Il Tirreno

Verso le elezioni

C’è il simbolo tricolore per Cambiamo Futuro Albertoni: «Candidato sindaco fuori dai partiti»

di Cecilia Cecchi
C’è il simbolo tricolore per Cambiamo Futuro Albertoni: «Candidato sindaco fuori dai partiti»

Slide e racconti su cosa non ha funzionato con la guida Ticciati e prime proposte di programma «No al nuovo parco eolico che comprometterà il territorio, impegno per una Sefi che faccia utili»

13 febbraio 2024
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VENTURINA. Domenica pomeriggio, piove forte, ma alla saletta “La Pira” le persone restano ad ascoltare in piedi anche all’ingresso. Alessio Albertoni, 49 anni, carabiniere in servizio alla stazione di Campiglia Marittima, presenta il simbolo della lista civica Cambiamo Futuro stampato in giallo sul tricolore. Romano, qui da 25 anni, «ho fatto trasferire i miei genitori, ho due bambine – spiega – . Faccio il carabiniere e mi costa tantissimo questo passo ma non potevo più stare a guardare. Sono candidato sindaco di questa lista civica apartitica – ci tiene a sottolineare spesso – perché qui i partiti non devono più decidere il buono e cattivo tempo: conta solo la buona amministrazione ». Tutto quel che dice Albertoni lo racconta pure con le slide di articoli di giornale o documenti. Così che spiega il perchè della lista e cosa nell’attuale amministrazione proprio non va. «La lista viene dal 2019 - dice -: per la prima volta i partiti si accorsero che il centrodestra avrebbe potuto vincere. La Lega era al 40%, ma inspiegabilmente invece di cercare nelle compagini interne si decise di proporre un candidato outsider Nicola Bertini. Ancora adesso quando mi capita di parlare di quella che è stata definita come “lista civetta” (quella di Marconi) cerco sempre di chiarire che si trattava della risposta allo sconforto del momento di veder bruciare un’opportunità di cambiamento con un candidato di Rifondazione, antitetico e con una squadra piena di diversità. Visto quanto poi è successo a San Vincenzo, dove Bertini è diventato assessore, e dove i cittadini sono insorti contro la giunta, ci dimostra come in questo caso la lista Marconi aveva visto giusto».

La cronistoria per il candidato sindaco è importante: «Girano tante leggende – aggiunge – che non mi piacciono, ci metto la faccia e sono per la verità. Non è così ad esempio il consiglio comunale, dove la maggioranza si racconta con tre righe di comunicato incomprensibile. Ecco, io assicuro una trasparenza continua. Registrazioni sempre disponibili online». Così “smantella” gli ultimi cinque anni della sindaca Ticciati, invitando a valutare quanti obiettivi promessi sono stati raggiunti.

«Discutibili le nomine degli assessori – ricorda – “sospese, come disse Ticciati , nell’attesa che a Piombino vincesse Tempestini”. Poi l’azzeramento dei socialisti. O quando Bernardini, pur consigliere di maggioranza Pd, a due anni dalla fine del mandato ha tentato di promuoversi come futuro candidato sindaco attaccando proprio la giunta? Ormai a fine mandato Ticciati di consiglieri ne ha persi altri. E di nuovo si aprono spiragli per un cambiamento. Tortolini? Un ottimo politico, ma già segretario Pd, assessore con Anselmi, consigliere provinciale e regionale sempre con il Pd. Adesso di Italia viva. Candidatura “virtuale”, ma dice che si presenterà presto. La nostra lista civica non si riconosce in queste scelte, nei partiti».

«E ci sono troppe cose importanti in ballo, come il Parco eolico che – dice – comprometterà la Val di Cornia con le sue 8 pale di 236 metri, cioè quattro volte la Torre di Pisa. A rischio ambiente il turismo; meno male che a Piombino c’è il sindaco Ferrari altrimenti un’amministrazione Pd avrebbe detto che servivano alla fabbrica e sarebbe già tutto passato come storicamente successo. Le osservazioni? Sono l’unico cittadino che l’ha fatta, nel periodo di Natale, oltre a un’associazione avifaunistica di Roma su mia richiesta e insieme al Comune di Piombino. La nota di tre righe da Campiglia, irrisoria».

E si torna al programma elettorale di Ticciati nel 2019, smontato pezzo per pezzo: dalla piscina «che non c’è» fino alla Sefi. «Ne sono state fatte troppe – dice ancora Albertoni – quando dev’essere un’azienda comunale che produce utili. Gli estremi ci sono. Basti pensare alle reali potenzialità del Museo della civiltà del lavoro insieme alla miniera del temperino».

In platea non manca chi teme che più liste in opposizione a Ticciati portino alla sua rielezione. «Pensate cos’è successo a Piombino con l’elezione di Ferrari – richiama il candidato sindaco – di idee ne abbiamo tante, c’è molto da fare, e le presenteremo. Ci sarà tempo. Mi dichiaro apartitico. Noi ci siamo. I cittadini decideranno. Io sono qui per vincere». 
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