Italia
The Italian Sea Group, oltre 500 lavoratori verso la cassa integrazione
Prima la nota sul “ricorso in bianco”, poi l’incontro coi sindacati. L’azienda attende la nomina del commissario. Da Fim, Fiom, Uilm grande preoccupazione per il futuro del gruppo
CARRARA. Dopo ormai oltre quattro mesi dall’apertura della crisi, quella di ieri è stata una delle giornate più lunghe e più dense di preoccupazione per il futuro di The Italian Sea Group, operatore globale della nautica di lusso, quotato su Euronext Milan e attivo nella costruzione e refit di motoryacht e sailing yacht fino a 140 metri.
Dall’annuncio della richiesta del concordato in bianco alla comunicazione ai sindacati della prossima attivazione della Cigs. Per Nicola Del Vecchio, segretario generale della Cgil di Massa Carrara, il caso Tisg porta con sé il rischio di una «bomba sociale: 550 lavoratori diretti e oltre millecinquecento dell’indotto sono coinvolti».
Prima la nota
La giornata è stata aperta da una nota in cui Tisg ha comunicato che «il consiglio di amministrazione riunitosi il 30 giugno ha deliberato di procedere al deposito del ricorso ai sensi dell'art. 44 del decreto legislativo 12 gennaio 2019, n. 14 (domanda prenotativa), al fine di accedere agli strumenti di tutela previsti dall’ordinamento e preservare la continuità aziendale e il valore del patrimonio sociale, nell'interesse della società, dei propri creditori e di tutti gli stakeholder».
La decisione, è stato spiegato, «è stata principalmente determinata dall’ultima evoluzione delle interlocuzioni con gli armatori, che non ha consentito di continuare a ritenere il risanamento attuabile nel solo percorso della composizione negoziata. Alla luce dell’evoluzione di tali interlocuzioni, Tisg ha ritenuto necessario anticipare il cambio di percorso verso il deposito del ricorso, al fine di evitare che il decorso del tempo possa ridurre le possibilità di risanamento a sua disposizione. La delibera oggi adottata tiene conto della necessità di anticipare le tempistiche inizialmente prospettate, per consentire alla società di accedere agli strumenti di tutela approntati dall’ordinamento per le imprese economicamente produttive ma che si trovano in difficoltà finanziaria. Il cda ha quindi deliberato di dare mandato al presidente e amministratore delegato, conferendogli i più ampi poteri al fine di presentare il ricorso in questione. Il deposito del ricorso consentirà alla società di operare sotto la protezione delle misure previste dalla legge».
Tisg ha concluso spiegando che «la società fornirà tempestivi aggiornamenti al mercato sull’evoluzione della situazione, in conformità agli obblighi informativi previsti dalla normativa applicabile». Una formula tecnica per illustrare il provvedimento, a distanza di poche ore oggetto di un riscontro da parte dei sindacati, che hanno incontrato la proprietà nella tarda mattinata di ieri, 1 luglio.
Le sigle
Le segreterie territoriali di Fim, Fiom e Uilm, a seguito dell'incontro con la direzione aziendale, hanno espresso «forte preoccupazione e allarme a seguito delle ultime comunicazioni. In data 1° luglio 2026 l’azienda ha depositato domanda di accesso agli strumenti di tutela del patrimonio, il cosiddetto “concordato in bianco”, confermando la grave crisi di liquidità già emersa con perdite rilevanti accertate dal cda stesso. Contestualmente, la direzione ha comunicato la volontà di procedere per l’attivazione della Cigs (cassa integrazione straordinaria) per crisi aziendale, che coinvolgerà i dipendenti diretti del Gruppo, lasciando tuttavia un interrogativo aperto sulla gestione degli oltre 1.500 lavoratori dell’indotto».
L'azienda ha inoltre comunicato, proseguono le tre segreterie sindacali, «che in caso di impossibilità di rinegoziare i contratti con gli armatori, aspetto che farebbe venir meno la tenuta del piano di risanamento, si potrebbe aprire lo scenario liquidatorio o in alternativa la vendita del cantiere».
Fim, Fiom e Uilm ritengono che «il concordato in bianco, strumento che congela le azioni dei creditori, non può diventare nella maniera più assoluta un alibi per scaricare su lavoratori e indotto il costo della ristrutturazione. Riteniamo inaccettabile che a pagare il prezzo di scelte industriali e di gestione delle commesse sbagliate siano sempre e solo lavoratrici e lavoratori. Come organizzazioni sindacali riteniamo non più prorogabile la convocazione immediata di un tavolo di crisi con Azienda, Regione Toscana, Autorità di Sistema Portuale e Ministero delle Imprese e del Made in Italy». Infine, spiegano Fim, Fiom e Uilm, «in merito alla gestione della Cigs, chiederemo al tavolo di confronto con l'azienda la rotazione del personale coinvolto, maturazione dei ratei e anticipi del trattamento per evitare ulteriori perdite salariali ai lavoratori e lavoratrici e una tutela per le maestranze dell'indotto». «Abbiamo sostenuto fin da subito – chiude Del Vecchio – che la composizione negoziata non avrebbe risolto la cristi di Tisg. A questo punto è necessario aprire un tavolo di crisi con le istituzioni».
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