Toscana
Massa, 30enne inseguita in auto mentre va a un incontro di lavoro: «Ore da incubo, il mio racconto per proteggere altre donne»
Il giorno dopo essere stata inseguita e molestata da un uomo che si trovava a bordo di un furgone la giovane donna si è recata dalle forze dell’ordine per segnalare quanto accaduto: «Se fosse riuscito ad aprire la portiera, ho pensato che poteva davvero finire male»
MASSA. Un giorno qualunque, un piccolo spostamento in auto per un appuntamento di lavoro in Alta Versilia, si è trasformato in un incubo per una giovane donna massese di circa trent’anni.
Era da poco passato mezzogiorno quando si è messa alla guida della sua auto, partendo dalla zona del litorale e diretta verso lo Stazzemese.
«Arrivata a Montignoso – racconta al Tirreno la donna (di cui omettiamo il nome per tutelarla), noto che dietro di me c’è un furgone bianco che mi si “appiccica” dietro la macchina. Non ci faccio più caso di tanto, penso “è uno dei soliti “scemi” che vogliono andare in fretta”».
Il viaggio prosegue. «Una volta arrivata sull’Aurelia – continua il racconto – il furgone bianco mi sorpassa, poi accosta. Io, con la mia auto, lo supero». Non appena che la trentenne sfreccia a fianco del furgone, questo riparte e riprende a seguirla.
«Mi segue per venti minuti – prosegue la ricostruzione – fino a che non arrivo nel luogo del mio appuntamento».
La chiara sensazione che quella strana condivisione di percorso nascondesse in realtà altri fini da parte del conducente del furgone, scatta quando la donna, per raggiungere il luogo dell’appuntamento (un’azienda dell’Alta Versilia, appunto) svolta a destra senza mettere la freccia. «Lui dapprima tira dritto, poi però fa inversione di marcia e arriva nel punto in cui io mi ero fermata. Erano circa le 13,30 ed ero in anticipo rispetto all’appuntamento che avevo fissato, quindi dovevo causa forza maggiore aspettare in quel punto», riporta la donna.
Che comunque, dentro di sé, per superare la paura, cerca di trovare altre spiegazioni. «Ho pensato che, alla fine, si trattasse solo di una coincidenza, che magari quell’uomo fosse diretto davvero all’azienda dove avevo fissato l’appuntamento. Ho pensato addirittura che fosse lui la persona che avrei dovuto incontrare, dal momento che era la prima volta che mi recavo là e che non conoscevo di persona i miei interlocutori».
Tutte spiegazioni vane, purtroppo. Mentre la donna resta barricata in auto in attesa che arrivi davvero l’uomo che doveva incontrare per lavoro, il conducente del furgone (bianco, di marca Citroen, come riporta lei stessa)scende dal furgone, inizia a guardarsi attorno. «Quel luogo in cui mi trovato era immerso nel verde; lungo il terreno, un torrente a strapiombo. Mi metto a guardare il telefono, ma l’uomo, un tipo sulla quarantina, pallido e dall’aspetto un po’ trasandato, si avvicina al finestrino e mi domanda se questa è la via che cercava, dicendone il nome. Mi dice che deve andare al civico duecento di quella strada. Per non mostrare paura, abbasso alcuni centimetri il finestrino e gli dico di andare più giù, quell’immobile a fianco si trovava a un civico molto inferiore. Lui mi ringrazia e va via col furgone».
Passano pochi minuti e l’uomo si ripresenta, sempre col furgone. «Lo parcheggia davanti alla mia macchina, scende e continua a guardarsi attorno. Poi si dirige di nuovo verso la mia auto. Si avvicina e comincia a farmi domande: “ce l’hai un accendino?”, “sei di qui?”». La paura nella giovane donna comincia a salire, ma lei prontamente avverte per messaggio il titolare dell’azienda di sbrigarsi e intanto chiama il suo compagno. Il conducente del furgone diventa insistente. «Lavori qui?», continua a domandarle. Lei gli risponde un secco «no», lui torna al furgone, si siede alla guida, fruga nel cruscotto fra le sue cose. Passano minuti interminabili, «poi l’uomo torna verso il mio finestrino. Io intanto continuo a chiamare il mio compagno». Fino a che il fidanzato della ragazza arriva e l’uomo se ne va col suo furgone.
È difficile per la giovane donna descrivere il groviglio di sensazioni che ha provato in quei momenti, in cui però è riuscita a rimanere forte e lucida, a non farsi prendere dal panico. «Mi viene male a pensare che mi sono trovata davanti uno di quei pervertiti di cui ogni giorno si sente parlare in televisione. Ma quando le notizie di molestie e inseguimenti, come quello capitato a me, arrivano dai media, ti sembrano lontani. Se si fosse spinto oltre, se fosse riuscito ad aprire la portiera, ho pensato che in tutto quel tempo potrei essere finita giù in quel torrente senza vita. Quando ti capita una storia del genere non sei mai pronta, capisci che sei in pericolo e cerchi di fare le scelte migliori», riflette.
L’indomani mattina la donna si è recata dalle forze dell’ordine. «Non c’è stato contatto fisico con questa persona e fare denuncia non è stato possibile – spiega – Ma la segnalazione l’ho lasciata. Non voglio che questa mia storia resti nascosta. Ho voluto raccontarla per salvare altre donne, per metterle in guardia».
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