Il Tirreno

Lucca

Massaggiatore, meccanico e ds Pieroni, una vita per il ciclismo

Piero Pieroni in una foto  con Francesco Moser  e Joseph Fuchs
Piero Pieroni in una foto con Francesco Moser e Joseph Fuchs

L’icona delle due ruote festeggia 80 anni in gran parte passati dietro a una bici «Moser l’atleta più esigente, Ritter un signore. Pogacar è più forte di Merckx»

6 MINUTI DI LETTURA





LUCCA. Una vita vissuta per il ciclismo. Corridore, meccanico, massaggiatore, direttore sportivo, manager, organizzatore di eventi, amico e confidente dei campioni, ideatore di nuove corse in paesi come Polonia, Portogallo e Messico dove la bicicletta era uno sport poco praticato. Oggi Piero Pieroni icona delle due ruote taglia il traguardo degli 80 anni nella sua villa-mausoleo a Gragnano piena di maglia incorniciate alle pareti, di trofei e pubblicazioni di ogni tipo che ripercorrono il mezzo secolo di carriera di un protagonista silenzioso testimone diretto delle imprese memorabili di Francesco Moser, Giuseppe Saronni, Franco Bitossi, Roger De Vlaeminck, Olè Ritter, Joseph Fuchs e Ugo Colombo. Pieroni oggi sarà festeggiato a Lucca dal Club Cicli Poli e dal Centro Spirituale di Santa Lucia alla Castellina presieduto dal pratese Luca Limberti, che ogni anno in autunno organizza la cerimonia del premio “Coraggio e Avanti”. In serata poi una cena al ristorante Stefan a Porcari con gli amici più fidati come Pierluigi Poli e Giovanni Avanzinelli detto “Cavallo”. «Alla mia età non chiedo di meglio. Ho ricevuto e riceverò in questi giorni telefonate di auguri da amici, ex corridori, meccanici, medici sportivi che figurano nella mia agendina che comprende circa tremila nomi. Segno che qualcosa di buono devo averlo fatto correndo dietro ai miei sogni legati ai pedali di una bici».

I panini del bar

Da sempre allergico allo studio Pierino, un’autentica peste che termina a stento le elementari, viene spedito ad aiutare i genitori Ermenegildo “Gildo” e Giulia Doroni nel bar-alimentari-ristorante in località Quattro Mura a Gragnano lungo la via Pesciatina. È in quel luogo di ritrovo dei ciclisti che nasce la passione per la bicicletta: «Negli anni Cinquanta quel locale era tappa obbligata di professionisti e dilettanti più affermati della Toscana che raggiungevano Lunata e la bottega artigianale del maestro calzolaio Colombini che realizzava gli scarpini su misura per i ciclisti. Al bar dei miei si fermavano Gastone Nencini, Waldemaro Bartolozzi, Silvano Ciampi e tanti altri atleti per farsi fare un panino e lanciare un’occhiata alle mie cinque sorelle, tutte belle ragazze, prima di riprendere a pedalare». Attratto da quel magico mondo Piero Pieroni, tifoso del leggendario Fausto Coppi, sogna di fare il corridore: «A 15 anni mio babbo mi regalò una bici da corsa Lazzareschi, ma non ero tagliato per pedalare. Sono stato tesserato per l’Unione Ciclistica Lucchese, la Folgor Marlia e da allievo per la Monsummanese Biagiotti, una delle formazioni più in voga di quegli anni. Ma in quattro stagioni, dal 1959 al 1962, non vinsi mai una gara. L’agonismo non faceva per me». Il padre si ammala e lui comincia a lavorare al mercato di piazza Anfiteatro, ma il ciclismo resta sempre al centro dei suoi pensieri: «Rimasi nell’ambiente dapprima grazie al meccanico di biciclette Livio Pagliai che aveva il laboratorio in piazza del Gonfalone e mi portò con sé nella squadra dell’Us Soccorso di Prato che aveva come capitano il lucchese Avanzinelli. Mi rendevo utile a porgere le ruote e i tubolari ai corridori». A 20 anni l’occasione della vita: «Grazie all’amicizia con Mauro “Ciuffino” Vannucchi, un fedelissimo del gruppo sportivo Magniflex di Fontanelle di Prato, iniziai la mia carriera di ds nella squadra dilettantistica dei fratelli Franco e Giuliano Magni».

