Erosione sulla costa apuana, sabbie di ripascimento “mirato” nei punti critici: c’è uno studio – Cosa prevede
L’obiettivo è capire, attraverso lo studio delle correnti e del moto del mare, dove collocare i sedimenti per contrastare il fenomeno. Lorenzetti: «Zone della costa individuate dai tecnici in base alle correnti»
MASSA. Un ripascimento il più possibile mirato, tale da tenere conto dei punti più critici lungo il litorale apuano, della tipologia della sabbia, ma soprattutto delle correnti del mare. Ecco l’obiettivo per il prossimo atto nella difesa delle spiagge, in programma per febbraio-marzo del 2027.
Le parole di Lorenzetti e il porto di Marina di Carrara
«È l’Autorità portuale che deve assolvere al riposizionamento delle sabbie e valuterà i punti con l’ausilio dei tecnici della Regione», conferma a Il Tirreno Gianni Lorenzetti, presidente della IV commissione Gestione del territorio e ambiente della Regione Toscana. Insomma, una fase preliminare per capire dove è meglio posizionare le sabbie è prevista. Anche perché, sottolinea Lorenzetti, «i sedimenti non vengono posizionati sulla spiaggia, ma nel mare, il più vicino possibile alla costa. Bisognerà quindi tenere conto delle correnti, del moto del mare in modo tale che possa collocare la sabbia in modo naturale».
In particolare, quella davanti al Porto di Marina di Marina di Carrara, che prima non poteva essere utilizzata e che «deve essere messa in ricircolo: di conseguenza – spiega Lorenzetti – si terrà conto delle correnti e delle tecniche che possano portare a questo obiettivo». La novità, infatti, è la delibera regionale che riguarda l’utilizzo delle sabbie per i ripascimenti, “sbloccando” i sedimenti presenti al Porto di Marina di Carrara. «L’Autorità portuale – aggiunge Lorenzetti – sta valutando per capire come agire». Insomma, questa fase di studio è già stata “inglobata” nella procedura.
I balneari
A ribadire il problema di dove posizionare la sabbia per renderla efficace sono stati i balneari, rappresentati dalla presidente del Consorzio balneari Massa Itala Tenerani, durante “Terre scolpite”, programma d’approfondimento andato in onda su NoiTv dedicato stavolta all’erosione. Oltre alle sabbie carrarine, la prospettiva è di farne arrivare delle altre da Viareggio.
«Nel 2021-2022 – ha ricordato Tenerani in trasmissione – c’è stato un ripascimento dal porto di Viareggio, realizzato in tre anni, che ha portato circa 100mila metri cubi di sabbia. In pochi anni non è rimasto più nemmeno un granello e la situazione è notevolmente peggiorata negli ultimi due anni. A Poveromo, rispetto al ripascimento precedente, mancano più di 40 metri di profondità sulla spiaggia. Il problema – ha detto ancora Tenerani in onda – è che bisogna difendere la costa, capire come funziona lì la corrente e dov’è il posto migliorare per posizionare la sabbia». Da qui la domanda: «Ci sono degli studi da questo punto di vista?».
Il documento
Lorenzetti ha annunciato la presenza di un protocollo di intesa tra la Regione Toscana e l’Autorità di sistema portuale – ancora da sottoscrivere – che «definisce la gestione dei sedimenti provenienti dalle operazioni di dragaggio e il loro utilizzo». E sempre Lorenzetti ha anche assicurato: «La sabbia verrà posizionata con degli accorgimenti tecnici. Lungo la linea di costa ci pensano le correnti, a seconda degli studi».
Per una parte della costa apuana (la zona di Ronchi), però, era stato realizzato un progetto dal Genio civile che prevede sì un ripascimento di 100mila metri cubi da Viareggio, ma anche lo spostamento del pennello di Poveromo di 10 metri, con relativo allungamento della radice, oltre all’innalzamento delle opere alla foce del Magliano per combattere l’accumulo di lavarone.
«In questo momento – spiega Lorenzetti – quella fase è ferma in attesa delle risorse che servono; poi c’è stata qualche resistenza da parte dei Comuni confinanti verso sud per quanto riguarda nuovi pennelli. Ogni volta che ne viene realizzato uno, questo sposta la corrente più a sud».
Sulle strategie da utilizzare Tenerani ha suggerito: «Prendiamo contatti con le aziende che sviluppano nuove tecnologie da posizionare in mare». Su questo Lorenzetti frena: «Bisognerebbe “scomodare” lo Stato e così allungare i tempi».
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