Il presidio
Gabriele Rossetti, l’oro a Parigi e la rivelazione a Montecatini: «L’attimo in cui è cambiata la mia Olimpiade»
Accoglienza da star al tiro a volo dove è cresciuto. Presente anche il governatore Eugenio Giani
MONTECATINI. Festa grande al tiro a volo di Montecatini/Pieve a Nievole per rendere omaggio a Gabriele Rossetti, fresco vincitore della medaglia d'oro alle olimpiadi di Parigi dove ha trionfato insieme a Diana Bacosi nella specialità dello skeet a squadre miste.
Doppietta e Presidente
L'oro conquistato in riva alla Senna va quindi a sommarsi a quello delle Olimpiadi di Rio de Janeiro nel 2016, allora nell’individuale. Ad accoglierlo al suo rientro all'impianto di tiro a volo, venerdì 9 agosto, dove si allena abitualmente c’erano amministratori di vari comuni, a fare gli onori di casa l'assessora allo sport di Pieve a Nievole Lida Bettarini, l’omologo di Montecatini Marco Silvestri, la sindaca di Monsummano Simona De Caro, Nicola Tesi, sindaco di Ponte Buggianese, dove Rossetti abita, accompagnato dal suo assessore Fulvio Rosellini. Presenti anche il presidente del tiro a volo Marco Benucci, il suo vice Brunero Ieri e il delegato Coni per la provincia di Pistoia Andrea Capecchi. Non sono mancati poi moltissimi dirigenti e agenti della polizia di Stato, visto che l’olimpionico gareggia proprio nelle Fiamme oro, il gruppo sportivo della polizia. Per portargli idealmente il saluto di tutta la regione si è mosso anche il presidente Eugenio Giani che, abbracciandolo, ha detto: «Questa è la vittoria di tutta la Toscana perché costruita in un impianto, quello di Montecatini-Pieve a Nievole, che sorge nel cuore della Toscana e che è un vero e proprio punto di riferimento non solo per l'attività degli appassionati di tiro, ma anche di gran parte dei componenti delle forze dell'ordine della nostra regione che vi si recano per le loro attività di addestramento. La medaglia d'oro di Gabriele Rossetti è quindi la testimonianza di una Toscana che sta vicina a un atleta che il nostro territorio lo sente e lo vive».
Attaccamento
Di profondo radicamento al territorio parla anche senza mezzi termini lo stesso atleta che, appena rimesso piede nel "suo" impianto, ha detto, come per voleri liberare di un peso, «sono tornato a casa, dove tutto è cominciato». La medaglia d'oro che porta al collo brilla sotto il sole implacabile ma la luce più accecante è quella che emanano i suoi occhi. Con voce rotta dall'emozione, davanti a una selva di microfoni e taccuini, così Rossetti: «Ho dimostrato in primis a me stesso che non bisogna mai arrendersi. Sono partito il primo giorno di qualificazione con una serie non buona. A quel punto ho pensato fra me e me che ero alle Olimpiadi e dovevo dare il massimo. Da allora non ho più sbagliato e dopo un 22 su 25 ho fatto 175 centri su 175 e ho portato a casa un oro meraviglioso sfiorando l'accesso alla finale nell'individuale. Ci ho creduto fermamente e non ho più sbagliato». Questa stupenda vittoria in una specialità peraltro al suo esordio alle Olimpiadi sarebbe però fine a sé stessa se non producesse, come gradito effetto collaterale, quello di attirare ai campi di tiro nuovi giovani praticanti, desiderosi di emulare le sue gesta. «Io mi auguro che a praticare questo sport siano sempre più persone – ha detto l’oro di Parigi – io a questa disciplina ci ho dedicato la vita e già dopo la vittoria di Rio tanti giovani si fecero avanti e credo che anche questa volta possa succedere la stessa cosa. Purtroppo questo è uno sport che va conosciuto perché, al di fuori del palcoscenico olimpico, ha scarsa visibilità». Ad augurarsi che queste previsioni siano suffragate dai fatti è anche Luciano Giovannetti, oro olimpico nel 1980 a Mosca e nel 1984 a Los Angeles nella fossa olimpica. «Quando ho concluso la mia carriera agonistica ho svolto per molti anni il compito di allenatore federale occupandomi proprio di giovani e giovanissimi – ha affermato – i ragazzi si accostano a questo sport se motivati e un momento magico come questo può essere un traino non da poco».
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