Carrara, brutta sorpresa prima della ristrutturazione: spunta un contatore dimenticato e devono pagare 6 anni di arretrati
Nel 2020 acquistano un immobile all’asta. Ora vorrebbero iniziare a ristrutturarlo. Chiedono un allaccio per l’acqua a Gaia ma risultano morosi: niente servizio
CARRARA. Chissà se avrebbero acquistato quell’immobile se solo avessero saputo – in anticipo – a cosa dovevano andare incontro per ottenere un servizio essenziale, uno di quelli che diamo per scontati: l’acqua che scorre dai rubinetti di casa. Questa è l’Odissea di una famiglia carrarese che non può ristrutturare uno stabile di cui è proprietaria per colpa di un contatore – un allaccio idrico destinato all’uso di un idrante – di cui ignorava persino l’esistenza. Sentendosi in un cul-de-sac e non sapendo più quale strada imboccare per rimuovere l’ostacolo, ha deciso di raccontare la vicenda al Tirreno, che ha sottoposto il caso a Gaia spa, il gestore unico del servizio idrico.
La sorpresa
È gennaio 2020 quando una famiglia carrarese acquista a un’asta giudiziaria un immobile che si trova in centro-città. Dopo anni, adesso è pronta a iniziare la ristrutturazione. Ha bisogno dell’acqua e a luglio presenta a Gaia una richiesta di allaccio per il servizio idrico a uso civile. Arriva dunque un operatore per fare un sopralluogo e viene individuato un contatore, destinato al servizio antincendio. La famiglia viene così a sapere – è una scoperta – che legata a esso c’è una posizione debitoria.
La richiesta
E «Ci viene comunicato che, prima di procedere con l’allaccio richiesto è necessario regolarizzare tale posizione dalla data del nostro acquisto, cioè dal gennaio 2020» all’estate 2026.
Che cos’è
Ecco cosa è riuscita ad appurare la famiglia: «Quel contatore antincendio era legato a un’attività di falegnameria che veniva svolta nello stabile e che chiuse intorno al 2015. Il contratto era intestato all’affittuario di un precedente proprietario».
La contestazione
I nuovi proprietari dell’immobile ritengono irricevibile la richiesta di Gaia: «Noi non siamo gli eredi dell’intestatario del contratto». Per altro intendono rimuovere quel contatore perché «è di ostacolo – dicono – al nostro progetto di ristrutturazione».
Gli interrogativi
Ed ecco le domande che si pongono: primo quesito, «Perché un contatore legato a un’attività cessata da più di dieci anni non è stato disattivato e non sono stati messi sigilli?»; secondo, «Chi aveva il compito di verificare quell’utenza?»; e, soprattutto, «Perché deve diventare un ostacolo alla nostra richiesta di allaccio dell’acqua per uso civile?». Per rendere l’idea, «non ne conoscevamo nemmeno l’esistenza».
Sos avvocato
La famiglia, nel frattempo, ricorre a un avvocato, «che ha contestato la posizione del gestore – spiegano i diretti interessati – richiamando anche le disposizioni regolamentari indicate da Gaia». Risultato? Siamo al punto di partenza. Gaia «non ha risposto nel merito all’avvocato, gli ha inviato la stessa lettera spedita a noi. E ci è stato infine indicato che, qualora non fossimo d’accordo con l’interpretazione di Gaia, possiamo rivolgerci agli organismi competenti, tra cui Arera, e alle eventuali sedi giudiziarie. Lo faremo, se necessario. Nel frattempo vorremmo una risposta».
Il punto
Secondo loro è semplice. «Chiediamo solo l’allaccio dell’acqua a uso civile senza essere costretti a regolarizzare una posizione relativa a un diverso contatore che non abbiamo mai richiesto né utilizzato». «Non riteniamo normale – concludono – che una semplice richiesta di acqua potabile possa trasformarsi in una controversia che rischia di bloccare una ristrutturazione e costringere una famiglia ad affrontare ulteriori procedure e costi».
Qui Gaia
Il gestore unico del servizio idrico precisa, innanzitutto, che dalle verifiche effettuate risulta, che «una parte degli importi insoluti riguarda un periodo successivo al 2020, anno nel quale l’attuale proprietario è entrato nella disponibilità dell’immobile». Gaia «ha pertanto comunicato all’interessato la necessità di regolarizzare gli importi di propria competenza, come previsto dal Regolamento del Servizio idrico integrato, prima di poter procedere alla stipula del nuovo contratto». Precisa che «non è stato richiesto il pagamento di somme riferite al precedente intestatario per periodi anteriori all’acquisizione dell’immobile. La richiesta riguarda esclusivamente gli importi che, sulla base delle verifiche, risultano riferibili al periodo successivo all’immissione nella disponibilità dell’immobile». Gaia precisa che «la procedura non è finalizzata a impedire l’accesso al servizio idrico, né a trasferire sull’attuale proprietario eventuali debiti di precedenti intestatari. Si tratta della verifica della posizione connessa a un allaccio già presente nell’immobile e della regolarizzazione degli importi di competenza dell’attuale avente titolo, come previsto dalla disciplina». Gaia assicura che «svolgerà le necessarie verifiche tecniche sulla situazione segnalata», cioè sulle «caratteristiche e la collocazione dell’allaccio ad uso idrante». L’obiettivo del gestore del servizio idrico «è consentire la conclusione della procedura nel rispetto delle disposizioni regolamentari» «e resta a disposizione per un’informazione aggiuntiva» ai diretti interessati o a chi dovesse trovarsi in situazioni analoghe e fornisce il numero verde di consulenza: 800-223377.
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