Maxi-inchiesta a Massa, ai domiciliari anche “Gioietta”: da quarant’anni in consiglio comunale
Dopo una militanza nel centrosinistra, nel 2023 è stato eletto nella lista “Persiani sindaco”. Secondo la procura avrebbe fatto da intermediario
MASSA. A Massa il suo nome è conosciuto. Giovanni Giusti, per tutti “Gioietta”, 78 anni, è una presenza costante nella vita amministrativa cittadina: eletto in consiglio comunale ininterrottamente dal 1986, vanta una continuità istituzionale che attraversa quarant’anni di storia politica locale, cambi di maggioranze, anche suoi cambi di casacca, trasformazioni dei partiti e mutamenti profondi del rapporto tra cittadini e istituzioni.
L’indagine
Oggi il suo nome compare tra quelli coinvolti nell’inchiesta giudiziaria che ha portato all’esecuzione di misure cautelari da parte dei carabinieri del comando provinciale di Massa Carrara. Un’indagine coordinata dalla Procura della Repubblica e avviata nel dicembre 2024, che ipotizza l’esistenza di un sistema di indebiti favoritismi nell’ambito delle procedure per il riconoscimento delle invalidità civili, finalizzate all’ottenimento di benefici assistenziali, previdenziali e lavorativi. Secondo quanto comunicato dagli inquirenti, il Giudice per le indagini preliminari del tribunale di Massa ha disposto misure cautelari nei confronti di cinque indagati: due destinatari della custodia cautelare in carcere e tre degli arresti domiciliari.
Al centro dell’inchiesta vi sarebbe un medico legale in servizio all’Asl di Massa, che, secondo la procura, avrebbe sfruttato il proprio ruolo all’interno della commissione medico-collegiale di valutazione - di cui era dirigente - per influenzare l’esito delle pratiche sanitarie in cambio di denaro. Le indagini avrebbero ricostruito numerosi episodi ritenuti dagli investigatori supportati da gravi indizi di colpevolezza. La posizione dei singoli coinvolti, come sempre, dovrà essere valutata nel corso del procedimento giudiziario, nel rispetto della presunzione di innocenza.
Il contesto
È in questo contesto che riemerge, con forza, la figura pubblica di Giovanni Giusti, protagonista della politica locale ben prima di questa vicenda giudiziaria. Alle amministrative del 2023 era stato uno dei personaggi più discussi della campagna elettorale. Dopo oltre trent’anni di militanza e di elezioni nel centrosinistra, aveva scelto di sostenere Francesco Persiani, candidandosi nella lista “Francesco Persiani Sindaco”. Una decisione che aveva fatto discutere, ma che gli elettori avevano premiato con 691 preferenze, consentendogli di confermare il proprio seggio in Consiglio comunale.
Giusti aveva spiegato pubblicamente quella scelta rivendicando una coerenza personale più che un cambio di campo ideologico. «La mia indole rimane quella di prima: sono e sarò sempre un uomo di sinistra», aveva dichiarato, aggiungendo che «oggi contano le persone e il loro operato più delle etichette politiche».
Schivo rispetto alla comunicazione moderna, Giusti non ha mai fatto uso dei social network e raramente ha cercato visibilità mediatica. Il suo consenso si è costruito nel tempo attraverso una presenza quotidiana sul territorio, fatta di contatti diretti, ascolto e interventi concreti. «Io sto tra la gente, sempre», è una frase che negli anni è diventata quasi una cifra del personaggio. Anche dopo la vittoria elettorale del 2023 aveva sottolineato come il lavoro amministrativo fosse ripreso immediatamente: «Alle sette del mattino ero già in giro».
La procura
Oggi, la sua lunga storia politica si intreccia con una fase delicata per la città e per le istituzioni locali, segnata da un’inchiesta che chiama in causa il funzionamento di un settore particolarmente sensibile come quello della sanità pubblica e delle tutele sociali. Ieri Giusti è stato arrestato dai carabinieri mentre si stava dirigendo in Comune. Secondo la procura, che adesso si trovai ai domiciliari, avrebbe fatto da intermediario tra i privati e i medici coinvolti nell’inchiesta. Nei prossimi giorni verrà ascolta dal giudice per le indagini preliminari nell’interrogatorio di garanzia. L’amministrazione comunale chiarisce «non vi è stato alcun blitz dei carabinieri nei confronti del Comune, né alcun arresto all’interno della sede comunale. L’ attività svolta dagli organi di polizia ha riguardato esclusivamente l’acquisizione di documentazione presso la società Master. Si chiarisce inoltre che l’arresto di un consigliere comunale è avvenuto per fatti estranei all’attività dell’ente».
