La Lucchese non vince più. Dentro la crisi rossonera
Nel pari col Legnago sono emersi tutti i malanni della squadra. Lacune tecniche, fragilità mentale e assenza di figure societarie
LUCCA. Anatomia della crisi rossonera. Per le modalità con le quali è maturato l’ottavo pareggio stagionale, l’1-1 interno ottenuto al cospetto del fanalino di coda Legnago, racchiude al suo interno tutti i malanni, ormai cronici, della squadra di Giorgio Gorgone. Dalla sterilità offensiva, passando per l’incapacità di difendersi sulle palle inattive, un centrocampo senza geometrie e che viaggia su ritmi bassi, fino ad arrivare al problema più preoccupante: la perdita di quell'atteggiamento battagliero messo in avvio di campionato. Un elemento imprescindibile in qualsiasi squadra di Serie C, specie per questa Lucchese, impoverita tecnicamente dalle partenze dell'ultimo mercato estivo, che persegue l'obiettivo di mantenere la categoria. Tra lacune tecniche, fragilità mentale e l'assenza di figure societarie vicine alla squadra, Bruno Russo in questa frangente ha un ruolo meramente di rappresentanza marginale, la navicella rossonera è finita nel bel mezzo di una tempesta perfetta. Al netto delle responsabilità nelle scelte, il tandem Gorgone-Ferrarese è lasciato da solo in balia degli eventi, costretti a fronteggiare compiti che non sarebbero di loro competenza.
Quello che storicamente era il fortino della Lucchese, anche nelle versioni non proprio scintillanti, adesso è diventato uno stadio stregato. Sono passati 246 giorni dall'ultima vittoria di marca locale, quell'1-0 sulla derelitta Olbia griffato Di Santo: un'eternità. Sette match interni nei quali sono arrivate due sconfitte, contro Gubbio e la capolista Pescara, e cinque pareggi affrontando avversari che, eccezion fatta per il Rimini e la sorprendente Pianese, attualmente sono tutti alle spalle dei rossoneri. L'alibi di un brutto manto erboso era valido soltanto per le prime uscite. Anche contro il Legnago, compagine rivitalizzata dall'arrivo in panchina di Contini, capitan Coletta e compagni raramente hanno dato la sensazione di controllare il match. Pur con tutti i suoi difetti il team veronese ha giocato, rispetto ai padroni di casa, con una maggiore cattiveria agonistica. Bloccate le principali fonti di gioco della Lucchese, ovvero le corsie laterali con Antoni francobollato dai suoi dirimpettai, i rossoneri non hanno un vero piano b.
Dal punto di vista tattico l'esperimento del doppio centravanti Magnaghi-Costantino non ha dato gli esiti sperati. Poca connessione tra i due, con l'attacco bergamasco incaricato di abbassarsi leggermente per ricevere palla dirottando sulla sinistra il trequartista Saporiti. Il terzetto difensivo del Legnago ha avuto buon gioco nel neutralizzare la staticità dei due interpreti. Non è un caso che il gol della Lucchese, perfetto diagonale di Magnaghi (protagonista nel dopo partita di una censurabile risposta a una lecita domanda di una collega ndr), sia arrivato grazie a un contropiede condotto dal solito Saporiti. Il principale tallone d'Achille dei rossoneri, sabato scorso in campo con un'inedita retroguardia (Frison-Fazzi-Cartano), restano i calci piazzati. Il gol di Martic, lasciato colpevolmente solo a centro area, è l’ottavo incassato da questo fondamentale. La scelta da inizio campionato di adottare una difesa a zona potrebbe essere accantonata per un ritorno alla marcatura a uomo.
Oggetti del desiderio estivo del ds Claudio Ferrarese, Manuel Martic ed Elian Demirovic (arrivato in prestito dalla Juve Stabia) sono stati per distacco i migliori in campo. La loro scelta di non accettare le proposte la dicono lunga sul calo di attrattiva del club.
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