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Il caso

Pistoia, lite sul testamento falsificato: sequestrati i beni del defunto

di Pietro Barghigiani
Il Palazzo di giustizia di Firenze
Il Palazzo di giustizia di Firenze

Sigilli a case, conti e auto di un professore morto nel 2021

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PISTOIA. Nel sequestro giudiziario è finito tutto il patrimonio immobiliare, e anche beni mobili e soldi, dopo che la Corte d’Appello di Firenze ha accolto la richiesta presentata dai due eredi di un professionista deceduto a Lucca nel 2021. Si tratta di cinque case tra Pescia, Pistoia (due nel centro del capoluogo e una nella frazione collinare di Pracchia) e Altopascio, più una quota di nuda proprietà su un fondo ad Agliana e una quota su un immobile in provincia di Palermo. Il provvedimento dei giudici fiorentini si inserisce in una causa legale per l’eredità tra i due parenti e la compagna di un 67enne venuto a mancare quattro anni fa. Al centro della disputa, la validità del testamento olografo datato 20 gennaio 2020 e registrato dalla donna il 23 febbraio 2021 (pochi giorni dopo la morte del convivente) a Pontedera, attraverso un rogito da un notaio di Bientina.

Il primo grado e il ricorso

In primo grado il Tribunale civile di Lucca aveva accertato la falsità del testamento attraverso una perizia grafologica, condannando la donna pagare le spese di lite a fratello e nipote dell’uomo, ex docente in diverse scuole del Pistoiese, vedovo e senza figli. Nelle more del ricorso, presentato dalla compagna contro la sentenza con cui è stato dichiarato fasullo lo scritto del professionista, i due eredi hanno chiesto e ottenuto il sequestro del patrimonio. Oltre agli immobili, ci sono tre auto, una moto e i soldi depositati in un conto corrente. Un’auto nel frattempo è stata venduta dalla convivente.

In uno scenario di guerra aperta su un patrimonio consistente, i giudici hanno ritenuto fondato il pericolo che i beni possano essere ceduti o non gestiti al meglio lasciandoli andare in malora oppure non pagando imposte e tasse sulla proprietà, che poi potrebbero essere richieste a fratello e nipote.

La sentenza

«I ricorrenti non hanno agito nel presente giudizio per accertare il diritto di proprietà su beni facenti parte del compendio ereditario – si legge nella sentenza – bensì per accertare la falsità del testamento con cui detti beni sono stati attribuiti alla convivente del de cuius, con conseguente apertura della successione legittima in favore dei ricorrenti medesimi». E ancora: «La falsità del testamento risulta già accertata in primo grado sulla base di apposita Ctu grafologica; né, almeno sulla base dell’esame sommario proprio della fase cautelare, i motivi di appello sembrano idonei a condurre alla riforma della sentenza impugnata». Quanto alle condizioni di manutenzione delle case, la Corte d’Appello ritiene sussistere «altresì il periculum in mora, costituito dall’opportunità di provvedere alla corretta amministrazione dei beni ereditari, considerato che la stessa reclamata (la convivente, ndr) ammette al riguardo condotte omissive dovute alla situazione di incertezza venutasi a creare per effetto del giudizio promosso nei suoi confronti dai ricorrenti».

Dice di essersene occupata, ma tra conti da pagare e ingiunzioni di ripristino si muove in una fase di cautela in attesa di capire come finirà la controversia sul testamento. Per gestire il patrimonio finito sotto sequestro è stato, quindi, nominato un geometra di Pistoia, a cui è stata conferita la facoltà anche di mettere a reddito le case. Solo alla morte dell’uomo, i parenti scoprirono l’esistenza della compagna. Con loro da anni aveva quasi interrotto ogni rapporto. E nei contenuti della causa sottolineano che la donna non li aveva «informati né della celebrazione del funerale e della sepoltura del congiunto, né delle asserite responsabilità dell’istituto ospedaliero in relazione al decesso, né, tantomeno, dell’esistenza e della successiva pubblicazione del testamento».

Un documento giudicato falso. Il consulente del Tribunale di Lucca aveva evidenziato che il testamento presentava molteplici non corrispondenze formali e gestuali di lettere, gruppi di lettere e sintesi letterali giungendo a concludere che «l’unica ipotesi verificata è l’apocrifia della sottoscrizione». Con una consulenza così netta sulla falsità dello scritto, il Tribunale aveva dichiarato «la nullità della scheda testamentaria attesa la sua apocrifia con esclusione della convenuta (la compagna, ndr) dalla successione e con conseguente apertura della successione legittima in favore degli eredi». Ora, il sequestro che blocca il patrimonio. 

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