Il Tirreno

La saga della Bottega di Adò: 130 anni di storia tra marmo e maiali

La saga della Bottega di Adò: 130 anni di storia tra marmo e maiali

Imprenditorialità e legami con il territorio: i Lorenzetti di Montignoso si raccontano

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Qualità, professionalità, imperenditorialità, disponibilità al sacrificio. Ingredienti indispensabili per chi vuole stare sul mercato per generazioni,Ma alla “Bottega di Adò” c’è di più: il successo di questa premiata ditta di norcineria, che vende in tutta Italia e all’estero, sta nei legami familiari, che sono l’ossatura e la forza della “industria” deel suomo montignosina. Basta guardare la foto di gruppo sulla scalinata dell’azienda, epr capirlo.

Vittorio Lorenzetti, ottanta anni che per vitalità ed agilità mentali non si vedono, è il creatore della Bottega e della sua numerosa discendenza. Vittorio per i figli Gianni e Maurizio, per le nuore Lucia ed Alessandra e per la schiera dei nipoti ( Sara, Silvio e Nicola da parte di Gianni e di Alessandra, Riccardo e Vittorio da parte di Maurizio)e ormai anche dalla prima pronipote Matilde (2 anni), è il simbolo dell'azienda attuale ma anche il futuro per tutti. Ed è coccolatissimo anche se nessuno lo dà apertamente a vedere per non metterlo in difficoltà con smancerie che non potrebbero apparire sincere. Il gruppo familiare dei Lorenzetti ci riceve nella grande sala riunioni dell'azienda, non ci sono gerarchie apparenti, non c’è soggezione, lo si vede dai modi con cui ci si rivolge al padre o nonno, dagli sguardi.

Di tutti. Nonno Vittorio, lucidissimo, tira fuori i suoi ricordi sulla nascita dell'azienda sui sacrifici e sulle soddisfazioni ricevute, i figli forniscono altre idee di come vedono il futuro, dei dubbi e dei contrasti dei nipoti. Insomma anche in questa grande famiglia appaiono le differenze di pensiero generazionali ma anche appare chiaro che alla fine tutto confluisce in una decisione condivisa. Ed è questo il segreto del successo della “Bottega di Adò” anche se il prodotto che forniscono i maiali, parenti reali di quelli presenti in sculture nell'ufficio, è il soggetto principale. Un successo che probabilmente sarebbe arrivato anche con altri prodotti, visto le capacità, la volontà e la votazione a sacrifici dei Lorenzetti e dei loro predecessori. Specialmente da quell'Adò (Adolfo Balderi, classe 1883) che praticamente ha gettato il seme della norcineria in famiglia ma avendo giovanissimo seguito il corso da scultore già aveva fatto buone opere con lo scalpello dimostrando di poter avere anche altre armi a disposizione. Ed a tal proposito facciamo un passo indietro seguendo la storica strada raccontata da Vittorio mentre i giovani proseguono nella loro discussione. «Tutto è nato dal bisnonno Adolfo Balderi – inizia il racconto di Vittorio - rimasto senza genitori da piccolo, per la scomparsa della mamma e l’emigrazione del padre nelle Americhe; fu allevato dallo zio Raffaello, insieme al cugino Carlo, che faceva il norcino. Adolfo crebbe con l'arte del marmo nelle vene ma iniziò presto ad occuparsi anche della lavorazione dei suini e continuò così perchè divenne lavoro di sostentamento principale. Ed io seguii la stessa strada. A quel tempo avevamo solo una stanza per lavorare e facevamo un solo maiale per volta, dal lunedì al mercoledì; poi gli altri giorni venivano dedicati alla vendita. Naturalmente questo avveniva nei mesi invernali fino ad aprile, con il grande e indispensabile contributo casalingo di mia moglie Marta e poi anche dei ragazzi. Troppi mesi restavano scoperti per mantenere la famiglia. E dunque nel dopoguerra – continua vivace ed appassionato Vittorio - cercai lavoro in fabbrica e lo trovai alla Olivetti, ma sempre seguendo macellazione e il trattamento del maiale ogni minuto che avevo libero, anche la notte. La famiglia crebbe, i figli Gianni e Maurizio vivendo in questo ambiente cominciarono subito ad alternare la scuola e il mestiere, e ad aiutarmi, ed impararono in fretta». Il resto è storia già recente: la storia di una crescita progressiva dell’azienda di famiglia, che oggi ha 15 dipendenti. «Vittorio è stato uno schiavista – dice divertito Gianni Lorenzetti, che oggi guida la Bottega assieme al resto della famiglia, e guida anche da sindaco il Comune di Montignoso - ci metteva sempre tutti al pezzo ed abbiamo fatto presto ad imparare tutto, dalle operazioni più semplici e a quelle più complesse, perchè tutti sanno che nel maiale non si getta niente. E ogni sera mangiavamo parti della macellazione che per molti potevano sembrare scarti ma che invece erano prelibatezze. Era un modo per stare insiemeà. I figli ora devono studiare per andare più avanti possibile perchè l'azienda deve essere diretta per restare dietro alle richieste e dunque competitivi, per questo Riccardo sta completando gli studi Economia e commercio». «Vediamo un futuro difficile – riprendono Vittorio e Gianni – per queste generazioni, per il modo di legare i giovani alla scuola ma anche ad imparare i mestieri, noi siamo andati a scuola – precisa ora Gianni riferendosi anche al fratello Maurizio – ma lavorando nelle stesso tempo, unendo pratica e teoria». «Il mondo non avrà futuro – ribatte il nipote Riccardo sempre in tono semiserio – se ce lo lasciate cosi anche se è vero, ho imparato più in tre anni di laboratorio che all'università...». Oltre 130 anni di storia che hanno portato una famiglia che macellava un solo maiale per vivere ad una azienda modello con circa 15 operai più i dirigenti familiari. Una azienda che spedisce prodotti non solo in Italia ma in tutto il mondo.

