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Montecatini, stupro di gruppo nel locale: pena ridotta a sei anni

di Luca Signorini

	A sx viale IV Novembre, il viale della movida termale, a dx il Tribunale di Pistoia (foto Nucci)
A sx viale IV Novembre, il viale della movida termale, a dx il Tribunale di Pistoia (foto Nucci)

In primo grado, uno dei due imputati era stato condannato a 9 anni di reclusione, un anno in più di quanto aveva chiesto il pubblico ministero. In Appello gli sono state riconosciute le attenuanti generiche

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MONTECATINI. Dai 9 anni di reclusione in primo grado con rito ordinario (uno in più di quanto allora richiesto dal pubblico ministero titolare dell’inchiesta, Giuseppe Grieco) ai 6 decisi dai giudici della Corte d’Appello.

Pena ridotta di un terzo dunque con il riconoscimento delle attenuanti generiche (articolo 62 bis del Codice penale) nei confronti del 29enne Matteo Capaccioli, ritenuto colpevole di violenza sessuale di gruppo avvenuta ai danni di una ragazza la notte del primo settembre 2022, assieme all’amico Giovanni Magrini, 33 anni, all’interno del locale gestito da quest’ultimo in viale IV Novembre a Montecatini, il viale della movida in salsa termale.

Capaccioli si era professato innocente in aula, sostenendo che la ragazza, all’epoca dei fatti 19enne, non fu costretta ad avere rapporti sessuali, «nessuno l’ha forzata», aveva detto l’imputato nel corso del dibattimento. Secondo la versione della ragazza, costituitasi parte civile nel processo, le sarebbe stata tesa una trappola. Lei non avrebbe voluto, ma per paura che un suo rifiuto scatenasse reazioni violente, non avrebbe opposto resistenza ai rapporti orali e poi completi voluti dai due e consumati in momenti diversi. Poi, finito tutto, ha spiegato agli inquirenti di essersi confidata con un’amica trovata al suo ritorno nell’altro locale.

Capaccioli invece ha sempre negato di essersi approfittato di lei, sostenendo che invece fosse consenziente. Pentendosi poi di aver registrato sul momento un paio di video col cellulare, che poi hanno cominciato a girare su varie chat e sono finiti nelle mani anche di chi si è occupato delle indagini, così come i tanti messaggi scambiati tra Capaccioli e Magrini quella notte, principale prova per l’accusa oltre alla testimonianza resa dalla vittima. Nei messaggi infatti si parlerebbe di un’indecisione da parte della ragazza, poi i due commentano senza mezzi termini la disinvoltura della giovane, a loro avviso poco decifrabile in relazione alla sua scarsa loquacità.

Il procedimento ha avuto origine dalla querela della vittima, avvenuta a distanza di due giorni dal fatto. Aveva raccontato di aver incontrato quella sera Capaccioli in un noto locale di viale IV Novembre, dove l’imputato lavorava come addetto alla sicurezza. Quest’ultimo, con cui la ragazza aveva già avuto dei rapporti sessuali, l’aveva corteggiata andando da lei al bancone. Poi, restando sul vago, le aveva proposto un fine serata assieme a Magrini . A detta della ragazza, Capaccioli avrebbe insistito nonostante i suoi segnali di rifiuto. In qualche modo l’avrebbe convinta a uscire, per poi accompagnarla verso il locale di Magrini, che nel frattempo aveva chiuso al pubblico. È lì, nel cucinotto, che si sono consumati i rapporti sessuali a tre.

Gli avvocati difensori di Capaccioli, Cristina Gradi e Nicola Bastiani, aspettano ora le motivazioni della sentenza di Appello con la condanna a sei anni di reclusione del loro assistito. Lette le carte decideranno se presentare ricorso in Cassazione.

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