Il Tirreno

Storia e territorio

A oltre cinque secoli dalla congiura la “pace” a Colonnata: la storia e quel legame con la Firenze di fine ‘400

di Massimo Braglia
Emanuela Stucchi Prinetti, figlia di Lorenza de’ Medici dei Principi di Ottajano, ed Alvise Lazzareschi alla cena di riconciliazione del settembre del 2005 (foto archivio Luigi Biagini)
Emanuela Stucchi Prinetti, figlia di Lorenza de’ Medici dei Principi di Ottajano, ed Alvise Lazzareschi alla cena di riconciliazione del settembre del 2005 (foto archivio Luigi Biagini)

L’erede dei Medici racconta in tv la riconciliazione a casa Lazzareschi

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CARRARA. C’è un legame diretto tra la Firenze di fine ‘400 e Colonnata, ed è stato raccontato domenica su La 7 nel programma di Syusy Bladi “I misteri del Rinascimento, il mio viaggio tra le ville dei Medici”. È emerso, approfondendo quanto dichiarato a Syusy Bladi da Emanuela Stucchi Prinetti, figlia di Lorenza de’ Medici, presentata come ultima erede della dinastia per parte di madre (ha anche due fratelli, Roberto e Paolo), che dopo la notissima Congiura de’ Pazzi contro i Medici (Lorenzo il Magnifico e il fratello Giuliano, nell’aprile del 1478, quest’ultimo rimase ucciso, Lorenzo ferito), un gruppo di famiglie nobili fiorentine, coinvolte nella congiura e inseguite dal rischio di una condanna a morte per impiccagione, ripararono proprio nel paese sopra Carrara: erano le famiglie Danesi, Guadagni, Nicoli, Cattani, Corsi e Donati. Una ricostruzione a cura soprattutto di Alvise Lazzareschi, imprenditore del marmo, scrittore, esperto di cucina e di eccellenze enogastronimche fra le quali i vini del Chianti.

La storia

Ma andiamo con ordine. In trasmissione, la signora Emanuela Stucchi Prunetti, incalzata da Syusy Bladi, ha raccontato che dopo oltre cinque secoli, proprio a Colonnata è stato “firmato” uno storico accordo di “pace” fra i Medici e gli eredi dei congiurati dei Pazzi (i Pazzi era un’altra potente famiglia fiorentina). «Quando ci siamo conosciuti, moltissimi anni fa - ha spiegato la signora Emanuela, titolare della Badia di Coldibuono di Gaiole in Chianti, con riferimento ad Alvise Lazzareschi - mi ha fatto questa proposta, di un evento di riconciliazione, e mi è piaciuta. E così, io ho portato diverse decine di bottiglie del miglior vino che produciamo, loro ci hanno messo il lardo e non solo, e abbiamo messo idealmente fine alla storica inimicizia».

«Fu davvero una bella serata», aggiunge contattata dal Tirreno la signora Emanuela; la madre Lorenza de’ Medici dei Principi di Ottajano, deceduta pochi mesi fa, è stata una grande personalità nel diffondere la cucina toscana e italiana nel mondo, celebrata anche dal New York Times; la figlia Emanuela è contitolare come detto della splendida tenuta e azienda agrituristica Badia di Coldibuono, ma è stata anche presidente dal 2000 al 2003 del Consorzio Chianti Classico. «Ho conosciuto Emanuela - interviene Alvise Lazzareschi - proprio perché presidente del Consorzio del Chianti Classico, e quale erede dei Medici, conoscendo la storia delle famiglie nobili congiurate riparate a Colonnata, sicuramente piene d’oro e gioielli con le quali comprarono le cave, mi si è accesa la lampadina e ho pensato a questo evento, di riconciliazione, ma anche di celebrazione delle eccellenze. Innanzitutto, il colore dominante a quella cena evento a casa mia era il rosso, poi arrivarono la mozzarella da Caserta, la porchetta da Gualdo Tadino, il salame prodotto dall’ultimo salumaio del vero salame Milano e così via, oltre ovviamente al nostro lardo. In abbinamento, il vino eccellente prodotto dall’azienda della signora Emanuela. Per le invitate, più di mille rose rosse. Ed è in questa atmosfera che abbiamo firmato la storica “pace”».

La data

La data? Era il 10 settembre del 2005, quindi sono passati oltre 19 anni. Ma a parte in televisione, la circostanza non era ancora stata raccontata sui giornali: «In effetti - aggiunge Alvise - l’avevamo tenuta per noi». E Emanuela Stucchi Prinetti: «L’ho accennata a Maurizia Giusti (il vero nome di Syusy Bladi), le è tanto piaciuta che ha voluto che la raccontassi in trasmissione, e così è diventata di pubblico dominio. Ma la cosa non mi dispiace, tutt’altro, come ripeto ne ho un ricordo molto piacevole». Chiosa Alvise Lazzareschi: «L’ho sempre detto che noi a Colonnata siamo particolari, e credo che molto dipenda anche dal fatto che almeno una parte dei nostri progenitori abbiano queste origini nobili, con tutte le loro caratteristiche. La fuga dei congiurati verso Colonnata è sicura, anche nei libri è scritto che uno dei coinvolti diretti nell’attentato nella chiesa di Santa Maria del Fiore, quel 26 aprile del 1478 era un Corsi».
 

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