Caso Montignoso juniores, messaggi su WhatsApp e interrogatori: cosa c’è dietro l’inchiesta choc sul calcio giovanile
Il faro della procura su altre partite, intanto il legale di un giocatore: «Ecco la nostra versione»
MONTIGNOSO. Mesi di indagini, la raccolta di messaggi WhatsApp e di vocali, e poi tutta una serie di interrogatori in decine di pagine: è anche questo la delicata inchiesta deflagrata con la squalifica per complessivi 44 anni e mezzo a tre dirigenti dell’Asd Ac Montignoso e dieci giocatori, con cinque prosciolti, per i fatti legati alla gara del campionato juniores provinciali del 4 maggio scorso tra lo stesso Montignoso e la Pontremolese. Primo tempo, 1-0 per i rossoblù, poi 4-1 per i lunigianesi. Secondo l’accusa, una sconfitta da illecito sportivo, il tutto per evitare che la Massese vincesse il campionato. E nel trascorrere dei mesi, il procuratore federale avrebbe acceso il faro anche su altre partite e quindi non è escluso che ci possano essere ulteriori, clamorosi sviluppi. Complessivamente, 44 anni e mezzo di squalifiche, un record storico in negativo.
Il club
Il Montignoso, come scriviamo in altra pagina, ha fatto sapere che farà ricorso dopo aver letto le motivazioni e che da oggi è da considerarsi in silenzio stampa. Tra i giocatori squalificati per 4 anni e mezzo c’è anche un carrarese (sei calciatori hanno avuto quattro anni e mezzo, quattro un anno). Si è affidato all’avvocato Vittorio Briganti, per essere assistito in questa vicenda e, come riferisce lo stesso legale, «Il ragazzo, non ancora ventenne, nulla ha saputo dell’iter processuale e solo domenica scorsa ha visto nei Comunicati Ufficiali della Federazione che il suo nominativo era inserito tra i deferiti.
Il giocatore
E oggi (ieri, 12 dicembre ndr) ha letto sul giornale la decisione del Tribunale Sportivo Regionale. Daniele Petriccioli - aggiunge l’avvocato - questo il nome del ragazzo, si dichiara assolutamente estraneo a quello che sarebbe accaduto a Montignoso il 4 maggio 2024. Lui dichiara che, nonostante le voci, quella partita l’ha giocata e voleva assolutamente vincerla. Lo stesso giovane calciatore, al 12° del secondo tempo, nella tre quarti avversaria, ha cercato di rubare palla per riportare in vantaggio la sua squadra, ma, con un provvedimento a lui incomprensibile del giovane arbitro dell’incontro, ha ricevuto un ingiusto secondo giallo ed è dovuto uscire dal campo (i presenti hanno sentito anche Petriccioli insultare l’arbitro per la decisione presa)».
Secondo l’avvocato Briganti, però, «la cosa però più assurda di questa storia è che Daniele Petriccioli non ha avuto modo di potersi difendere. La società ha fatto eleggere domicilio dello stesso presso la sua sede e ha fatto firmare una procura all’Avvocato della stessa. L’iter processuale è formalmente ineccepibile ma, di fatto, il ragazzo non è stato informato di che cosa era accusato, di cosa stesse rischiando e, soprattutto, non gli è stata data la possibilità di essere ascoltato e, quindi non si è potuto difendere. Leggendo gli atti di causa sembrerebbe che avrebbe inviato un messaggio a un amico della squadra vittima della combine. Petriccioli non ricorda assolutamente questo messaggio ma soprattutto, leggendo i documenti a sostegno dell’accusa, lo screenshot prodotto dalla stessa non riporta né il numero né il nominativo di chi avrebbe inviato il messaggio».
Le tappe
Assistito dallo stesso avvocato Briganti, sarà predisposto appello contro il provvedimento, ritenuto «abnorme». Ricordiamo che a far aprire le indagini è stata la Massese, con un esposto inviato subito il 6 maggio alla procura federale, nel quale si spiegava di avere elementi per ritenere che fosse stato commesso un illecito sportivo nella gara Montignoso-Pontremolese del campionato juniores Under 19. E questo sulla base di messaggini WhatsApp. Le indagini della Procura al momento hanno portato al verdetto pesantissimo nei confronti dell’Asd Ac Montignoso, che non appena usciranno le motivazioni, e sarà chiaro il filo seguito dal Tribunale federale, potrà organizzare un appello nel quale portare gli elementi a propria difesa.