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Una azienda strutturata nel futuro, spettacolare ma concreta e funzionale, con degli spazi a disposizione per possibili ampliamenti, anche se la crisi degli ultimi anni ha un po' frenato tutto il mercato. La Bottega di Adò acquista maiali dal Mantovano, tutti di produzione italiana e trasforma in tutto quello che si può avere dalla macellazione suina. Insuperabili le salsicce , cosi come il lardo di Adò ( ha una struttura anche a Colonnata e lì produce il Lardo di Colonnata ) che ha lo stesso identico percorso produttivo e sistemazione in conche di marmo dei canaloni ( di Colonnata) e quindi sono (quasi) uguali. Nel grande salone dove “riposano” i pregiati lardi e pancette ci sono insieme alla conche moderne ancora quelle monoblocco ( ricavate togliendo marmo all'interno del blocco) datate prima del 1850. E qui ritorna l'indissolubile legame col marmo e la sua terra, l'economia della zona che va dal confine con la Liguria alla Versilia. « Ma soprattutto quello che più mi fa piacere - termina l'instancabile Vittorio - è vedere l'espressione di sorpresa dei ragazzini delle scuole che vengono in visita quando vedono uscire dai macchinari le salsicce. Abituati a vederle sul piatto.... e dei complimenti che abbiamo ricevuto da personaggi qualificatissimi come Gualtiero Marchesi, che dirige la famosa scuola Alma per cuochi di Parma con la quale collaboriamo, oppure da notissimi personaggi che vengono in visita come Mina, Bocelli, Lotti, l'attuale capo della polizia Gabrielli, Azelio Ciampi quando era presidente della Repubblica in corso, poi Vissani, la Camusso per non parlare di trasmissioni televisive in diretta come la Linea Verde ecc. Infine un passaggio sull'attuale posizione di Gianni al quale chiediamo come è stata vissuta dalla famiglia la sua elezione a primo cittadino. «Vissuta bene, con orgoglio ma allo stesso tempo con preoccupazione perchè posso dedicare meno energie all'azienda; però siamo sempre e subito stati tutti d'accordo, siamo montignosini da secoli e ci è parso giusto dare di più al paese».

La struttura societaria e familiare. La società attualmente è composta da Gianni Lorenzetti e dal fratello Maurizio, poi da Riccardo ed Alessandra figli di Maurizio in attesa della crescita degli altri. La Famiglia. Il mitico vittorio sopra “le parti”, poi Gianni Lorenzetti con la moglie Lucia Pucci ed i figli Sara, 20 anni, Silvia (17) e Nicola (16); il fratello Maurizio con la moglie Alessandra, poi la figlia Alessandra (30), Riccardo (27) e Vittoria di 12. Ma è partita anche la nuova generazione con la piccola Matilde di 2 anni, figlia di Alessandra. .

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