Il Tirreno

Montecatini

 

Katia, 25 anni, in fuga dalla polizia russa per aver manifestato contro la guerra

Simona Peselli
Il primo appuntamento della quinta edizione della rassegna Acqua in bocca nel salone Portoghesi delle Terme Tettuccio e Katia, fuggita da Mosca per evitare l’arresto
Il primo appuntamento della quinta edizione della rassegna Acqua in bocca nel salone Portoghesi delle Terme Tettuccio e Katia, fuggita da Mosca per evitare l’arresto

«Con mio padre e mio fratello siamo riusciti a scappare in auto fino a Montecatini, se tornassi a Mosca rischierei la vita»  

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MONTECATINI. Ha gli occhi verdi, è bellissima, assomiglia a Ornella Muti. Venticinque anni, modi raffinati, fa parte dell’alta borghesia russa. Anzi, ne faceva parte. Perché per Katia, dal 3 marzo scorso, la vita è cambiata radicalmente. In piena notte è dovuta fuggire dalla sua casa di Mosca insieme al padre e al fratello di 17 anni. Su di lei ormai pende quello che da noi si chiama mandato di cattura. La polizia di Mosca l’ha cercata e aspettata per tre giorni e tre notti, inutilmente, per arrestarla. Per fortuna la sua famiglia lo ha saputo e in tre, dopo essere saliti in auto, sono riusciti a partire di nascosto. Hanno fatto un viaggio lunghissimo passando da uno stato all’altro per metterla in salvo. La colpa di Katia è stata quella di essere andata insieme ad altri studenti dell’università a manifestare contro la guerra in Ucraina per le strade di Mosca. Aver partecipato a quel corteo con tanto di cartello in mano in inglese con scritto “No war” l’ha fatta finire nella lista nera.

Katia adesso abita fra Montecatini e Forte dei Marmi, insieme al padre, ricchissimo imprenditore, che ha deciso di mettere a disposizione dei profughi ucrani alcuni appartamenti di sua proprietà, gratuitamente. Oltre ad aver fatto donazioni di denaro alle associazioni di volontariato impegnate per l’Ucraina.

Ieri Katia era con il padre alla rassegna “Acqua in bocca (ma non troppo)”, alle Terme Tettuccio, dedcata al dar voce ai protagonisti della guerra on Ucraina, profughi e volontari.

«È incredibile pensare a quei momenti – ci racconta Katia – Quando la Russia ha attaccato l’Ucraina non potevo credere ai miei occhi. Era una cosa contro natura. Sono migliaia le famiglie in cui c’è un componente di uno o dell’altro stato. Ci siamo sempre ritenuti popoli fratelli».

Ma con i bombardamenti su Kiev del 24 febbraio è stato subito chiaro che le cose stavano prendendo una brutta piega.

«Grazie a Facebook, Instagram e i canali social europei e italiani – continua Katia – mi sono immediatamente resa conto che sarebbe stato un massacro. Così con i miei amici abbiamo deciso di manifestare. Ci sembrava la cosa più naturale del mondo. Ma non in Russia. Molti miei amici sono stati arrestati. Io sono riuscita insieme ad altri a scappare. Ma evidentemente mi hanno identificata».

Così per Katia è iniziata la latitanza.

«Non solo – continua la studentessa – abbiamo avuto terrore che potessero mandare a combattere anche il mio fratellino. Le famiglie in Russia non sanno che i loro ragazzi vengono spediti al fronte anche se di battaglie sanno poco o nulla. Stanno morendo migliaia di giovani senza una vera motivazione. Questo è veramente un atto di crudeltà. Non si sa neppure dove vengono messi i corpi dei militari caduti».

Adesso Katia potrà restare in Italia per tre mesi, ma se tornerà in Russia sarà arrestata.

«Non so come fare – ammette – A Mosca sono rimasti i miei affetti più cari, la mia nonna anziana, i mie amici. Il mio appartamento, vestiti, macchina e anche il mio lavoro di insegnante di lingue. Mi manca la mia casa, ma sono consapevole che se torno rischio la vita. Questa guerra non è giusta per il popolo, per la gente. È soltanto la guerra di Putin, non la mia e neppure di tutti quei russi che non sanno quello che sta accadendo realmente. Putin è un dittatore pericoloso, purtroppo non si fermerà».

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