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Tribunale

Massa, corsi fantasma al Cermec: in tre finiscono a processo – Di cosa sono accusati ex direttore e dipendenti

di Melania Carnevali

	L'ingresso dello stabilmento Cermec
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L'ingresso dello stabilmento Cermec

Secondo l’accusa, le attività formative non sarebbero state svolte o non avrebbero rispettato i requisiti previsti

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MASSA. Si è conclusa ieri davanti al gup la fase preliminare dell’inchiesta sui cosiddetti “corsi fantasma” di Cermec. Sono stati rinviati a giudizio Alessio Ciacci, all’epoca amministratore unico della società, Alessandra Dazzi, responsabile dell’area paghe e personale, e Maurizio Morelli, responsabile della formazione. Per loro si apre ora la fase dibattimentale del procedimento.

La vicenda nasce da un’indagine della Guardia di finanza, coordinata dalla Procura, sui presunti illeciti legati alla Formazione Industria 4.0 realizzata da Cermec nel biennio 2020-2021. Agli imputati viene contestato il reato di falso ideologico, con l’aggravante della continuazione.

Secondo la ricostruzione accusatoria, i corsi di formazione destinati ai dipendenti non sarebbero stati svolti, oppure non sarebbero stati realizzati nelle modalità richieste dalla normativa per consentire alla società di beneficiare del relativo credito d’imposta. Nonostante questo, secondo la Procura, ne sarebbe stato attestato il regolare svolgimento.

Un passaggio centrale dell’inchiesta riguarda dunque la documentazione prodotta per certificare le attività formative e consentire a Cermec di usufruire dell’agevolazione fiscale. La posizione dell’allora amministratore unico Alessio Ciacci viene collegata proprio alle attestazioni relative alla formazione. Sarà ora il processo a stabilire se le contestazioni formulate dalla Procura troveranno conferma e quali siano, eventualmente, le responsabilità individuali dei tre imputati.

I fatti contestati risalgono a una fase ormai lontana dall’attuale gestione di Cermec. Nel febbraio scorso l’ex amministratore unico Lorenzo Porzano aveva reso noto che la società aveva ricevuto un processo verbale di constatazione da parte del comando provinciale della Guardia di finanza, sezione Tutela finanza pubblica. Nel documento veniva ipotizzato un utilizzo indebito dei crediti d’imposta relativi a corsi che, secondo quanto contestato dalla Finanza, non sarebbero stati effettivamente realizzati.

I numeri spiegherebbero anche la rilevanza economica della vicenda. Nei bilanci della società relativi a quegli anni risultano infatti 120.982 euro di credito d’imposta nel 2020 e 110.795 euro nel 2021, per un totale di oltre 231mila euro. Si tratta del beneficio fiscale previsto per le aziende che investono nella formazione dei propri dipendenti nell’ambito del programma Industria 4.0.

Nello stesso periodo i bilanci di Cermec si erano chiusi con un utile di 50.460 euro nel 2020 e di 75mila euro nel 2021. Sono dunque proprio le modalità con cui vennero realizzate e documentate le attività formative, e il successivo ricorso al credito d’imposta, a essere finite sotto la lente degli investigatori.Dopo l’udienza preliminare di ieri, dunque, la vicenda passa alla fase del processo. Sarà il dibattimento a dover ricostruire il funzionamento dei corsi, verificare la documentazione prodotta e accertare se le attività formative indicate nei documenti siano state effettivamente svolte secondo i requisiti previsti. Per Ciacci, Dazzi e Morelli comincia ora il confronto in aula sulle contestazioni mosse dalla Procura. Il rpocesso inizierà il 22 gennaio.


 

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