La Torre carcere che imprigionò Pertini
La storia della Linguella ai tempi del penitenziario che accolse detenuti illustri come il bandito Crocco e Passannante
PORTOFERRAIO. Quelle vecchie mura sono servite a nascondere al mondo tre reclusi storici. Dal bandito Crocco, all’anarchico fino, addirittura, all’antifascista Sandro Pertini, poi diventato presidente della Repubblica. La Torre del Martello, simbolo di Portoferraio, divenne punto di osservazione militare ma anche inizio del sistema difensivo delle ampie fortificazioni della città di Portoferraio, fatte costruire da Cosimo I dei Medici nel 1548.
La struttura, in realtà, prima di diventare un carcere per volere dei Lorena, fu usata anche come magazzino del sale. Ora finalmente sarà restaurata: non sarebbe male se la torre medicea fosse valorizzata con la creazione, al suo interno, di un museo che raccolga anche la storia dei tre personaggi. Un’idea, per il momento.
Nella Torre del Martello è stato recluso Carmine Crocco, detto il Napoleone dei briganti, che iniziò la sua pena nel 1874 a Santo Stefano, quindi Giovanni Passannante, l'anarchico che fallì l'attentato al re Umberto I, arrivato alla torre nel 1879 e un certo Sandro Pertini, avvocato antifascista, tra quelle mura nel 1933, mentre era recluso politico a Pianosa dal 13 novembre del 1931 al 10 settembre del 1935. Curiosamente i primi due erano conterranei. Lucani ed entrambi della provincia di Potenza. Il primo nato a Rionero in Vulture nel 1830, finì la sua movimentata vita a 75 anni, nel 1905, proprio nel carcere elbano, mentre Passannante nacque a Salvia di Lucania nel 1849 e morì, ormai folle in seguito alle torture portoferraiesi, al manicomio criminale di Montelupo Fiorentino nel 1910. Due colpevoli quindi, seppure in diverso modo, i due della Basilicata e un innocente, Pertini, che poi sarebbe diventato presidente della Repubblica italiana nel 1978. Egli non aveva in realtà commesso alcun delitto, se non l'opporsi, a viso aperto, alla dittatura di Mussolini, che di certo non ammetteva contestatori.
Il Napoleone dei banditi.
Probabilmente le scene di violenza cui assistette da bambino, furono una sorta di negativa "formazione" per Carmine Crocco. Nella sua vita commise 67 omicidi, 7 tentati omicidi, 4 attentati all'ordine pubblico, 5 ribellioni, 20 estorsioni, 15 incendi di case. Fu il capo delle bande del Vulture-Melfese, ma il suo potere si estese anche in Capitanata e in Irpinia. Da bracciante agricolo divenne dapprima militare borbonico, poi si diede alla macchia e combatté con Giuseppe Garibaldi. Poi si mise in proprio e comandò un esercito di duemila uomini e attuò un guerriglia antisabauda. Ancora oggi per la gente del meridione, Crocco è stato una sorta di eroe perché era uno di loro e per la libertà della loro terra s'era battuto, contro le ingiustizie sociali da qualunque parte fossero commesse. Ebbe numerose amanti durante le sue scorribande, ma poi fu tradito dal suo luogotenente Caruso, fu catturato e condannato a morte nel 1872 ma poi destinato all'ergastolo a Portoferraio.
Il giovane anarchico.
Il giovane anarchico, un modesto cuoco, che da anni aveva vissuto nei movimenti rivoluzionari mazziniani anti monarchia, si trasferì a Napoli assumendo vari lavori saltuari. Un giorno capitò in visita il re Umberto I e durante l'accoglienza Giovanni, d'improvviso, raggiunse la carrozza reale e cercò di ferire con un piccolo coltello il monarca, ma fallì. Fu arrestato immediatamente, processato e condannato alla pena capitale, ma fu graziato con la reclusione a vita nella torre della Linguella. Passannante impazzì nella cella di Portoferraio, dove era tenuto in condizioni indicibili, rinchiuso sotto il livello del mare, senza servizi igienici, legato con catene di 18 chili. Poi fu trasferito, ormai fuori di senno, dopo 10 anni, a Montelupo Fiorentino, nel manicomio criminale dove morì. Paola Rossi, nel 2009, realizzò una tesi di laurea sul personaggio, che è raccolta nel sito internet del circolo Pertini e la maestra Rita Poggioli ha di recente scritto un romanzo ispirato da tale vicenda.
Il presidente antifascista.
Sandro Pertini, l'avocato nativo di Stella nel 1896, nel paese del savonese, di famiglia benestante, dopo aver preso due lauree, in legge e scienze politiche, divenne socialista e manifestò apertamente la sua opposizione al fascismo negli anni 20. Subì varie condanne e quindi passò di galera in galera e ammalato di tubercolosi fu mandato, sempre come detenuto politico, al sanatorio di Pianosa. Si oppose ai maltrattamenti dei carcerati e venne accusato di oltraggio ad una guardia e quindi nel 1933 subì un processo a Portoferraio e per questo si ritrovò ospite nella torre della Linguella. Lo narrò lui stesso ad una scolaresca delle media Pascoli, nel 1984, che lo andò a trovare al Quirinale, mentre era primo cittadino d'Italia.
Raccontò la sua carcerazione nella torre agli studenti e al preside Bolano: la testimonianza è raccolta nel sito del circolo elbano che porta il nome dello statista, ma anche in un libro che recupera le vicende elbane e portoferraiesi di un uomo che ha fatto la storia d'Italia.
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