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Elba, il 18enne caduto dal muretto è uscito da coma: «Voglio tornare presto a scuola»

di Giuseppe Boi
Elba, il 18enne caduto dal muretto è uscito da coma: «Voglio tornare presto a scuola»

Il messaggio agli studenti del Foresi: «Mi sono ripreso». Il padre: «Ce l’ha fatta! È stato un incubo terribile e ringrazio Dio, i medici, gli infermieri e tutti quelli che ci hanno sostenuto»

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PORTOFERRAIO. Uno dei primi pensieri una volta uscito dal coma è stato per i suoi “bimbi”. Vale a dire la comunità dell’Isis Foresi di Portoferraio. La scuola di cui Pietro Gentili è rappresentante degli studenti e per cui si è sempre impegnato anche quando è entrato nella consulta nazionale studentesca, in cui ha anche ricoperto l’incarico di presidente. Un impegno da cui il 18enne si è dovuto allontanare lo scorso 2 aprile a causa della caduta da un muretto alto tre metri. Dopo 15 giorni in rianimazione nell’ospedale “Le Scotte” di Siena, Gentili si è risvegliato ed è stato trasferito in un altro reparto. E dal letto dell’ospedale ha inviato un vocale WhatsApp nella chat degli studenti.

«Ciao a tutti, bimbi – è l’incipit dell’audio –. Mi sono ripreso ora dalla terapia intensiva e quindi sono in un reparto normale. Scusate per questi giorni di assenza. Non ho potuto far nulla, ma non ero in me. Adesso dovrei stare meglio e spero di tornare il prima possibile al Grigolo, a Salita Napoleone e a Concia di Terra. Intanto anche da qui continuo a lavorare, per quello che posso, insieme a tutti gli altri. Grazie davvero. Veramente grazie di tutto. Soprattutto a chi mi è stato vicino, perché non è stato bello».

Un messaggio arrivato sui telefonini degli studenti del Foresi che ha segnato la fine di un incubo. Per il ragazzo e per tutta la comunità scolastica che in questi giorni si è stretta intorno al suo leader. Tutti in attesa di quella notizia che sembrava non arrivare mai. Gentili è stato in prognosi riservata per giorni. I medici non riuscivano a farlo uscire dal coma a causa di quella caduta al termine di una serata di festa nella discoteca Decò di Capoliveri. Con gli amici attendeva all’esterno del locale l’arrivo di un taxi collettivo che li avrebbe riportati a casa. Secondo la ricostruzione dei carabinieri, Gentili si trovava vicino alla ringhiera a margine del muretto che separa il parcheggio dalla strada che porta al centro del paese. Forse per inseguire un cappellino che indossava, si è sporto troppo, ha perso l’equilibrio ed è caduto da circa tre metri d’altezza. Poi l’intervento dei soccorritori, il trasferimento con l’elicottero Pegaso e i giorni infiniti nel reparto di rianimazione.

Un dramma che Gentili ha affrontato con accanto la sua famiglia che ieri, su Facebook, ha espresso tutto il suo sollievo. «Ce l’ha fatta! – scrive il padre Francesco –. Ringrazio Dio di avercelo ridato. Penso che siamo stati fortunati. È stato terribile, un incubo diventato realtà. Terrore, angoscia, disperazione. La nostra ragione di vita, nostro figlio. In questi lunghi giorni abbiamo ricevuto tanta solidarietà, centinaia di messaggi di cuoricini che ci hanno dato la forza che ci hanno sostenuto. Abbiamo capito che Pietro non è solo nostro figlio ma che è il bimbo di tanti altri genitori, è il nipotino, è l’amico di tante altre persone. Pietro è vivo grazie al medico del 118 che è stato super, grazie ai medici dell’ospedale di Siena che lo hanno operato e curato e ai tanti infermieri che con grande professionalità e umanità l’hanno assistito. Ma voglio dirlo e voglio crederlo anche grazie alle tante preghiere che in tanti hanno fatto. A lui dicevo durante il suo sonno: “Abbiamo solo un piano A: devi lottare, devi svegliarti non hai altra soluzione, ricordati la frase di quel film non può piovere per sempre”. Grazie a Dio abbiamo riavuto nostro figlio».

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