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Carrara, quelle opere d’arte dimenticate all’ex Azienda di Soggiorno

Carrara, quelle opere d’arte dimenticate all’ex Azienda di Soggiorno<br>

La consigliera comunale Maria Mattei: tele di Pietro Pelliccia, Renato Santini, Antonio Barberi e altri

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Carrara Una scultura di Angiolo Vannetti e alcune tele acquisite dal Comune, grazie alla storica rassegna di pittura La Triglia d’Oro, si trovano nei locali dell’ex Azienda di Soggiorno di Marina di Carrara. «Catalogarle e collocarle in modo adeguato è una priorità», sottolinea la consigliera comunale Maria Mattei, ora all’opposizione. È stata lei a ritrovare, così lo descrive, «un angolo intriso di cultura a Marina di Carrara». E, aggiunge, «Si trova proprio in fondo al Viale, dove la città diventa porto, è sconosciuto ai più, ma offre al curioso alcune opere interessanti, firmate da artisti del secolo scorso. A due passi dall’Autogenesi di Carlo Fontana vi sono le tele di Pietro Pelliccia, Renato Santini, Antonio Barberi, Umberto Vittorini, Graziano Dogna, Giuseppini, Ercole Ferrari e una scultura di Angiolo Vannetti. Le prime - racconta - sono il lascito del Premio Nazionale di Pittura, la Triglia d’Oro che si teneva a Marina di Carrara negli anni ’50 e ’60 del secolo scorso; la seconda è un nudo di donna, in marmo, donata da Antonietta Vichi Vannetti, moglie dello scultore Angiolo Vannetti, famosissimo negli anni ’30 del 1900, ma quasi del tutto dimenticato oggi. Un patrimonio che - ribadisce Maria Mattei - avrebbe bisogno di essere tolto dal dimenticatoio, catalogato e valorizzato».

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Un pezzo di storia

Il motivo? «Quelle tele sono infatti un pezzo della nostra storia, il simbolo della Marina che fu; una ville fleurie degli anni 1950 - 1970, le cui aiuole curatissime facevano da cornice a importanti premi nazionali di pittura come La Triglia d’Oro, voluta dallo scultore Arturo Dazzi e organizzata dal Cenacolo Ceccardo Roccatagliata Ceccardi per celebrare il mare e l’ambiente marino in tutte le sue forme. Nel 1964, furono celebrati i dieci anni della rassegna e Carrara fu una delle prime città a riconoscere il genio di Ligabue che partecipò alla Triglia d’Oro di Marina e venne premiato con la medaglia d’oro, realizzata appositamente dal grande orafo fiorentino Bino Bini, raffigurante per l’appunto la piccola creatura marina. Quella del 1964 fu un’edizione veramente importante che fece 34.000 visitatori, una cifra niente male per una mostra di oltre cinquanta anni fa che ebbe il grande merito di chiamare artisti del calibro di Soffici, Carrà, Annigoni, Colacicchi, Vittorini e per l’appunto Ligabue».

Cornici traballanti

Ed ecco all’oggi: «Cornici pericolosamente traballanti proteggono alla meglio alcune tele, acquisite dal Comune nelle varie edizioni, che ancora recano sul retro i nomi dagli autori e l’anno di partecipazione alle mostre di Marina di Carrara. Se leggiamo le vecchie etichette possiamo riconoscere, tra gli altri, uno degli artisti di spicco del ‘900: Umberto Vittorini con la sua Foce dell’Arno, e poi Pietro Pelliccia che fu direttore dell’Accademia di Belle Arti di Carrara che espose Piccolo Porto, un’opera eseguita con la tecnica dell’encausto. Ci sono Graziano Dogna, il padre della Calandriniana con Interno esterno spiaggia a Marina del 1967, e poi Giorgio Giuseppini e Antonio Barberi, il pittore e ceramista di Forte dei Marmi la cui casa atelier è apparsa di recente su The Way Magazine, ma soprattutto c’è Renato Santini che si aggiudicò il Primo Premio della Triglia d’Oro nel 1960 con Bilance da Pesca.

Renato Santini

Nato nel 1912 a Viareggio, Santini preferì fare l’imbianchino piuttosto che lavorare nel laboratorio di marmista del padre. Nel 1926, iniziò a studiare con Lorenzo Viani che una volta lo salvò dall’arresto: aveva scritto frasi ingiuriose nei confronti del Duce. A questo autodidatta, testa calda, la Galleria di Palazzo Pitti comprò un’opera: Donne di Marinai e mentre frequentava Arturo Martini, Dazzi e Moses Levy, Santini espose alle Quadriennali di Roma e poi a Firenze e Milano. A Livorno vinse il Premio Modigliani e a Marina di Carrara, la Triglia d’Oro. In un documentario Rai è il pittore Renato Guttuso, suo grande amico, a raccontare l’arte di Santini che fu anche scenografo e uomo di cinema. Partecipò infatti al film Angiò Uomo d’ Acqua di Brissoni, tratto dal libro di Lorenzo Viani. Santini è il pittore degli straccali, gli oggetti che il mare restituisce dopo averli levigati e scarnificati. Nel 1985, un suo autoritratto venne acquisito della prestigiosa collezione degli Uffizi, il Museo Fattori di Livorno possiede un suo dipinto e il suo Ragazzo dai capelli rossi si trova alla Galleria di Arte Moderna di Genova».

La scultura di Vannetti

Non è finita, osserva Maria Mattei: «Ma c’è ancora una sorpresa che fa capolino dietro una porta, si tratta di un’opera in marmo dello scultore Angiolo Vannetti e della quale finora non si sapeva nulla. La targhetta posta sul basamento ci informa che si tratta di una donazione della moglie dell’artista. Recentemente, Jacopo Suggi ha scritto di Vannetti su Finestre Sull’Arte e richiamato la necessità di studiare questo scultore una volta famosissimo per le sue opere monumentali, realizzate in mezzo mondo. Nato a Livorno nel 1881, nel 1912 partecipò alla Mostra Internazionale di Bruxelles e poi a quella di Parigi nel 1913 e nel 1914. Lavorò in Asia per un lungo periodo, in Cina e in Giappone dove fu ospite a lungo della famiglia imperiale. Shanghai, Hong Kong, Saigon conservano alcune sue opere, e la Stazione ferroviaria di Singapore è adornata con quattro sue gigantesche statue. Negli anni ’30 si recò a Tripoli, in Libia, per realizzare una fontana che aveva al centro una ragazza nuda colta nell’atto di accarezzare una gazzella. In Italia, Vannetti firmò il Monumento ai Caduti di Dicomano e quello per il Parco della Rimembranza di Firenze, nel 1926. Sue sono le grandi sculture per la Centrale Idroelettrica di Piano della Rocca, a Lucca. A queste gigantesche sculture pubbliche fanno da contraltare i bronzetti romantici di tema animalier e i soggetti ispirati ai suoi viaggi in Cina e in Africa. Come dice Jacopo Suggi, molte opere monumentali di Vannetti furono smantellate, o furono rubate come la Loba Capitolina in Cile». Conclude Maria Mattei: «Una collocazione migliore merita dunque la Fanciulla in marmo di Marina di Carrara. Ringrazio la Polizia di Stato che ora utilizza lo spazio con attenzione e decoro, e se non altro ha tolto il cordino che durante la prima visita, quando non c’era la Polizia, serviva a tenere aperta la porta. Resta la necessità di svolgere una ricognizione delle opere acquisite e catalogarle. Il tema dei magazzini con le opere merita di essere affrontato da parte degli uffici comunali competenti».l

M.B.
 

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