Andrea Vannucci, in tre tesi anche i dubbi sul filo diamantato
carrara
Con l’aiuto dell’ex presidente della Lega dei Cavatori Andrea Vannucci, due pubblicazioni sulla rivista del settore abrasivi “Il Diamante” e ben tre tesi discusse presso la facoltà di ingegneria presso il Politecnico di Torino, cercano di rispondere alla domanda: quanto sono sicure le tagliatrici a filo diamantato a Carrara? Una delle domande che hanno assillato la città fin troppe volte, soprattutto nel 2016, quando in seguito a una serie ravvicinata di incidenti mortali in cava, nacque la Lega dei Cavatori e un gruppo di cavatori decise di associarsi per rivendicare il diritto di avere voce in capitolo per spiegare quali fossero i concreti pericoli di quel mestiere.
A distanza di qualche anno, Andrea Vannucci non è più presidente della Lega, ma ha proseguito in solitario il lavoro iniziato con la Lega, affiancando i tre studenti, autori delle tesi sulle cave di Carrara, aiutandoli a raccogliere dati e a redigere la loro tesi da cui poi sono scaturite le 2 pubblicazioni sulla rivista di settore “Il Diamante”.
«Prima di tutto – spiega l’ex presidente della Lega dei Cavatori – va detto che le giunte che tengono insieme il filo diamantato non hanno specifiche, non hanno scheda tecnica, non sono studiate appositamente, sono prodotte “a sentimento”, senza uno studio alle spalle e non ci sono dati nemmeno sul materiale con cui vengono costruite, sono acquistate secondo il buon senso del cavatore che si basa solo sulla sua esperienza. Anche i costruttori delle macchine di filo diamantato – ha proseguito Vannucci – non specificano il tipo e le caratteristiche del filo e i venditori del filo vendono solo il filo sprovvisto di giunte» rivela.
Ma non c’è solo questo aspetto messo in luce delle tesi e dalle pubblicazioni del Politecnico: ce ne è un altro piuttosto allarmante, a sentire Vannucci stesso: «Dai dati raccolti si ricava che la tagliatrice nello spostarsi sui binari per far correre e far girare il filo diamantato che taglia così il blocco, ha una forza che non era mai stata quantificata prima (un taglio di riquadratura genera sul filo, sul tratto in tiro, una trazione di circa 50 kg e circa 20 kg sul tratto della fune scarica “in banda”; mentre sul taglio di una bancata a monte richiede circa 115 kg). Le giunte-spiega ancora Vannucci- anello più debole del filo, hanno una resistenza variabile: da 660 kg per giunte “peggiori” fino ad arrivare a 1200 kg per giunzioni “migliori”. I valori di tiro che esercita la macchinetta sono quindi al di sotto dei valori di resistenza del filo. Secondo il Politecnico però-ha aggiunto e sottolineato Andrea Vannucci- il filo si rompe in quanto le macchine a filo hanno motori elettrici molto potenti e in determinate situazioni, quando incontrano nel taglio un’opposizione, la potenza viene sprigionata senza alcun controllo e il filo rischia di spezzarsi facendo partire la perlina con la velocità di un proiettile. Se le macchine fossero fatte secondo la norma tecnica europea UNI EN 15163 e quindi fossero in grado di limitare la trazione sul filo, non si verificherebbe nessuno strappo». «E poi la colpa è sempre dei cavatori», ha chiosato sarcastico.
Ma sono tanti i sassolini nelle scarpe che Vannucci vorrebbe levarsi. Gli chiediamo infatti come vadano i rapporti con la Lega e la risposta non si è fatta attendere troppo: «Ho chiesto più volte alla ormai defunta Lega di essere invitato a parlare di questi temi in questi anni, ma non ho mai ricevuto nessun invito – è andato giù duro, per poi cambiare tono – spero che quando questa notizia sarà letta, in particolare dal mondo dei cavatori delle Apuane, si capisca la mia volontà di aiutare tutto il comparto: da questa mia avventura non ho ricavato mai nulla personalmente, anzi mi sono trovato nuovi nemici. Spero che nell’ambiente venga colta l’occasione per incontrarmi, discutere e trovare punti di incontro». —
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
