Il Tirreno

La Fondazione cede il suo 10%: Cassa risparmio Carrara diventa tutta genovese

di Giovanna Mezzana
La Fondazione cede il suo 10%: Cassa risparmio Carrara diventa tutta genovese

Cessione già partita, accordo inviato al ministero, ad aprile il passaggio Prezzo: tra i 9 e i 10 milioni di euro che saranno pagati da Carige in azioni

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CARRARA. Parte il conto alla rovescia per la carica di Carige ai forzieri della banca cittadina: nel giro di un mese e mezzo la Cassa di Risparmio di Carrara Spa diventerà al 100% genovese. La banca carrarese fa parte del Gruppo Carige, Cassa di Risparmio di Genova che già detiene il 90% delle azioni dell’istituto carrarese. Ora, la Fondazione Crc deve cedere la quota di azioni che detiene nella banca Crc a Carige, cioè deve consegnare il 10% ai genovesi. Un’operazione della quale si parla da mesi e non senza preoccupazione: la Crc rimarrà banca del territorio? Manterrà il suo marchio? E il numero delle filiali e quello degli sportelli?

Gino Mazzi, presidente della banca cittadina, in una recente intervista a Il Tirreno, è stato rassicurante: «Non c’è nulla da temere – ha detto – Resteremo banca del territorio con il nostro marchio e i nostri trentasette sportelli». L’operazione che Carige riserva a Cr Carrara è prevista similmente anche per altre controllate.

La stima. Carige propone – secondo quanto scrive Il Sole 24 ore in un articolo di ieri, venerdì 20 marzo 2015 – un aumento di capitale “riservato” di 15.800.000 euro per incamerare le partecipazioni di minoranza detenute da due Fondazioni: la Fondazione Crc, appunto, e la Fondazione de Mari Cr di Savona (per la partecipata Cr Savona spa). In questi quasi sedici milioni di euro ci stanno le risorse per inglobare entrambe le “minorities”. Tornando a noi: quanto vale il 10% di Crc? «Sono stati identificati i valori delle due partecipate – comunica Alberto Pincione, presidente della Fondazione Crc – Per noi si parla di un valore tra 9.000.000 e 10.000.000 di euro».

I tempi si accorciano. In Carige c’è movimento dopo la comparsa sulla scena della famiglia Malacalza, imprenditori genovesi con soldo liquido, che hanno firmato un accordo per rilevare il 10,5% delle quote della banca genovese controllato da Fondazione Carige. «A questo punto – dettaglia Pincione – attendiamo il parere per noi vincolante (l’assenso) del ministero del Tesoro, a cui abbiamo inviato l’accordo due giorni fa. Il ministero ha trenta giorni di tempo. A fine aprile l’operazione potrà ritenersi conclusa». Si procede a passo spedito anche perché Banca Carige, mentre acquisisce le partecipate, ha in ballo un super aumento di capitale (quello vero) da 850.000.000 di euro di ricapitalizzazione.

In cambio. E la Fondazione Cassa di Risparmio di Carrara che per missione societaria sparge denaro sul territorio cosa avrà in cambio dalla cessione? «Carige non ci fa un assegno – spiega con un pizzico di ironia Pincione – Ci dà azioni Carige. Io preferirei che ci pagasse in franchi svizzeri o in lingotti d’oro, ma non è previsto». Peccato, anche perché le azioni Carige al momento non sono un grande affare, anche se l’entrata dei Malacalza è stata ben accolta in Borsa: con un forte rialzo (2 marzo 2015). «Noi riceveremo – spiega Pincione – un pacchetto di azioni del valore medio stimato nel mese antecedente la delibera del Cda di Carige datata ieri l’altro (quattro giorni fa, per chi legge, ndr)». Quante siano “numericamente” non importa, corrisponderanno – comunque – a un po’ meno di 10.000.000 di euro.

La cessione del 10% della banca cittadina a Carige e il corrispettivo “pagamento” in azioni Carige alla Fondazione avverranno contestualmente, «alla vigilia dell’aumento di capitale (quello vero) di Carige – aggiunge Pincione – e saranno azioni munite del diritto di opzione», cioè potranno essere anche “vendute”.

Il nodo. Azioni in cambio: non soldi. La polpa però i genovesi se la prendono: il 10% di banca Crc è quanto di remunerativo la Fondazione Crc ha, altrimenti fino ad ora non avrebbe potuto essere così generosa con il territorio. E in futuro continuerà ad esserlo? «Noi speriamo che con l’entrata dei Malacalza il titolo rivada su» non si nasconde Pincione. C’è da sperarlo. Anche perché Fondazione Cr Carrara ha già una partecipazione in Carige: «è al di sotto del 2% ma per noi è rilevante». Quella partecipazione venne acquisita cinque anni fa mettendo sul piatto più di 37.000.000 di euro. Operazione che non si esagera se la si definisce come una delle peggiori nella storia della finanza locale. Se oggi si rivendessero quelle azioni, dai trentasette milioni iniziali quanti se ne guadagnerebbero? «Sicuramente meno di dieci milioni di euro – ammette Pincione – Ma quell’operazione – aggiunge – venne fatta a furore di popolo. Tutti, dall’amministrazione comunale (sindaco già Angelo Zubbani)ai sindacati, dicevano che dovevamo essere più presenti in Carige. Ora respiriamo con un solo polmone, ma allora c’erano dividendi favolosi».

Sì, però già allora sarebbe bastato leggere qualche articolo di stampa specializzata per capire dove si sarebbe andati a parare.

La scheda. 320 dipendenti, 37 sportelli (27 sportelli in provincia, di Massa Carrara, 7 in quella di Lucca, uno a Pisa, uno alla Spezia e uno a Ortonovo), la Cassa di Risparmio di Carraraa è nata e cresciuta come “banca del territorio”, cioè legata a doppio filo all’economia locale di cui raccoglie il risparmio e lo redistrribuisce. Fu istituita nel 1843, poco prima della Prima Guerra di Indipendenza, su Decreto Ducale. Nel 1895 cambiò statuto e da Ente di beneficenza divenne istituto di credito. Da quel momento i capitali raccolti dai depositanti furono utilizzati a favore dell'economia locale, soprattutto lapidea, con mutui ipotecari, sconto su cambiali, anticipazioni sui titoli, prestiti a privati, sconto di effetti commerciali e prestiti su pegno.
 

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