Massa Carrara, case Erp al 73% dei richiedenti ma restano fuori in tanti. Sfratti in calo – Il report
Chiesta l’esecuzione di 267 sfratti, il numero risulta in calo. Il bisogno potenziale di un alloggio pubblico, cioè quelle famiglie che hanno un Isee basso, è soddisfatto al 54,9%
MASSA. Intanto, in premessa, un aspetto positivo: sull’assegnazione di case popolari la zona di Massa-Carrara è tra le migliori in regione, seconda solo a Livorno e ad Arezzo. C’è un però: ad essere soddisfatta è circa la metà delle famiglie che avrebbero potenzialmente bisogno di un alloggio Erp. Famiglie che hanno un reddito inferiore alla soglia stabilita per fare domanda e partecipare quindi alle graduatorie (detto in cifre: 16.500 euro), ma che non hanno una casa di proprietà, e quindi si devono “arrangiare” con l’affitto. I numeri salgono, e superano il 70%, se si parla invece del bisogno conosciuto, cioè quei nuclei che hanno ricevuto o hanno presentato tutti i moduli e sono stati ammessi in graduatoria.
A fare una fotografia della situazione è il report “Abitare in Toscana 2025”, realizzato ogni anno dall’Osservatorio Sociale Regionale e che tocca diversi aspetti del diritto alla casa, tra cui l’Edilizia residenziale pubblica.
Case popolari
È qui che Massa-Carrara “porta a casa” un risultato migliore se si guarda ad altre zone toscane. La questione riguarda il soddisfacimento del bisogno espresso e di quello potenziale espresso dalle famiglie. Partiamo dal bisogno conosciuto nella zona-distretto delle Apuane: quello già soddisfatto – nel 2024 – era di 2.538 nuclei familiari; quello conosciuto ma non soddisfatto – chi ha presentato domanda ed è in graduatoria per un casa, come si specifica nelle note- riguarda invece 927 famiglie. Il totale è di 3.465. Forma più o meno lo stesso numero di famiglie chi esprime un bisogno potenziale, cioè chi ha un Isee inferiore ai 16.500 euro e non vive in una casa di proprietà, bensì in affitto: nelle Apuane sono 4.623. Si arriva così alla percentuale di soddisfacimento del bisogno: per quello conosciuto Massa-Carrara arriva al 73,2%, mentre per quello potenziale si ferma al 54,9%.
In Lunigiana
Numeri che restano comunque tra i migliori in regione. In Lunigiana la situazione peggiora solo per le famiglie che potenzialmente avrebbero bisogno della casa popolare: qui la possibilità di soddisfazione arriva al 44%. Per il bisogno conosciuto, invece, si viaggia sempre sul 73,6%.
Emergenza abitativa
Ci sono poi le situazioni d’emergenza, quelle per cui è necessario trovare una soluzione immediata per scongiurare gravi criticità. In questo settore nelle Apuane ci sono 13 alloggi a disposizione, mentre i nuclei familiari accolti sono 17. Il report sottolinea i diversi fattori che hanno segnato anche un aumento di queste situazioni: l’aumento dei canoni di locazione, la scarsità di alloggi pubblici o a canone sostenibile, la precarietà lavorativa e la presenza di sfratti per morosità incolpevole
Sfratti
Si arriva così a un altro tema analizzato, uno dei più delicati: gli sfratti. Nella provincia di Massa-Carrara i provvedimenti emessi nel 2024 sono stati 140, un po’ meno – del 5% - rispetto all’anno precedente. In 267 casi ne è stata chiesta l’esecuzione, stavolta meno 17% se si guarda al 2023. Calo significativo anche per gli sfratti eseguiti: nel 2024 sono stati 64, un meno 24% sul 2023, una delle diminuzioni più importanti a livello regionale. L’incidenza degli sfratti è diminuita un po’ ovunque rispetto agli anni precedenti, con qualche eccezione. Tuttavia, nota il report, «se da un lato è da vedere se ciò sia sintomo di un cambiamento di più ampio respiro o se sia una variazione episodica, d’altra parte è possibile immaginare che ciò sia connesso al contestuale aumento dei contratti di affitto a breve termine».
Il commento
In ogni caso «la crisi abitativa che attraversa il Paese colpisce anche il territorio di Massa-Carrara, coinvolgendo sempre più persone. Per questo – avverte Nicola Del Vecchio, segretario generale della Cgil di Massa-Carrara – richiede interventi strutturali e immediati. Il Piano Casa approvato dal governo è del tutto inadeguato se non addirittura dannoso. È insufficiente dal punto di vista delle risorse, manca di una visione di lungo periodo, non riconosce il ruolo degli enti locali e non pensa alla casa come un diritto sociale fondamentale. Il governo sembra - per usare un eufemismo - voler rispondere più ad interessi particolari che ai bisogni delle persone più fragili. Penso anche alla scelta, sbagliatissima, di azzerare il fondo morosità incolpevole, oltre a quella di non essere tornati a rifinanziare il fondo contributo affitto come chiediamo da tempo. Servono il recupero effettivo del patrimonio di edilizia residenziale pubblica esistente, che andrebbe incrementato, non svenduto. Servono misure: penso all'housing sociale, per tutte e tutti coloro che non hanno i requisiti per entrare in graduatoria Erp ma che da soli non ce la fanno a pagare un affitto né tanto meno a comprare una casa nel libero mercato anche a causa dei bassi salari, della precarietà, del lavoro povero. Serve, nelle grandi città, affrontare il tema degli affitti brevi. È inoltre necessario utilizzare il patrimonio abitativo privato sfitto e aprire un confronto permanente con le organizzazioni sindacali degli inquilini.
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