Il Tirreno

Addio Aquilino, simbolo di una Carrarese mitica

Una formazione della Carrarese: Aquilino è l'ultimo accosciato a destra
Una formazione della Carrarese: Aquilino è l'ultimo accosciato a destra

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CARRARA Aquilino Bonfanti, “Il Maestro” di calcio ci ha lasciato. Nella massima riservatezza, quasi per non disturbare nessuno, come era nel suo costume. Milanese, dopo una bella carriera da calciatore, era approdato in Valdinievole dove non aveva perso niente del suo accento milanese dall’erre meneghina. Classe 1943, globe-trotter del football italiano nonché estroso attaccante dai piedi fatati e dal ciuffo ribelle, debuttò in A nel lontano 1965, vestendo la maglia del Milan. Inter, Lecco, Catania, Catanzaro, Reggina, Pistoiese, Alghero Carrarese e Pontedera, le tappe di un lunga e prestigiosa carriera chiusa a 37 anni. Potrebbe bussare alle porte di qualsiasi club per tentare la carriera di allenatore professionista però non è ambizioso e non cerca gloria. Anzi sente di avere una vocazione innata: insegnare calcio ai giovani. Così sposa prima il progetto della appena nata Polisportiva Margine Coperta, agli inizi degli anni 80, assieme all'inseparabile amico Gigi Tonani, altro grande personaggio scomparso di recente. Sforna talenti su talenti ma soprattutto forma caratterialmente e moralmente generazioni di uomini che tuttora lo adorano. Stessa identica cosa nelle successive e gratificanti esperienza nei settori giovanili di Montecatinimurialdo, Borgo a Buggiano ed infine Giovani Via Nova, a pochi metri dalla sua abitazione di via Fucini. Fino al gennaio scorso, nonostante gli acciacchi, riesce a mettersi le scarpette consumate e a far vedere, con pazienza certosina, ai suoi piccoli allievi il modo giusto di calciare il pallone, di colpire di testa, di dribblare un avversario. La tattica l'ha sempre lasciata agli altri. Poi i primi segnali della malattia. Ci vorrebbe un ultimo tocco geniale del suo repertorio eccelso. E lui ce la fa perché supera l'operazione al pancreas. Ma il fisico è debilitato e l'avversario, una polmonite, impossibile da battere. La scorsa mattina la resa all’ospedale di Cisanello. L'ultimo saluto oggi alle 15,30 nella basilica di Santa Maria Assunta a Montecatini. La sua carriera iniziò con il botto: il 25 aprile del 1965, con la maglia del Milan, battendo la Juventus per 1-0. Quando passò al Lecco, contribuì con i suoi alla promozione in gol dei lariani dell’altro lago del lago di Como. Passò come detto all’Inter, al Verona in A, e in seguito al Catania, dove conquistò il titolo di capocannoniere con 13 reti nella massima serie dopo aver trascinato gli etnei dalla B alla A. Nel 72 va al Catanzaro, poi Reggina, Pistoiese, Alghero ed eccolo, il 2 novembre del 75, il debutto nella Carrarese. A Carrara ha lasciato il segno. Quando arrivò nel novembre del 1975, con la Carrarese in D (e che arrivò seconda dietro al Siena), l’attaccante titolare era già Marco Cacciatori, a 19 anni.

L’anno successivo Cacciatori andò al Carpi, poi tornò e la Carrarese stravinse la D. L’anno successivo, gli spareggi e la finale di Pistoia. Marco Cacciatori, bomber azzurro di quegli anni, ha ricordi affettuosi nei confronti di Aquilino Bonfanti. «Nella memoria ho immagini fantastiche legate ad Aquilino - ha rammentato "Caccetta" - Quelli con lui erano gli anni con cui avevamo vinto di tutto, a Carrara. Ci volevamo bene. Lui veniva dalle serie maggiori, ma nonostante questo aveva una grande umiltà. Era una persona eccezionale. Come poi spesso accade nella vita, ci siamo persi di vista e mi dispiace con tutto il cuore di avere appreso la notizia della sua scomparsa, perché oltre ad essere un grande giocatore, era un individuo con grandissime doti umane».

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Anche Giampiero Menconi, centrocampista azzurro, pur non avendo mai giocato con Bonfanti, ne ha un ricordo più che positivo: «La mia esperienza con lui - ha raccontato "Pirìn" - non deriva dall'aver condiviso lo spogliatoio. Abbiamo indossato la casacca della Carrarese in anni diversi e quando arrivai io, lui era già partito alla fine della stagione 78-79; io arrivari nel 79-80. Però lo rammento per averci giocato contro alcune volte e lo ricordo come un calciatore leale, molto dotato tecnicamente e soprattutto come una brava persona. Proprio per questo sono dispiaciuto che ci abbia lasciati, perché era uno sportivo e un uomo davvero stimabile». E il presidentissimo di quegli anni, Gianfranco Cecchinelli, ha voluto rispolverare un aneddoto, per ricordare Bonfanti. «Corrado Orrico ed io salimmo in auto alla volta di Pistoia, perché Aquilino giocava là. Arrivammo a Pieve a Nievole, a casa di Marcello Melani, allora presidente della Pistoiese, proprio per trattare l'eventuale acquisto di Bonfanti. Melani, quasi divertito dalla nostra proposta, ci chiese se eravamo andati a fare i furbi a casa sua. Questo perché era ben consapevole delle qualità di Bonfanti, per le quali non era così semplice convincerlo alla cessione. Per sottolineare ulteriormente la sua astuzia di dirigente sportivo, ci indicò le pareti della sala e ci disse: "Quelle pareti sono tappezzate di pelle di volpe!". E Orrico, secco, gli rispose: "Presidente, io sono di Volpara (frazione sulle colline massesi, ndc) e con le volpi devo combatterci tutte le notti!". Qualche tempo dopo, riuscimmo ad avere quel giocatore con noi. Della sua scomparsa l'ho appreso dalla stampa. Ne ho un ricordo indelebile, come di un uomo corretto e serio. Bonfanti ha dato molto alla città di Carrara e la notizia della sua scomparsa mi addolora molto». Proprio Corrado Orrico, allenatore del periodo d'oro della Carrarese di quegli anni, ha parlato di Aquilino come di un uomo vero, semplice e attaccato ai valori autentici della vita. «Abitava a Montecatini - ha rispolverato Orrico - e tutti i giorni, da pendolare del pallone, partiva dal suo paese e veniva ad allenarsi da noi. Spesso ci aspettavamo che fosse stanco ancor prima di iniziare gli esercizi, per via del viaggio. Invece lui era sempre il primo del gruppo a partire e l'ultimo a fermarsi, segno di una passione sportiva inesauribile. A volte gli dicevo "Ma perché non ti fermi a Carrara a dormire?" . Lui ringraziava, ma preferiva rientrare sempre dalla sua famiglia. Era un uomo semplice e di grande umiltà: nonostante avesse calcato i terreni di gioco della Seria A e avesse disputato qualche gara di Coppa dei Campioni, trattava i compagni in modo assolutamente normale e questo faceva di lui un uomo di spessore ancora maggiore». David De Filippi ©RIPRODUZIONE RISERVATA

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