Carrara: Ugo Vanelo, l’imprenditore nautico con un passato da campione di vela
Il personaggio: nell’88 vinse il mondiale Optimist alla Rochelle
Carrara Ugo Vanelo è uno degli ultimi “prodotti” di quella fabbrica di campioni che è stato il Club Nautico di Marina di Carrara negli anni 70/80 del secolo scorso.
Nato nel 1973, figlio dell’Imprenditore Giorgio, all’epoca armatore dello i.o.r. “Sogno bagnato” si può dire che sia stato dato alla luce, da mamma Franca, praticamente, in barca.
A dieci anni inizia il “cursus honorum” con la mai troppo celebrata “chioccia” del Club marinello, Angelo Ghirlanda Comandante della vela, medaglia d’oro di lunga navigazione d’antan, classe 1913, primo italiano col Mait di Monzino a correre il Fastnet nell’Admiral’s cup.
Passa poi alla scuola di vela dello stesso Club diretta da Guglielmo Vatteroni ed inizia a praticare l’agonismo cogli Optimist nell’84, mettendosi già in luce alle selezioni nazionali, classificandosi al secondo posto. Nell’86 fa parte della squadra Nazionale.
Partecipa, nello stesso anno, ai mondiali di Roses in Costa Brava, Spagna, contribuendo in minima parte al secondo posto della squadra italiana, perché Ugo non si classifica bene; il peso piuma non riesce ad equilibrare l’optimist che gli rende difficile la vita, anzi le regate. Ma le qualità ci sono e bisogna solo aspettare crescita e peso.
L’anno seguente, nell’87 viene spedito ai mondiali ad Andijk in Olanda; anche qui la squadra italiana si classifica seconda e lui, pur risalendo parecchi posti rispetto al mondiale precedente, non è ancora a punto.
Arriva l’88, l’anno successivo, che inizia col botto: alle regate del Garda dove convergono barche da tutta Europa, risultando fra le più affollate al mondo, si classifica primo: lasciando intendere all’intero lotto di concorrenti, con chi dovranno in seguito fare i conti.
Giunge il luglio dello stesso anno ed i mondiali si svolgono in Francia, in Atlantico, alla Rochelle nel golfo di Guascogna. Nomi e luoghi evocano avventurosi ed araldici sogni di corsari, cavalieri e spadaccini in cappa e spada celebrati anche nei romanzi di Dumas. In realtà, per difficoltà oggettive e per qualità dei partecipanti, la Rochelle può essere considerata l’università della vela. A questo punto, come un purosangue, Ugo fiuta la gara e centra il mondiale.
Gareggia quindi con i 420 assieme al fratello Andrea e passa poi ai 470. Con quest’ultima classe si aggiudica a Cagliari, nel ‘92, gli italiani juniores vinti già alla penultima prova; l’ultima regata, assieme al prodiere triestino Paolo Boldrini, la segue su una barca appoggio.
Ma i sogni per Ugo vengono interrotti dal brusco risveglio del padre Giorgio, che sta convertendo il cantiere al Fezzano in una marina per gli Yachts, e lo vuole a dirigere l’azienda. Intravvede in lui le qualità di capitano d’azienda, e non sbaglia. Negli anni Ugo ha acquisito gli storici cantieri Valdettaro alla Grazie e ne ha aperto uno, con lo stesso nome, ad Olbia per il refitting di grandi Yachts con un travel da 1000 tonnellate.
Alle Grazie ha compiuto importanti e storici restauri a barche d’epoca, con le quali ha rivaleggiato sui vari campi di regata anche chi scrive, ai tempi migliori. Ricorderemo qui, affettuosamente e con struggente nostalgia, quei nomi prestigiosi: Stella Polare, Capricia, Penelope, Orsa Maggiore, Chaplin.
Grazie Ugo, è svanito il Campione, ma ci hai restituito il blasone della nostra vela.l
P.C.
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