Morto schiacciato sulla nave per l’Elba, a processo gli ex vertici Blu Navy
L’elettricista stava riparando l’ascensore sull’Acciarello
PORTOFERRAIO. Sei persone sono a processo per omicidio colposo per la morte di Matteo Arena, l’elettricista messinese di 45 anni il 24 luglio del 2016 rimasto schiacciato mentre stava lavorando su un ascensore dell’Acciarello, il traghetto della compagnia di navigazione elbana Blu Navy in servizio fra Piombino e Portoferraio. Gli imputati sono l’allora presidente del consiglio di amministrazione della società, l’ottantunenne genovese Luigi Negri, il consigliere all’epoca delegato alla sicurezza sul lavoro Gianluca Morace, l’ex amministratore delegato Francesco Lorenzo Ricci, Paolo Felice (nell’estate nel 2016 comandante della nave), Giovanni Sergi (di turno come direttore di macchina e, a bordo, individuato come responsabile della sicurezza) e Giuseppe Bobbio, legale rappresentante dell’azienda che si era occupata dell’installazione, e individuata anche per la manutenzione, dell’elevatore. Davanti alla giudice Martina Graziani, con la pubblico ministero che è Antonella Tenerani, tutti dovranno rispondere della stessa accusa: omicidio colposo.
La tragedia
Il dramma è avvenuto mentre il traghetto, in procinto per partire verso Portoferraio, era fermo sulla banchina a Piombino. Molo 8, ore 7,15. Quel giorno, come per tutta l’estate, la nave avrebbe dovuto effettuare cinque corse fra la terraferma e l’Elba. L’ascensore, utilizzato anche per far salire i disabili dal garage al salone, aveva dei problemi e per questo motivo era stato provvisoriamente disattivato. L'intervento della ditta incaricata era previsto per l’indomani, come ricostruito dagli inquirenti, ma a bordo si è deciso comunque di intervenire prima. E sul tetto di quell’elevatore Arena, imbarcato sulla Blu Navy da appena due giorni, ha perso la vita. L’elettricista stava lavorando insieme a un collega che si trovava accanto al quadro elettrico: il quarantacinquenne sarebbe salito in cima alla cabina, avrebbe dovuto lavorare in sicurezza, ma purtroppo è rimasto schiacciato. I difensori degli imputati – gli avvocati Elisabetta Barone (per Felice e Sergi), Luca Romano (per Morace), Pietro Serracchieri (per Ricci), Paola Alba (per Negri) e Vincenzo Marino e Leonardo Biagi (per Bobbio) – ritengono che l’elettricista non avrebbe dovuto svolgere quel lavoro, ma attendere l’intervento della ditta specializzata previsto nelle 24 ore successive.
La testimonianza
Nel corso dell’ultima udienza, che si è celebrata negli scorsi giorni nell’aula d’assise del tribunale livornese di via Falcone e Borsellino, è stato ascoltato l’imprenditore genovese Luigi Negri, originario di Sassari (in Sardegna) e all’epoca dei fatti presidente del consiglio di amministrazione della compagnia marittima isolana. «Io, ogni 15 giorni – le sue parole – mi occupavo degli aspetti commerciali della società, informandomi se le cose andavano bene e di quanti passeggeri stavamo trasportando. Io sono un imprenditore, abbiamo varie aziende, alcune le abbiamo vendute, lavoro a Genova e questa nave è in linea fra Piombino e Portoferraio. In questo caso il vero datore di lavoro era Morace, che si occupava anche degli aspetti legati alla sicurezza sul lavoro: è probabile che lui abbia nominato il direttore di macchina come responsabile della sicurezza, in quanto persona più idonea». Secondo Negri «a bordo l’installazione dell’ascensore non sarebbe stata obbligatoria, in quanto noi non svolgevamo un servizio di continuità territoriale e non avevamo l’obbligo di trasportare le persone disabili, ma abbiamo ritenuto di dotarcene perché abbiamo pensato che rappresentasse per i passeggeri un “plus” importante».
Se l’ascensore subiva un malfunzionamento durante la navigazione, sono sempre le parole di Negri, «rimaneva fermo e non si utilizzava». «A bordo dell’Acciarello – ha poi concluso l’allora manager – c’erano 17 marittimi, tutti avevano la formazione tecnica a seconda delle loro funzioni e di questo aspetto se ne occupava la Caronte & Tourist, nostra socia, i più idonei a fornire la formazione del personale in quanto ne hanno molto sulle navi sullo Stretto di Messina. I marittimi li fornivano loro, poi erano assunti dalla Bn di Navigazione (è il nome della società della compagnia Blu Navy ndr)». A gennaio è prevista la prossima udienza del processo, durante la quale si punta alla chiusura dell’istruttoria, con la sentenza attesa per i mesi successivi.
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