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Raccolta delle olive, verso un anno nero in provincia di Pistoia. Gli agricoltori: «Troppa siccità»

di Giancarlo Fioretti
Raccolta delle olive, verso un anno nero in provincia di Pistoia. Gli agricoltori: «Troppa siccità»

Inciderà anche il proliferare della mosca: Coldiretti stima un calo dell’80% rispetto al 2024

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Pistoia Disastro annunciato negli oliveti dell’intera provincia di Pistoia. Secondo alcune stime di Coldiretti, la quantità di olive è destinata a scendere di circa l’80% rispetto a quella dello scorso anno, quando invece la produzione toccò livelli record. Diverse le cause di questo crollo. Tra queste l’eccessiva siccità estiva accompagnata da brevi e sin troppo copiosi temporali, con l’acqua che non viene assorbita dal terreno, ma che, in compenso, portano un’umidità utile a far proliferare il nemico numero uno delle olive, la famigerata “Bactrocera oleae”, meglio nota come mosca olearia. E a qeusto proposito a peggiorare la situazione, c’è poi forse anche una scarsa diffusione degli interventi disinfestanti nei confronti della mosca olearia: vuoi per la presenza di uliveti abbandonati, vuoi per quelli gestiti per passione o tradizione familiare da non professionisti, vuoi perché ci sono agricoltori che, prevedendo un’annata sottotono, hanno rinunciato anche a fare i trattamenti. Su tutto aleggia poi, secondo alcuni agricoltori, il divieto di uso dei pesticidi tradizionali che a parer loro , se utilizzati, potrebbero debellare davvero gli insetti che devastano il frutto dell’olivo per deporre le loro uova.

È poi c’è l’alternarsi delle annate: una buona e l’altra no. E questa è l’annata del “no”. «L’andamento altalenante ricalca comunque quelle che sono le caratteristiche di una pianta che fa seguire quasi sempre a un’annata positiva un’altra “di scarico”, cioè poco produttiva. Questo andamento si è comunque sin troppo accentuato e ciò impedisce ogni tipo di programmazione – dice sconsolato Tiziano Baioli, titolare di un’azienda agricola con oltre 1000 piante di olivo sulle colline intorno a Larciano – fra un’annata e l’altra esistono sproporzioni produttive tali da indurci comunque alla riflessione. Se infatti da un lato è vero che l’olivo alterna per natura annate positive ad altre meno memorabili, credo tuttavia che i cambiamenti climatici non siano esenti da colpe per la situazione che stiamo vivendo». La constatazione dell’agricoltore poggia su quanto sta avvenendo negli ultimi anni anche e soprattutto nella zona del Montalbano dove risiede, un tempo caratterizzata da stagioni miti oggi invece talvolta teatro anche di episodi drammatici legati alle stravaganze del clima, come avvenne nel novembre 2023 a Lamporecchio (con due vittime provovate dal maltempo) .

«Da alcuni anni a questa parte – continua Baioli – le estati sono troppo torride, con picchi di calore inusuali per la nostra zona. Le piogge estive invece non sono più un evento auspicato dagli agricoltori perché non si tratta più di piogge ma di veri e propri cicloni tropicali. In pochi minuti cade infatti una quantità d’acqua tale che i terreni collinari dove si trovano le coltivazioni non riescono ad assorbirla. Quasi sempre l’acqua scende a valle velocemente e per le piante non c’è giovamento alcuno».

Le piogge “non utili” sono quindi una delle cause indicate per il flop a cui andrà incontro la produzione di qust’anno. In primavera infatti ha sì piovuto tanto, ma lo ha fatto proprio nel periodo della “allegagione”, cioè quando il fiore diventa frutto, e queto ha limitato l’impollinazione. In seguito, quasi ovunque in provincia, c’è stata una siccità tremenda quando invece l’acqua sarebbe servita a far crescere il frutto. «In compenso le brevi ma fortissime piogge che ci sono state non hanno risolto il problema della sete dell’olivo ma sono solo servite a far proliferare la temutissima mosca degli olivi che si nutri appunto dei suoi frutti – fa eco Giuseppe Marini, titolare di una conosciutissima azienda agricola di 20 ettari fra Pontenuovo e La Mora – coltiviamo oltre 1000 olivi in modo tradizionale, mentre 4 ettari sono stati dedicati alla coltivazione di piante i cui frutti vengono raccolti meccanicamente. La presenza della mosca è ormai una costante ovunque anche perché molti agricoltori, consapevoli di andare incontro a un’annata disastrosa, non hanno investito in opportuni trattamenti disinfestanti». Su questo punto poi Marini è particolarmente caustico. Oggi la chimica in agricoltura è diventata una sorta di tabù. Questo però provoca assurdità non da poco visto che, anche volendo, gli agricoltori non possono più usare i prodotti veramente efficaci. Corriamo il rischio che per tutelare gli insetti non vengano più tutelate le persone e, a testimoniarlo, ci sono i decessi avvenuti quest’estate nel Lazio o in Campania per il virus West Nile trasmesso dalle zanzare».l


 

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