Il Tirreno

L’operazione

Massa, maxi inchiesta “il botto” per falsi incidenti: sei condanne

di Melania Carnevali

	Un estratto del video realizzato dagli inquirenti sul caso  
Un estratto del video realizzato dagli inquirenti sul caso  

Il tribunale ha emesso la sentenza del primo filone: pene fino a sette anni e mezzo e interdizioni professionali. Previsti anche risarcimenti alle compagnie assicurative per centinaia di migliaia di euro

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MASSA. Si chiude con una lunga serie di condanne per corruzione, assoluzioni e reati prescritti il primo filone della maxi inchiesta sui falsi incidenti stradali, nota come operazione “Il botto”. Il tribunale di Massa ha pronunciato la sentenza nei confronti di undici imputati, ritenuti coinvolti, a vario titolo, in un sistema che tra il 2012 e il 2019 avrebbe inscenato decine di sinistri stradali per ottenere indebiti risarcimenti dalle compagnie assicurative.

Le condanne

Le condanne principali riguardano Federico Radicchi (difeso dagli avvocati Maria Grazia Menozzi e Luca Pietrini), indicato dalla procura come promotore e organizzatore del sistema, condannato a sette anni e sei mesi di reclusione per corruzione e associazione per delinquere. A suo carico, il tribunale ha disposto l’interdizione perpetua dai pubblici uffici e, per cinque anni, dall’esercizio della professione forense.

La sentenza stabilisce inoltre che Radicchi dovrà risarcire diverse compagnie assicurative tra cui Generali, Allianz, HDI, Axa, Helvetia e Cattolica, con provvisionali immediatamente esecutive, come 75. 035 euro a favore di Generali Italia spa, 13.000 euro per Allianz e 34.000 euro per Axa.

Condannato per gli stessi reati, perché considerato promotore di un secondo filone, Emiliano Gentili (difeso dall’avvocato Antonio Giannotti): per lui il giudice ha disposto una pena di sei anni e nove mesi di reclusione, con interdizione perpetua dai pubblici uffici. Stefano Radicchi, fratello di Federico e assistito dagli stessi legali, è stato condannato a sei anni e tre mesi di reclusione solo per corruzione come Jonatha Cirillo (difeso dalle avvocate Valentina Antonini e Giuliana Filiciani), mentre Lino Stefano Palla (avvocato Riccardo Balatri), medico radiologo, ha ricevuto sette anni di carcere. Infine, Paolo Comiotto (avvocato Francesco Marenghi), investigatore privato, è stato condannato a otto mesi di reclusione, pena sospesa e non menzione, solo per aver favorito una pratica assicurativa irregolare (a lui non era stata contestata la corruzione).

Le assoluzioni

Il tribunale ha pronunciato diverse assoluzioni perché il fatto non sussiste. Sono stati assolti: Cesare Tonini (avvocati Pellerano e Iacopetti), medico, da una delle accuse principali; Paolo Comiotto, per un’ulteriore contestazione; Emiliano Gentili e Silvia Palamidessi, per un’ipotesi di corruzione; Vincenzo Verduci (avvocato Gianpaolo Carabelli), medico, per un’accusa di falso certificativo.

I reati prescritti

Prescritti i reati di falso, truffa assicurativa e anche quello di associazione per delinquere per tutti gli imputati eccetto due (i due considerati promotori). La prescrizione ha riguardato, tra gli altri, Federico e Stefano Radicchi, Cirillo, Palla, Tonini, Fillini, Mucciarelli, Gentili, Verduci e Palamidessi.

I risarcimenti

Il tribunale ha stabilito anche il risarcimento dei danni in favore delle compagnie assicurative costituite parte civile. Generali Italia spa riceverà risarcimenti da Federico Radicchi, Stefano Radicchi, Jonatha Cirillo e Lino Stefano Palla, con pagamento in solido delle spese di costituzione pari a 15. 243 euro oltre il rimborso spese generali. HDI Assicurazioni spa sarà risarcita da Federico Radicchi, Palla Lino Stefano e Emiliano Gentili per complessivi 11. 586,20 euro più oneri accessori; Allianz spa riceverà 13. 000 euro più 8. 772,80 euro per spese legali; Società Cattolica di Assicurazione soc. coop da Radicchi Federico e Palla Lino Stefano in solido 8. 772,80 euro; Helvetia Compagnia Svizzera d’Assicurazioni sa 6. 097,50 euro; Axa Assicurazioni spa riceverà 34. 000 euro e 8. 772,80 euro per spese di costituzione. Rigettate le richieste di risarcimento nei confronti di Comiotto Paolo e di altri imputati per reati estinti o prescritti.

La maxi inchiesta

L’inchiesta, avviata dalla Procura di Massa, aveva ipotizzato un sistema collaudato: incidenti stradali simulati, accessi al pronto soccorso, certificazioni mediche e pratiche legali utilizzate per ottenere risarcimenti di entità contenuta, così da non destare sospetti.

Secondo la ricostruzione dell’accusa, Federico Rebecchi si sarebbe avvalso di un team di avvocati, medici e attori per mettere a segno la truffa. Tutto sarebbe partito in strada, dove venivano inscenati, sempre secondo quanto ricostruito dall’accusa, i falsi incidenti con tanto di attori improvvisati. Dal pronto soccorso in poi sarebbero entrati in campo i medici per i certificati e le successive proroghe. Non si trattava quasi mai di grossi incidenti. Le lesioni, quello che in gergo tecnico si chiama “danno biologico”, non superava mai il 14 per cento. Quello chiuso ieri è però solo il primo filone. Un secondo filone coinvolte oltre cento imputati ed è ancora in corso. Sono già prescritti però gran parte dei reati contestati. Il deposito delle motivazioni è previsto entro 90 giorni. Dopodiché sarà possibile presentare appello.

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