Il massaggiatore dei campioni

Ma i tempi per guidare un’ammiraglia non erano ancora maturi e così Pieroni sente che può percorrere un’altra strada: il massaggiatore dei campioni. Ottiene il diploma di massaggiatore sportivo dopo il corso di massoterapista al Sant’Orsola di Bologna e quello di fisioterapista a Pisa. Cura i muscoli degli assi del pedale della Filotex come Francesco Moser (seguito per 8 anni, sin dai tempi in cui militava nei dilettanti), Franco Bitossi, Julio Jimenz e tanti altri e partecipa ai Campionati del Mondo del 1974 con la Nazionale Italiana di ciclismo (dove collabora con Mario Ricci, Nino De Filippis e in particolar modo con il maestro Alfredo Martini, mitico commissario tecnico): «Moser è stato l’atleta più esigente che abbia mai incontrato. Un fisico eccezionale e una determinazione feroce. Un difetto? Il braccino corto, difficile che ti paghi un caffé. Un paio di mesi fa quando ci siamo incontrati a Porcari mi ha regalato la sua biografia. Sono rimasto talmente interdetto che ho temuto stesse poco bene. Ma posso capirlo perché da bimbo ha sofferto e non poco con la mamma a tirare avanti da sola una famiglia con tredici figli. Credo di essere stato per lui un fratello maggiore». Tra i ciclisti più generosi Franco Bitossi e Olè Ritter: «Due signori. Il toscano a fine stagione mi faceva trovare una busta con centomila lire in più per massaggiatori e meccanici, il danese che mi aveva ribattezzato “il Mago” in occasione del record dell’ora a Città del Messico m’invitò a sue spese perché non poteva fare a meno dei miei massaggi».

De Vlaeminck e Saronni

Il percorso professionale di Pieroni prosegue con il diploma di direttore sportivo conseguito alla Scuola Centrale dello Sport di Roma e quello di team manager alla Bocconi. Agli inizi degli anni '80, in qualità di dirigente, in tempi ben più difficili rispetto a quelli odierni, riesce da solo a formare squadre come la Santini, la Selle Italia, la Fiorella Mocassini, la Birra Whurer e la grande Gis Gelati di patron Pietro Scibilia: «Divenni il diesse più pagato di quel periodo. Cinque anni stupendi in una squadra che iniziò con la coppia Bitossi-Basso, quelli del famoso campionato del Mondo di Gap nel 1972, e poteva permettersi il lusso di ingaggiare campioni del calibro di Roger De Vlaemink – che in quelle stagioni vincerà 25 corse tra cui la Milano-Sanremo, il Giro di Puglia e tre tappe del Giro d’Italia con la maglia ciclamino – e Beppe Saronni. Lo sprinter fiammingo era un corridore dotato di una classe cristallina che non aveva neanche Merckx, ma con un carattere fragile che aveva sempre bisogno di essere incoraggiato e spronato: se gli registravi il sistema nervoso era capaci di imprese memorabili, mentre il campione lombardo era una persona riservata che non aveva grande empatia con i compagni ed era necessario creargli intorno un gruppo di gregari molto coeso». Non solo squadre italiane, Pieroni ha diretto squadre straniere come la Seur Espana e l’Alfalum ed è stato Ct della Nazionale russa (che vantava tra le sue fila campioni del calibro di Konishev, Ugrumov, Ivanov, Tchmil ed Abdujabarov, campione del mondo in Giappone) e della Nazionale danese (con il campione del mondo su pista in Barcellona, Orsted). Migliaia i corridori diretti in 30 anni di ammiraglia: «Screzi ne ho avuti tanti, ma soltanto una volta sono arrivato a cacciare un ciclista, il belga Eddy Schepers. Doveva fare da gregario al giovane Verza e invece in una tappa in salita sul Monte Grappa lasciò il capitano in difficoltà per una foratura. Arrivati in albergo volevo andare in camera sua e prenderlo a botte. Sono arrivato alla maniglia della sua porta 60-70 volte. Poi ci ho ripensato e a fine Giro ho chiamato il patron, ho fatto pagare i 70 milioni di lire al corridore e non l’ho più convocato».

Ganna e Pogacar

A suo giudizio Tadej Pogacar è più forte di Eddy Merckx: «Basta osservarli pedalare. Il campione sloveno danza sui pedali, gli viene naturale. La fluidità è spontanea non costruita e la sua normalità nel gesto atletico lo rende genuino e attira le simpatie degli sportivi. Il Cannibale invece aveva una pedalata potente e aggressiva, ma mai sciolta e composta». Soddisfatto della medaglia d’argento olimpica per Filippo Ganna: «È un ottimo corridore, ma ha fatto un errore: ha scelto la squadra sbagliata. Se fossi stato il suo manager lo avrei indirizzato in una formazione con elementi di qualità».

© RIPRODUZIONE RISERVATA
 

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Primo piano
Attimi di paura

Coltello contro gli agenti, poi lo sparo: colpito un uomo a San Vincenzo. Indagini in corso

di Luca Centini
80 Vespa