Tommaso Chieffi, un re della vela senza eredi
Premiato con la medaglia d’oro dal Coni: «Ma ora il Club Nautico non è ai vertici, e i figli miei e di mio fratello Enrico hanno preferito non fare questo sport»
CARRARA. C'era un tempo in cui un club di provincia sfornava talenti a ciclo continuo e riusciva a competere brillantemente con concorrenti blasonati come Trieste, Genova e Napoli. Era il periodo a cavallo tra la fine degli anni '70 e l'inizio degli anni '80 e il club di cui stiamo parlando era il Club Nautico di Marina di Carrara. Molti i nomi noti, per la vela, che proprio da Carrara sono partiti raggiungendo poi traguardi importanti, dall'olimpiade al mondiale. Tra questi i fratelli Chieffi, Enrico e Tommaso.
E proprio quest'ultimo, nei giorni scorsi, ha ricevuto l'ennesimo premio dal Coni provinciale, una medaglia d’oro su segnalazione del Coni nazionale. La manifestazione si è svolta a Carrara, in Comune, promossa dal delegato provinciale Coni Vittorio Benedetti. A fare gli onori di casa, fra gli altri, il sindaco Angelo Zubbani. «Il premio – racconta Tommaso – riguarda la vittoria del campionato del mondo con mio fratello Enrico proprio a Marina di Carrara». Una carriera per Tommaso Chieffi costellata di successi: 27 i campionati del mondo, 5 titoli europei, 13 i campionati nazionali, solo per citare alcuni successi di un palmares invidiabile. Tutto è cominciato nel 1971, a soli 10 anni, a Marina di Carrara con il fratello Enrico e poi le trafile nelle giovanili del club apuano per arrivare, dieci anni dopo, al campionato europeo (classe 470). Passano tre anni, siamo nel 1984, e arriva la partecipazione alle Olimpiadi di Los Angeles, sempre in equipaggio col fratello Enrico. L'anno successivo, poi, ecco il primo posto al campionato del mondo, con Enrico, proprio a “casa”, a Marina di Carrara. Ma anche la vittoria nel 1992 della Louis Vuitton Cup con “Il Moro di Venezia”, le quattro campagne nella Coppa America, la vittoria come tattico del 2005-2006 nella Volvo Ocean Race e il desiderio, oggi, di vedere un team tricolore nuovamente nella Coppa America. «Adesso – spiega Tommaso Chieffi – lavoro con armatori privati importanti e proseguo dunque l'attività. Con la barca di Andrea Rossi, con un equipaggio carrarino, per esempio, l'anno prossimo vorremmo partecipare alla Coppa del Re di Palma di Maiorca».
Questi i programmi tra presente e futuro e poi il passato legato a Marina di Carrara. «Qui a Marina di Carrara – ricorda – ho iniziato a 10 anni, sono sempre tesserato: la mia tessera ha cinque numeri, quelle nuove sei, questo per far capire da quanto sono tesserato con il club carrarese». Da lì inizia giovanissimo e a fine anni '70 quel club riesce a farsi spazio nel mondo anche tra club più importanti, diventando una fucina di talenti e proprio nelle acque carraresi i Chieffi raggiungono nel 1985 il titolo mondiale. «C'era una scuola – continua Tommaso – che con passione aveva coinvolto più famiglie e le famiglie con altrettanta passione contribuivano sostenendo i ragazzi. Il grande merito, poi, certamente va dato ai due fratelli Santella. Era un humus particolare, una base preparata, dove una realtà così piccola produceva atleti poi diventati famosi e riusciva a competere con grandi realtà». Una realtà che ultimamente, però, registra una flessione: una flessione nazionale, secondo il campione cresciuto nel club di Marina di Carrara, dovuta in parte all'aumento dei costi e anche alla perdita dell'attività di base che incide sulla formazione di un vivaio. «Difficile dire il perché – osserva – non ci sia stata continuità con quegli anni a Marina di Carrara, a maggior ragione visto che qui ci sto poco. Credo sia un fatto legato comunque alla flessione nazionale. Dobbiamo convincere gli armatori a cambiare formula per riportare l'Italia nell'ambito della Coppa America, sarebbe bello che un team partecipasse. L'attività di base è tutto, intanto, quindi le scuole, le barche, gli allenatori e tutto il resto. Poi sicuramente i costi alti, le risorse ristrette, hanno influito sulla mancanza di un vivaio». «Mi piacerebbe rientrare al Club – conclude – magari come tecnico o dirigente, intanto continuo con l'attività come dicevo, mentre sia i miei figli che quelli di mio fratello non hanno continuato la nostra strada...».
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