Anestesisti all’ospedale Noa, si cambia. L’ex primario: «È rischioso»
Alberto Baratta esprime contrarietà sulle novità operative da oggi
MASSA CARRARA. Nelle sale operatorie – o meglio, nei cosiddetti blocchi operatori – dell’ospedale delle Apuane e degli ospedali di Pontremoli e Fivizzano cambierà il modello organizzativo dell’anestesia e della rianimazione: lo ha annunciato l’Asl nord ovest dopo i timori di riduzioni rappresentati dal deputato di Fratelli d’Italia Alessandro Amorese; l’obiettivo è, dice l’Asl, far sì che gli anestesisti i «siano sempre presenti, durante il giorno e nella notte, dove c’è più bisogno». Il Tirreno ha dunque chiesto un parere a Alberto Baratta, ex primario dell’anestesia e della rianimazione degli ospedali delle Apuane e della Lunigiana.
L’Asl dice che non ci sarà nessuna riduzione dell’attività di anestesia e rianimazione al Noa; ma che verrà attuato il modello organizzativo che c’è in Toscana.
«Paragonare ospedali come Cecina e Pontedera, per esempio, al Noa è una stupidaggine. Qui ci sono peculiarità uniche a livello aziendale come l’attività di radiologia interventistica, che ha una mole di attività paurosa e funziona da Hub per l’area vasta; e ostetricia e ginecologia è quella che lavora di più in tutta l’area vasta. E poi è proprio l’organizzazione degli altri ospedali che è sbagliata. La delibera della regione Toscana 272/2019 che prevede l’istituzione del numero unico, 2222, specifica che in ogni ospedale con più di 50 letti le emergenze intraospedaliere siano svolte da un anestesista e da un infermiere di terapia intensiva. Gli unici ospedali nella nostra area vasta che possono garantire ciò in sicurezza sono gli ospedali di Livorno e Massa, poiché hanno tre guardie attive 24 ore su 24».
Può spiegare cosa significa avere tre guardie?
«Due medici anestesisti stanno in rianimazione: se uno si stacca in caso di emergenza, lascia la rianimazione in sicurezza; mentre l’altro sta in ostetricia (come direbbe la legge per punti nascita sopra 500 parti/anno). Tutti gli altri ospedali, Lucca, Viareggio, Cecina e Pontedera, che hanno due anestesisti di turno 24 ore su 24, non riescono a garantire l’emergenza se non lasciando la rianimazione sguarnita o dilatando in modo pericoloso i tempi di intervento.
Ci fa un esempio concreto?
«Se a Lucca c’è un caso di politrauma al pronto soccorso o un arresto cardiaco in medicina, un anestesista si stacca e va a fare l’emergenza; ma se c’è una contemporanea ed imprevedibile emergenza in ostetricia con una sofferenza fetale, si deve muovere anche l’altro anestesista che, nel caso di Lucca, lascia 14 malati oltre a quelli che ha in terapia sub intensiva pneumologica. Questa è una organizzazione pericolosa ma i sindaci, che sono responsabili sanitari della zona, non fanno nulla».
L’Asl dice che non ci sono anestesisti e che attuando questa organizzazione si possono recuperare due anestesisti da mettere nelle sale operatorie.
«È ora che i toscani siano messa a conoscenza che questa è una bufala. Dai tempi del Covid, il Decreto Calabria consente di assumere medici specializzandi del terzo, quarto e quinto anno. E le scuole di specializzazione hanno iscritti decine di medici che se ne andranno a colmare gli organici non appena altre regioni bandiranno un concorso».
Perché la Regione non autorizza l’assunzione di questi medici? Si tratta forse del turn over bloccato?
«Ma se fosse così possono ricorrere alle prestazioni aggiuntive per i medici dipendenti e, qualora non si trovassero medici disponibili o il numero di ore risultasse eccessivo per garantire il rispetto delle ore di riposo, possono ricorrere come fanno le altre regioni a medici esterni. Tutto questo, però, non viene messo in atto perché la Regione non ha più fondi. Se non ci sono più fondi bisognerebbe che il presidente della regione Toscana e tutta la giunta si dimettessero accettando una direzione commissariale».
Invece la Regione cosa fa?
«Pare che con il prossimo capitolato per l’elisoccorso il servizio verrà implementato con la trasformazione della base di Firenze da diurna a notturna con un incremento di spesa valutabile a spanne in più 15/18 milioni di euro soltanto per cambiare il tipo di elicottero e rendere idonea al volo notturno la base di Ponte a Niccheri. E tutto questo per cosa? Il servizio notturno serve solo per garantire le Isole dell’arcipelago Toscano e per centralizzare i pazienti negli Hub che sono a Pisa, Firenze e Siena. A Firenze, dove esistono gli ospedali Hub ed altri ospedali nel raggio di 50 chilometri il servizio notturno non serve a niente».
Quindi come giudica l’organizzazione che dovrebbe partire dal primo dicembre?
«Pericolosa. Hanno trovato un primario che ha accettato di assumersi la responsabilità di togliere l’unica cosa che non deve essere tolta perché l’attività di ostetricia è ad alto rischio. La responsabilità sarà solo sua. Io non ci dormirei la notte».
Negli altri “reparti” come va?
«Nel reparto di anestesia e rianimazione mancano sei anestesisti per cui le sedute operatorie sono state ridotte rispetto al 2019. Nel reparto di urologia, mancano quattro urologi, il primario è ad interim con l’ospedale di Livorno e di fatto non è quasi mai presente al Noa, i medici sono costretti a fare un numero di reperibilità ben superiore a quello che è il limite legale. Ci sono liste di attesa non evase per 553 pazienti oncologici con priorità e che dovrebbero essere evase in trenta giorni. Ci sono anche considerevoli limitazioni tecnologiche: il laser per le calcolosi urinarie è obsoleto, ogni mese è in manutenzione per quindici giorni; hanno messo il Robot Leonardo all’ospedale della Versilia non tenendo conto che lì non c’è la radiologia interventistica che è fondamentale per le complicanze che possono esserci con l’utilizzo del robot o meglio, è garantita dai radiologi interventisti del Noa, che se devono andare al Versilia per una complicanza, non saranno disponibili per il Noa; mettendo il robot al Versilia non hanno poi considerato che il Noa è un ospedale costruito con il sistema del financial project per cui il robot dovrebbe lavorare in continuazione per ottimizzare le spese, mentre al Versilia, se non si lavora, non ci rimette nessuno e questo comporta altri soldi buttati; per finire al Versilia non mettono a disposizione sedute di robotica nonostante ci siano in lista di attesa numerosi nostri pazienti. Per la chirurgia generale, invece, mancano sei medici; alla chirurgia vascolare ne mancano due; a radiologia interventistica sono in tre e devono far fronte alle esigenze del Noa, risolvere i problemi di Viareggio e sono referenti per la radiologia interventistica anche per gli ospedali di Lucca, Barga e Castelnuovo Garfagnana che centralizzano i pazienti al Noa. Per ginecologia e ostetricia, dovendo coprire anche il punto nascite integrato dell’Opa c’è un deficit di 6 medici. Questa è, a grandi linee la situazione: sembra quasi che ci sia un disegno politico per scaricare la periferia a vantaggio di altri ospedali».
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