Il Tirreno

Tribunale

Botte all’ex moglie, condannato a cinque anni: «Picchiata con una cintura e pure con l’aspirapolvere»

di Stefano Taglione

	Due guardie giurate fuori dal tribunale di Livorno (foto d'archivio)
Due guardie giurate fuori dal tribunale di Livorno (foto d'archivio)

Campiglia Marittima: l’uomo, 50 anni, ritenuto colpevole dei maltrattamenti. Il tribunale ha aumentato la pena richiesta dal pubblico ministero

10 dicembre 2023
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CAMPIGLIA MARITTIMA. È stato condannato a cinque anni di reclusione per aver maltrattato l’ex moglie, picchiandola - secondo l’accusa - anche in bagno con una cintura (anche se lui sostiene che è stato un incidente) e con un aspirapolvere. Una pena superiore alla richiesta della procura - e 20.000 euro da pagare come provvisionale, 10.000 all’ex convivente e 5.000 ciascuno alle figlie - quella decisa per un cinquantenne residente nel comune di Campiglia Marittima, che era stato denunciato dall’ex consorte dopo le botte avvenute - sempre secondo la ricostruzione di quest’ultima - anche davanti alle figlie. «Il reato - ha spiegato in aula, durante la requisitoria, la pubblico ministero del tribunale di Livorno Sabrina Carmazzi - è pienamente provato e l’imputato, è evidente, era abituato a usare la violenza quando qualcuno, a suo avviso, faceva qualcosa contro di lui. I maltrattamenti risultano compiuti anche alla presenza delle figlie minori. Una di loro, la più grande, durante le udienze ha detto di averlo sentito urlare». 

La sentenza al collegio del tribunale labronico - presidente Gianfranco Petralia, a latere le giudici Rosa Raffaelli (relatrice) e Roberta Vicari - ha aumentato di sei mesi la richiesta della pm, che per il cinquantenne - Il Tirreno ne omette l’identità per proteggere la moglie vittima di violenza di genere - aveva chiesto quattro anni e mezzo di reclusione. Il reato, quello di maltrattamenti in famiglia, «è in continuazione» - così recita la sentenza, le cui motivazioni arriveranno fra meno di 90 giorni - una circostanza che ha aggravato il quantum. I giudici hanno, allo stesso tempo, ritenuto non sussistente l’aggravante delle armi - l’uomo era accusato di aver minacciato l’ex moglie con un coltello, ma dal tribunale è stata esclusa - ed è stato anche emessa una sentenza di non luogo a procedere per il reato di violenza privata, inizialmente ipotizzato dalla procura, visto che manca la querela nei confronti del quarantenne. L’avvocato dell’imputato, il livornese Marco Mazza, in attesa del deposito delle motivazioni annuncia il ricorso alla corte d’appello di Firenze, che presenterà non appena pubblicata la sentenza. Il racconto La donna si era costituita parte civile, assistita dall’avvocata piombinese Monica Bartolini. «L’imputato - ha spiegato la legale davanti al collegio durante la discussione alla fine del processo, che si è concluso martedì scorso - l’ha colpita anche con il manico dell’aspirapolvere in quanto lui stava dormendo e lei lo avrebbe svegliato».

Nelle sue conclusioni Bartolini ha raccontato anche della minaccia, verso la sua assistita, avvenuta con un coltello. Nella penultima udienza, nell’ottobre scorso, erano invece stati ascoltati diversi testimoni della difesa, fra cui una serie di cugini dell’imputato che abitano in Toscana. «Andavamo spesso a mangiare a casa loro e loro venivano da noi - le parole di un familiare di 40 anni - poi dopo l’arresto non ci siamo più frequentati. Le reputo persone perbene, non so neanche cosa sia successo in realtà. Per me sono una bella famiglia e ho saputo di quello che è successo dai parenti, spero tutto torni come prima fra loro».

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