarebbe allo studio del Consorzio di bonifica. C’è poi la questione Banditelle: «Il fosso Acquaviva non ha esondato, a non reggere sono stati i tratti in corrispondenza di tre ponti che hanno una sezione ridotta e non hanno permesso all’acqua di defluire. Già nel 2014 avevamo fatto presente la criticità alla Provincia».

In apertura dell’incontro è la sindaca a dare il quadro dello stato dell’arte. «È stato riconosciuto lo stato di emergenza nazionale con una dotazione per i territorio della Toscana che sono stato colpiti dal maltempo di 9, 7 milioni di euro – afferma – , ma siamo in attesa che vi sia una notifica ufficiale con l’indicazione delle risorse assegnate al nostro Comune. Insomma manca l’ufficialità e con questa arriveranno anche i moduli per presentare le richieste danni, che sicuramente vanno documentati con foto, fatture e scontrini delle spese sostenute per certificare la perdita di valore subita». E sottolinea: «Difficilmente le cifre che ci verranno assegnate copriranno i danni del pubblico e del privato».

A fronte degli interventi di somma urgenza il Comune ha sostenuto spese per 600mila euro, il Consorzio di bonifica per circa un milione. Due dati che restituiscono il carico dei lavori. Ad oggi resta chiuso al transito un tratto della provinciale Via di San Vincenzo. Altro numero: tra il Cornia e i rii Tardò e Merdancio si sono verificate 12 rotture degli argini.

«Il Comune si è attivato con Asa e l’Autorità idrica Toscana per ottenere agevolazioni e abbattimenti delle bollette per chi ha dovuto utilizzare l’acqua per pulire le proprietà dal fango – spiega Ticciati – . Sulla scorta dello stato di emergenza nazionale il presidente dell’Ait ci ha dato la sua disponibilità ma ancora non è chiaro la misura dell’abbattimento o della sospensione. Abbiamo chiesto anche al Gse che intervenga sui fornitori di energia elettrica perché ci sono stati dei consumi straordinari per pompare via l’acqua, ma qui non abbiamo ricevuto ancora nessuna risposta».

Al di là delle divisioni su come sia nato l’incontro, con la rivendicazione rispetto all’amministrazione comunale della primogenitura da parte di Matteo Tortolini (La Svolta) e Alessio Albertoni (Cambiamo Futuro) , si replica il 9 dicembre alle ore 21 alla saletta comunale La Pira a Venturina. E la sindaca assicura che sarà presente anche la parte tecnica al tavolo.

«L’obiettivo prioritario è quello di risolvere le criticità sul territorio e per questo abbiamo preso l’impegno di attivare un tavolo a cui siano presenti Consorzio di bonifica, provincia, Genio civile e Regione per fare una riflessione sulla gestione del reticolo minore, compresa la situazione delle infrastrutture fognarie. Da lì nell’arco dei primi mesi del 2025 contiamo di partire con interventi da attuare seguendo un ordine di priorità dettato dall’urgenza per la sicurezza idraulica».

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