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Terme di Montecatini, svolta vicina? Un maxi gruppo interessato all’acquisto: chi è la multinazionale Ensana

di Simona Peselli

	Per le Terme di Montecatini potrebbe essere arrivata la svolta 
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Per le Terme di Montecatini potrebbe essere arrivata la svolta 

Gestisce 28 hotel termali in Europa: si susseguono i sopralluoghi in città. Ecco tutti gli scenari possibili

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MONTECATINI. Il maxi gruppo Ensana, una multinazionale leader nel settore del termalismo europeo con mire mondiali, strizza l’occhio alle Terme di Montecatini spa. Sono state già tre le visite ufficiali con annessi sopralluoghi di tecnici e responsabili della società a Montecatini, per vedere da vicino le proprietà, i beni e la realtà termale diventata patrimonio mondiale Unesco nel 2021. Sarebbe stata inoltre richiesta ufficialmente tutta la documentazione societaria, a riprova che l’interesse si starebbe trasformando in qualcosa di più concreto. Soprattutto ora che c’è il via libera della Commissione regionale per il patrimonio culturale (Corepacu) a predisporre i bandi per le vendite all’asta dei singoli beni.

Il gruppo

Ensana è la più grande multinazionale e operatore leader in Europa nel settore degli hotel benessere e spa termali a fini medici. Fondato nel 2019, il gruppo è nato dalla scissione delle strutture termali del colosso ungherese Danubius Hotels Group. Attualmente fa capo alla CP Holdings Ltdm, una società di investimenti multinazionale con sede nel Regno Unito, mentre il suo quartier generale operativo si trova a Praga, in Repubblica Ceca. Il gruppo gestisce un portfolio di 28 hotel termali situati nelle più celebri località storiche europee. Tra queste, c’è anche Mariánské Lázne in Repubblica Ceca, dove ha la proprietà di sette alberghi. La località è inserita nel sito transnazionale Unesco insieme a Montecatini Terme. La società è presente anche in Bulgaria, Georgia, Ungheria, Romania e Slovacchia.

I progetti

Ensana ha avviato un piano di crescita internazionale con l’obiettivo di raddoppiare il proprio portfolio entro il 2030, focalizzandosi sull’Europa occidentale, compresa appunto l’Italia, e sul Medio Oriente. È prevista per esempio l’apertura del suo primo resort benessere a Montegrotto Terme, in provincia di Padova. Decidesse di investire anche a Montecatini, potrebbe giocare in grande e calare l’asso pigliatutto offrendo 50 milioni di euro oppure una somma più alta per acquistare il pacchetto completo delle Terme spa, comprensivo anche di Tettuccio, Regina, Torretta, Tamerici ed Excelsior, che le prospettive attuali danno in acquisizione da parte della parte pubblica e annessi (Regione Toscana, Comune di Montecatini e Fondazione Caript). La potenzialità economica e anche l’esperienza nel settore turistico termale c’è.

L’unica offerta

Comunque ad oggi l’unica proposta garantita resta quella della Apt Terme srl dell’amministratore Claudio Cardini e soci, una cosiddetta “società veicolo” costituita per comprare appositamente gran parte del patrimonio termale cittadino, con capitale sociale di 50mila euro e sede a Firenze in via Ghibellina 110, a Palazzo Borghese. L’imprenditore di origini pratesi sul piatto ha messo 15 milioni di euro di “provvista a supporto” in gergo tecnico, e 13 milioni a garanzia dell’operazione per la proposta di acquisto.

Anche Tennis e Panteraie

L’investimento della Apt Terme sarebbe quasi tout court. Oltre agli stabilimenti già noti Leopoldine, Grocco, Salute e Redi, l’offerta comprenderebbe anche il Tennis Club Torretta e pure le Panteraie tornate a essere discoteca dopo la ristrutturazione generale. Resterebbero escluse dal piano, come è noto, le terme Regina, Tettuccio ed Excelsior, che andrebbero alla Regione Toscana, le Tamerici in pineta destinate alla Fondazione Cassa di risparmio di Pistoia e Pescia, e la Torretta che il Comune di Motecatini vorrebbe acquistare tramite un mutuo da 1,5 milioni di euro. I debiti da sanare dalla società Terme di Montecatini erano 48 milioni di euro all’inizio del concordato tre anni fa, in parte scesi per alcune vendite (come la Palazzina Presidenti sede della Fideuram). Il concordato preventivo in continuità è omologato per questa cifra, ma se i creditori accetteranno le offerte che dovessero essere presentate, potrebbe generare un risparmio.

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