Il Tirreno

Montecatini

tra storia e cronaca 

La grande storia del basket montecatinese raccontata con i volti di otto protagonisti

Lorenzo Mei
La grande storia del basket montecatinese raccontata con i volti di otto protagonisti

I murales realizzati da David Vecchiato partendo dalle foto di Paolo Nucci sono nati da un’idea dell’ex assessore Ialuna

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MONTECATINI. Le tracce nello sport le lasciano le imprese, il coraggio, l’amore dei tifosi, le giornate magiche in cui non puoi sbagliare niente, e anche quelle maledette, in cui fai tutto bene ma la vittoria ha un appuntamento da un’altra parte, e ti dà buca. I murales che da giovedì sono sulla parete che dà sul playground in via Da Vinci e che ritraggono otto protagonisti della pallacanestro montecatinese, sono una grande idea dell'ex assessore Bruno Ialuna, perché sono tracce nuove che raccontano una lunga storia anche a chi non l'ha vissuta.

Otto volti disegnati dallo street-artist David Vecchiato partendo da altrettante foto del nostro Paolo Nucci sono un bel modo di raccontare.. Raoul Bellandi è stato il primo presidente dello Sporting Club nel 1949. Faceva i conti con le casse sociali povere, ma era incapace di sognare in piccolo, e quindi le risorse le trovava, riuscendo sempre a spostare l’asticella un po’ più in alto. Quando ci fu bisogno di una spinta più sostanziosa, cedette la presidenza a Vito Panati.

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Il re del pesce surgelato si fece contagiare da una passione per il basket, e il destino mise sulla sua strada Gino Natali, general manager che da Bellandi aveva “ereditato” la mente sempre in moto. Quando arrivò in A2, nel 1987, Montecatini era il centro più piccolo di tutta la serie A. Lo fece con altri tre eroi di quel muro. Il primo è il campione per eccellenza nella storia di questo sport in città: Massimo Masini. Un monumento, capitano del Simmenthal e della Nazionale, tre volte olimpionico, per citare le prime righe di un palmares infinito. Da coach, nella seconda metà degli anni Ottanta, predicava un gioco spumeggiante, con una ricetta semplice: bisognava sempre fare un punto in più.

Riuscirci non è altrettanto semplice, ma quando hai due come Andrea Niccolai e Mario Boni la strada è un po’ meno in salita. Niccolai era cresciuto nelle giovanili, aveva esordito in prima squadra a 15 anni, era stato il primo giocatore della serie B mai convocato in nazionale, e in carriera ha vinto lo scudetto con la Benetton. Boni invece era una supernova che i soloni di mezza italia avevano scambiato per una fiammella: scartato per anni, la sua storia in nazionale è una storia di sottovalutazione. Ha giocato in serie A, nella CBA americana, in Spagna, in Grecia, e non ha ancora smesso, a 56 anni. Restano due facce da raccontare. La prima è quella del tecnico più amato nella storia rossoblù: Gianfranco Benvenuti.

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A Montecatini ha allenato due volte: prima con Bellandi presidente negli anni Sessanta, poi all’apice della sportingmania, tre decenni dopo, quando non potevi entrare in un bar la domenica senza che ci fosse una radio accesa con la cronaca della partita. L’ultimo dei protagonisti su quella parete rappresenta in qualche modo la continuità: Ezio Tonfoni, un “bagnaiolo” amato da tutti che a questo sport ha dato impegno, dedizione, capacità professionali da avvocato. E ultimamente anche l’allenatore, visto che è il padre di Alberto, appena confermato sulla panchina rossoblù. Che certamente spiegherà a suo figlio chi sono quelle persone sul muro accanto al nonno, una per una. E sarà una bella storia.

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