Omicidio Rapalli, un investigatore privato chiede di riaprire il caso dopo 33 anni
Claudio Ghini ha depositato alla Procura della Repubblica di Massa, un rapporto con tutte le attività svolte per quindici anni sulla morte del 31 enne
PONTREMOLI. Un appello a riaprire le indagini su uno dei "cold case" che ha creato profonda preoccupazione e paura in Lunigiana a metà degli anni ‘90. Lo lancia Claudio Ghini, investigatore privato titolare della “Ghini Investigazioni” che nei giorni scorsi ha depositato alla Procura della Repubblica di Massa, un rapporto con tutte le attività svolte per quindici anni sull’omicidio del 31 enne Fabio Rapalli.
Una morte misteriosa quella dell’imprenditore dell’Oltrepò pavese scomparso il 19 maggio 1996 dall’abitazione di Costa Montefedele, comune di Montù Beccaria, e ritrovato cadavere il 7 settembre dello stesso anno in un dirupo lungo il passo della Cisa, nei pressi della frazione di Montelungo. A ritrovare il corpo furono due cacciatori che diedero l’allarme ai carabinieri di Pontremoli. La scena che si presentò ai loro occhi era raccapricciante: la testa staccata dal tronco mentre da un ramo di un albero, penzolava una corda con un cappio a nodo scorsoio. L’ipotesi del suicidio non ha mai convinto del tutto gli inquirenti.
All’inizio del Duemila, infatti, fu aperta un’inchiesta per istigazione al suicidio che fu poi archiviata. Nel 2008 l’allora procuratore capo del tribunale di Massa, dottor Umberto Panetta, riaprì il fascicolo e affidò le indagini ai carabinieri di Stradella, nell’Oltrepò pavese, ma non emersero elementi tali da dar corpo alle ipotesi di istigazione al suicidio o di omicidio. Un enigma su cui non ha mai smesso di aleggiare il sospetto di satanismo. E a dar maggior conferma a questa ipotesi avvenne un altro tragico evento sempre a Montelungo ma due anni più tardi esattamente il 25 novembre 1998, quando ci fu il ritrovamento del corpo di Roberto Bossi, 31 anni, autotrasportatore di Castel San Giovanni (Piacenza), morto dopo avere ingerito soda caustica.
Ora, secondo l’investigatore Ghini ci sarebbero gli elementi per riaprire la vicenda, specie dopo la scoperta della “Setta delle Bestie” (attiva dal 1990 al 2020) da parte della Squadra Mobile di Novara che il 24 febbraio 2023 ha portato a processo 26 imputati. Secondo Ghini sarebbe quindi opportuno valutare una eventuale riapertura delle indagini, per accertare se tra i fatti di Novara, oppure analoghe sette, e la morte di Rapalli ci possa essere un nesso.
Per questo l’investigatore Ghini invita chi sa a collaborare con la Procura di Massa, senza timori di subire provvedimenti giudiziari a proprio carico in quanto il reato di favoreggiamento personale è andato in prescrizione.
Comunicazione che può essere effettuata anche con uno scritto anonimo da inviare alla stessa procura o anche a “Ghini Investigazioni” che provvederà al successivo inoltro agli uffici giudiziari apuani.l
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