Guerra
Massa, estratto marmo per tre anni senza via libera ambientale - L'accusa dell'opposizione
Dal sopralluogo di Arpat emerse irregolarità a cava Piastreta sul Monte Sella
MASSA. Marmo estratto per tre anni senza titolo autorizzativo ambientale valido e criticità nella gestione delle acque e della marmettola. È quanto emerso dal controllo congiunto eseguito dal Dipartimento Arpat di Massa Carrara insieme al Nipaaf dei Carabinieri Forestali e ai Guardiaparco alla M70 Piastreta, a oltre 1.500 metri di altezza sul monte Sella, nel comune di Massa. Un sopralluogo effettuato lo scorso giugno e reso noto adesso da un’interrogazione della consigliera comunale del Polo progressista e di sinistra, Daniela Bennati. Un’interrogazione in cui la consigliera chiede a sindaco e giunta di «sapere la motivazione per la quale risulta ancora in essere l’autorizzazione all’escavazione per la concessione M70 in assenza di titolo paesaggistico indispensabile a tale attività», e a cui ha risposto l’assessora alle attività produttive Alice Rossetti sostenendo che «la richiesta fa riferimento a titoli abilitativi di competenza del Parco».
Il punto focale
Le verifiche nella cava, spiega la relazione di Arpat, «sono state programmate a seguito di segnalazione ambientale per presunte violazioni delle prescrizioni autorizzative da parte della ditta esercente». Il punto centrale riguarda la validità dei titoli autorizzativi. Dopo l’analisi della documentazione, ha Arpat ha evidenziato che la richiesta di proroga presentata nel 2023 sarebbe «avvenuta con il titolo autorizzativo da prorogare non più in corso di validità, rendendone inefficace il prolungamento dei termini». Di conseguenza, prosegue la relazione, «i volumi escavati tra agosto e dicembre 2022 e negli anni 2023, 2024 e 2025 risultano estratti in assenza di PCA».
Criticità nella gestione delle acque
Una condotta che, secondo Arpat, «configura l’esecuzione del progetto in assenza di provvedimento di Via in corso di validità, per la quale è prevista la sanzione». Durante il sopralluogo sarebbero emerse anche criticità nella gestione delle acque in galleria. I tecnici hanno rilevato che «gran parte della superficie della galleria presentava accumuli di acqua e presenza di fango», con ruscellamenti lungo la pavimentazione. Inoltre «in una zona del sistema di raccolta era presente un accumulo di marmettola».
Arpat sottolinea che, pur non trattandosi di acque provenienti direttamente dal taglio, «una gestione simile favorisce il trasporto di materiale fine lungo la pavimentazione, ipotesi esplicitamente esclusa dalle prescrizioni al progetto di coltivazione». Il controllo ha quindi evidenziato sia l’aspetto autorizzativo, legato alla validità dei titoli, sia le modalità operative di gestione delle acque e dei fanghi all’interno delle gallerie, elementi che saranno oggetto degli ulteriori provvedimenti previsti dalla normativa ambientale.
L'accusa del Polo progressista
«Chiediamo da tempo chiarimenti sull’estrazione del marmo nel nostro Comune, come risposta però riceviamo silenzi sugli accessi agli atti o risposte dalla Giunta piene di lacune - fa sapere il Polo progressista -. L’ultima in ordine di tempo la risposta all’interrogazione sulla situazione di Cava Piastreta sul Monte Sella. L’assessora se ne è lavata le mani da una parte e dall’altra ha ignorato la legge e il regolamento comunale agri».
Per il Polo progressista «tutto questo è grave. Prima di tutto per i possibili danni ambientali derivanti da una escavazione fatta ad oltre 1200 metri di quota in una Zona di interesse comunitario, protetta anche dalle leggi della Comunità Europea, poi per la violazione di norme che regolano l’escavazione, in terzo luogo perché è stato sottratto un bene comune appartenente alla collettività senza le previste autorizzazioni».
Il gruppo consiliare fa sapere di aspettarsi «almeno una risposta dubitativa, soprattutto perché la legge regionale 35/15 prevede che l’amministrazione comunale debba sospendere le autorizzazioni nel caso vengano meno i requisiti essenziali. La Pca è requisito essenziale per il rilascio di autorizzazione a escavare, ma il Comune non ne ha tenuto conto e ha permesso alla società di continuare a escavare senza la Pca e registrando i passaggi di materiale alla pesa comunale. L’assessora ha inteso lavarsene le mani scaricando su altri, il Parco delle Alpi Apuane, l’onere del controllo dimenticando gli oneri in carico all’amministrazione, visto soprattutto che l’amministrazione è stata edotta da Arpat sulla mancanza dei titoli necessari. Parrebbe abbia preferito . conclude il Polo progressista - lasciar continuare ad escavare nonostante l'irregolarità della situazione».
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