«Siamo dell’ufficio antifrode», poi spariscono 27mila euro: 30 casi di truffa bancaria in provincia – Come funziona
Massa-Carrara, tutto inizia con un sms oppure con una telefonata: «Occhio, i malviventi usano una tecnologia sempre più avanzata»
MASSA. Lo schermo del cellulare si illumina. È un sms, il mittente – almeno all’apparenza – è la chat della banca, la stessa con cui sono arrivate alcune comunicazioni ufficiali. «È stata richiesta un’autorizzazione di pagamento di 1.500 euro. Se non ha effettuato lei l’operazione, contatti il servizio clienti». E qui si aprono due possibilità: in alcuni casi, viene indicato un numero di telefono da contattare; in altri, c’è un link su cui cliccare e, una volta fatto, si apre un sito identico a quello della propria banca. Nelle truffe più sofisticate – sì, perché di truffe si sta parlando – arriva pure una telefonata da un numero che è effettivamente quello della sede della banca. «I truffatori – spiega Francesca Galloni, avvocata per Confconsumatori Massa Carrara – utilizzano dei sistemi che fanno apparire come numero di chiamata il fisso che vogliono, copiando così quelli delle sedi degli istituti bancari».
Ovviamente non appena il malcapitato risponde, dall’altro lato dello smartphone la voce afferma di essere del servizio antifrode della banca. Hanno telefonato – dicono loro – per verificare in diretta con il cliente l’origine di queste presunte operazioni sospette. «C’è chi ha controllato il numero ed effettivamente – sottolinea Galloni – corrispondeva a quello del proprio istituto. E questo fa cadere nel tranello, perché all’apparenza non c’è alcun motivo per dubitare».
Arriva quindi il momento del link, che porta a un sito “copia” di quello bancario. La vittima inserisce lì le credenziali per il “controllo” e la truffa è fatta. Allora sì che – paradossalmente – partono i bonifici preannunciati beffardamente all’inizio.
In alcuni casi le truffe sono talmente sofisticate che i malviventi non hanno nemmeno bisogno dei codici di accesso al conto. «Di recente un signore della provincia – spiega l’avvocata – ha solo risposto al telefono. Gli hanno chiesto il numero di cellulare, lui non ha mai comunicato le proprie credenziali, ma i malviventi sono comunque riusciti a entrare nel conto, facendo partire tre bonifici istantanei da 9mila euro ciascuno». Così l’uomo si è visto sparire in pochi minuti 27mila euro in totale.
In un altro episodio, accaduto sempre in provincia – a Massa –, è stata la stessa malcapitata, una signora di 50 anni, ad effettuare i bonifici. «Al telefono – spiega Galloni – le si erano presentati come servizio antifrode della banca: c’erano dei bonifici in uscita e lei per bloccarli avrebbe dovuto versare – sempre tramite bonifico – i soldi su un altro Iban, fornito da loro, e in questo modo avrebbero provveduto al ristoro». Così la donna s’è vista portare via 1.700 euro, poi restituiti grazie al ricorso effettuato dall’associazione dei consumatori all’Arbitro bancario e finanziario, che «ha condannato la banca a risarcire interamente i soldi alla cittadina», fa sapere Galloni. Sentenza, questa, ancora più significativa, sottolinea l’avvocata: «Era stata la donna stessa a effettuare i bonifici. Però l’istituto – per l’Arbitro bancario – non aveva dimostrato di aver messo in essere un sistema di autenticazione forte a tutela dei propri clienti». Con la stessa motivazione è stata risarcita anche una ragazza, sempre residente a Massa. La tecnica è sempre quella: l’sms, le credenziali, il conto svuotato di 11mila euro. «La giovane – spiega Galloni – aveva paura di avere perso tutto, ma le sono stati restituiti tutti i soldi sempre per lo stesso principio».
Le truffe che sfruttano finti sms o chiamate dalla banca sono tante in provincia. «Negli ultimi due anni – stima Galloni – abbiamo seguito circa una trentina di casi. E, tramite il ricorso all’Arbitro bancario e finanziario, abbiamo recuperato in totale circa 100mila euro, sempre in provincia».
Con gli inganni bancari spesso vengono prelevate cifre importanti. Diverso è il caso di un’altra truffa che sta “spopolando” di recente in provincia. Anche qui tutto inizia con un sms o un WhatsApp: stavolta, però, il presunto mittente è l’Asl o, meglio, gli uffici del Cup. Ci sarebbero importanti informazioni da comunicare ed ecco il numero su cui cliccare per chiamare immediatamente. Così viene svuotato il credito della Sim del telefono. «Si parla in media di importi tra i 10 e i 20 euro. Ci cadono soprattutto persone anziane, che – sottolinea Galloni – utilizzano il servizio spesso per prenotare analisi e visite mediche». Agli sportelli di Confconsumatori nell’ultimo periodo è arrivata una decina di segnalazioni. «È la truffa che ultimamente va più “di moda”», conferma l’avvocata.
Da qui il consiglio di Confconsumatori: «Non rispondere mai a messaggi e non cliccare mai sui link. Bisogna sempre contattare direttamente l’agenzia o il numero verde della banca per controllare al di là di questi canali. È possibile rivolgersi a www.confconsumatori.it/gli-sportelli-di-confconsumatori per ricevere assistenza.
È anche possibile scrivere a: sportello@confconsumatori.it.
