Viaggi in Giappone più accessibili? Il progetto che parte dalla Toscana: «Così siamo al fianco dei neurodivergenti»
Apre a Larciano l’agenzia di Yume di Romina Buzi, 25 anni, e Alessio Calistri, 31. L’idea della coppia: «Qui anche una sala polivalente per incontri e laboratori aperti alla comunità»
LARCIANO. “Yume” in giapponese significa “sogno” e quello di Romina Buzi, 25 anni, e Alessio Calistri, 31, ha già messo le valigie sul nastro trasportatore, scegliendo Larciano come punto di partenza per una nuova avventura. «Yume Travel Tech è nata dalla nostra passione per il Giappone e, passo dopo passo, è diventato un progetto imprenditoriale, culturale e soprattutto umano», raccontano.
E dentro questo sogno c’è un’idea che per i due giovani ha un peso particolare: il viaggio deve poter essere un’esperienza accessibile anche a chi, per una neurodivergenza, rischia di viverlo con maggiore difficoltà. «Yume sta gestendo un percorso legato a un brevetto per rendere il Giappone più accessibile alle persone neurodivergenti (autismo, deficit di attenzione e iperattività, dislessia o discalculia, ndr)», spiegano.
Tutto parte da una domanda: come si può aiutare una persona a vivere una vacanza senza che la situazione diventi ingestibile? La risposta passa dalla tecnologia, ma anche e soprattutto dalla prevenzione. Il progetto – spiega la coppia – prevede infatti l’utilizzo di dispositivi indossabili in grado di fornire indicazioni al caregiver o ai familiari, aiutandoli a prendere le decisioni necessarie prima dell’escalation di una possibile crisi. Ma per Yume l’accessibilità inizia molto prima della partenza: significa dare informazioni chiare, prevedere tempi adeguati, conoscere le necessità individuali, preparare gli spostamenti e garantire un accompagnamento competente in modo che più persone possano sentirsi comprese.
Romina e Alessio arrivano da percorsi diversi: lei ha esperienza nella scena culturale e organizzativa; lui porta un background tecnico e razionale, insieme a numerosi viaggi in Giappone e a un amore profondo per quel Paese. È dall’incontro di queste due sensibilità che nasce Yume Travel Tech, realtà che oggi organizza viaggi in Giappone e che apre oggi a Larciano uno spazio dedicato non solo alle partenze, ma anche alla cultura e agli eventi. In altre parole: alla comunità. «Un viaggio non è soltanto uno spostamento, ma un’esperienza da vivere, ricordare e poi raccontare – sottolineano –. È questa la logica con cui vengono organizzati viaggi di gruppo e su misura in Giappone, ai quali si stanno affiancando proposte tematiche, aziendali e scolastiche, oltre a esperienze dedicate a gruppi accomunati da passioni e obiettivi. Nel 2026 sono stati più di 400 i viaggiatori che hanno scelto Yume».
La squadra comprende oggi anche Erika Doto e Gaia Curia, oltre alle figure che seguono la parte tecnica, e l’obiettivo dichiarato è di «guidare l’inserimento di nuovo personale, valorizzando persone che conoscano davvero le destinazioni di cui si occuperanno».
E accanto all’attività di tour operator e agenzia di viaggi, Yume sta sviluppando Yume Next, una proposta rivolta inizialmente ai giovani adulti e costruita attorno a un equilibrio tra libertà personale e organizzazione. Il principio è racchiuso nella frase «Non low cost. Low waste»: destinare risorse a ciò che dà davvero valore all’esperienza, evitando ciò che non ne aggiunge.
Poi c’è Larciano, la nuova casa del progetto. In via Matteotti 845 nascerà uno spazio con una sala polivalente che i due giovani vogliono aprire alla comunità: laboratori, incontri ed eventi saranno occasioni per parlare di viaggi, conoscere altre culture e dare spazio agli interessi del territorio. La scelta di Larciano nasce dalla volontà di creare in questa zona uno spazio nuovo, capace di mettere in relazione viaggio, cultura e territorio. Il Giappone resta il cuore del progetto, ma non necessariamente il suo confine. «È con questa filosofia che guardiamo anche al futuro e alla possibilità di aprirci ad altri Paesi asiatici», sottolinea la coppia.
A Larciano, intanto, il sogno prende forma. E forse la direzione è già tutta in quelle tre parole: «Vivi, ricorda, racconta». Perché il viaggio può iniziare molto prima di salire su un aereo e, soprattutto, dovrebbe poter iniziare per tutti.
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