«Ti strappo le orecchie come ad un maiale», il racconto choc del bodybuilder perseguitato
Un altro procedimento a carico di Dingo per lesioni. Musetti è accusato di aver strappato a morsi, nell’atrio del tribunale, una falange al body builder
MAASSA. Lui – garantisce in aula – con Cristiano Musetti, per tutti Dingo, non aveva rapporti stretti. Il saluto e la cordialità quando si incontravano in palestra, ma nulla di più. Poi succede qualcosa e lui, 40 anni, body builder (non ne indichiamo il nome a sua tutela), diventa per Dingo – così ricostruisce l’accusa – un’ossessione. Foto e video postati sui social per sminuirne le capacità atletiche, messaggi dal tono minatorio, frasi – riferisce lo sportivo – pesantissime: “Ti svito la testa”, “ti sgozzo”, “ti strappo le orecchie come ad un maiale”. Un comportamento in cui il pm ravvisa lo stalking.
È infatti con quell’accusa che ieri, di fronte alla giudice Antonella Basilone, si apre il processo a carico di Cristiano Musetti, difeso dall’avvocato Corrado Ceccarelli.
La vicenda
L’inchiesta muove i primi passi dopo una serie di denunce dello stesso body builder : si rivolge ai carabinieri riferendo di atteggiamenti persecutori di Musetti nei suoi confronti. Racconta ai militari di messaggi minatori, di foto e video con la sua immagine postati dal Musetti e diventati virali. Si apre l’inchiesta e nel registro degli indagati non viene iscritto soltanto Musetti, accusato di aver inviato quei messaggi e postato i contenuti video, ma anche la ex dello sportivo che a Dingo è legata da un rapporto di amicizia. Il pm chiede per entrambi il rinvio a giudizio, ma la difesa della donna dimostra, davanti alla giudice dell’udienza preliminare Marta Baldasseroni, la sua completa estraneità ai fatti contestati. Del resto è lo stesso Dingo a scagionarla confermando che non ha avuto alcun ruolo. È a margine di quell’udienza preliminare che scoppia però un finimondo tanto che quanto accaduto fuori dall’aula quel giorno, è oggi oggetto di un altro procedimento a carico di Dingo per lesioni. Musetti è accusato di aver strappato a morsi, nell’atrio del tribunale, una falange al body builder, di aver aggredito suo padre e causato lesioni ad una spalla alla guardia giurata intervenuta per riportare la situazione alla normalità. Musetti è chiamato a difendersi dunque in due procedimenti, quello per stalking e quello per lesioni.
La testimonianza
Ieri si apre, come anticipato, il processo in cui Dingo è accusato di stalking ai danni del body builder 40enne.
In aula Musetti non c’è: ha trovato – riferisce il suo avvocato – alcuni messaggi dal tono minatorio nella cassetta della posta durante le vacanze natalizie e, spaventato, preferisce rimanere a casa. In aula l’atleta, costituitosi parte civile, racconta dei numerosi messaggi, dei gesti volgari in pubblico, dei video, dei vocali con offese. Delle minacce di morte: «Conoscevo Dingo – spiega alla giudice – perché frequentava la palestra in cui faccio il personal trainer, il mio rapporto con lui si limitava al saluto. Poi – prosegue – Musetti è stato allontanato dal proprietario della palestra e non ci siamo più visti. Quando ho interrotto la relazione con la mia compagna – prosegue lo sportivo – sono arrivate le prime minacce». Messaggi scritti e vocali, ma anche minacce fisiche in occasioni di alcuni incontri casuali: «Stavo facendo la spesa con mia madre – riferisce alla giudice Basilone – quando Cristiano Musetti mi si è affiancato e mi ha detto che mi avrebbe tagliato la testa. Mia mamma è rimasta terrorizzata tanto che ho dovuto trovarle una sedia per evitare che cadesse, poi ho chiamato i carabinieri». Messaggi circostanziati in cui Dingo avrebbe dimostrato di conoscere i luoghi frequentati dal body builder: «Non andavo più nei soliti posti, mia madre era terrorizzata». La vita che cambia completamente, l’insonnia che costringe il 40enne – lo racconta in aula – a consultare uno specialista per riposare. Uno stile di vita modificato, «i profili social chiusi» per evitare messaggi e discredito. Fino alle denunce, all’inchiesta e all’udienza preliminare e alla falange strappata: «Adesso il danno – riferisce lo sportivo – è enorme. Non posso più fare attività professionistica, la ferita al dito mi impedisce il grip, né posso allenare atleti che sollevano pesi importanti. Non ho più sponsor. Sono danneggiato e con me, la mia famiglia. Mia madre sta male, per la paura non è più in grado di lavorare quanto prima. E tutto questo senza una ragione». Alla prossima udienza il 18 aprile, a fornire la sua ricostruzione dei fatti, sarà Dingo. Sarà lui, imputato, a rispondere alle domande del pubblico ministero e degli avvocati. © RIPRODUZIONE RISERVATA
