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Le tante ombre di Pedretti tra politica, calcio e affari

Le tante ombre di Pedretti tra politica, calcio e affari

L’immobiliarista italo-francese ha fatto una proposta d’ingresso Lo Faso: “Quinta offerta in 5-6 mesi, ma non c’è nulla di concreto”

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LUCCA. Fa discutere – e non poco – l’accostamento alla Lucchese di Alain Pedretti, immobiliarista italo-francese che fece le sue fortune negli anni Novanta vendendo appartamenti, case e ville in Costa Azzurra. Un suo ingresso nel club – anche con una quota minoritaria – al momento viene smentito dall’amministratore delegato rossonero, Ray Lo Faso: «Si figuri che negli ultimi cinque-sei mesi abbiamo avuto almeno cinque offerte, tutte rimaste riservate, e almeno una per rilevare in toto la società. Non capisco perché proprio quella del dottor Pedretti è venuta in superficie».

Pedretti può attendere

Prosegue Lo Faso: «A parte che non abbiamo ancora preso informazioni su di lui, ma al momento non c’è nulla di concreto e non abbiamo intenzione di cedere quote sociali. Vero è che da quando abbiamo rimesso in piedi il club e da quando si è parlato del progetto del nuovo Porta Elisa l’interesse per la Lucchese è cresciuto». La domanda sorge spontanea: ma non è che ci sono problemi legati alle prossime scadenze federali (versamento di oltre 200mila euro) e un “aiutino” esterno può tornare comodo? Lo Faso senza alzare la voce replica secco: «Da quel punto di vista non abbiamo alcun problema. Certo è che ogni anno dobbiamo tirar fuori 1,6-1,7 milioni e diventa fondamentale dotare la società di alcuni asset strategici che noi abbiamo individuato nell’albergo di San Giuliano Terme che verrà messo a reddito e diventerà anche foresteria e nel nuovo stadio. Del progetto, come ha accennato il presidente, abbiamo già elaborato il plastico che contiamo di consegnare a fine mese all’amministrazione. Sui tempi sono certo che in 18 mesi i lavori sarebbero ultimati, ma so benissimo che prima ci sono tempi tecnici e burocratici con le varie commissioni e i pareri degli organi competenti e si perdono un paio d’anni».

E il patron Andrea Bulgarella che dice? Svegliato dal cronista di primo mattino invita a stare tranquilli: «Sa quanta gente chiama per la Lucchese? Le posso dire che per esperienza diretta per la vendita di un immobile mi sono trovato di fronte un tizio che si fingeva arabo e in realtà era siciliano».

Le o mbre del passato

Alain Pedretti è tornato in auge la scorsa estate quando, assieme Enea Benedetto attivo nel campo delle cryptovalute, aveva rilevato l’Alessandria (oggi fallito). Due soggetti non proprio “specchiati” che hanno finito poi per litigare sui soldi di una fidejussione versata con Pedretti che si è dimesso dal club. Era l’immobiliarista transalpino – che ad Alessandria arrivava con un ex calciatore serbo del Saint Etienne Michel Milojevic – che, oltre a garantire apporto economico, avrebbe dovuto occuparsi della parte sportiva. Negli anni Ottanta era stato presidente del Cannes vantandosi di aver scoperto Zidane (che giocava nel vivaio del club, un po’ come Bulgarella che scoprì Materazzi nel Trapani) regalandogli un’auto. Quando è sbarcato in Italia ha proposto l’ingaggio di un allenatore corso di quarta categoria – René Lobello, classe 1963, l’ultima esperienza al Porto Vecchio, da capo allenatore è stato, soprattutto, negli Emirati Arabi e in Cina spesso come vice – e ad aiutarlo c’era il direttore sportivo Malu Mpasinkatu, congolese, ma piemontese di adozione, uomo di fiducia e braccio destro del francese. Dopo l’addio all’Alessandria è stata la volta nel dicembre 2023 del Novara, ma alla fine il closing con l’ex presidente Ferranti è saltato.

Politica e fallimenti

Il calcio è una passione che lo ha portato a una irreversibile crisi finanziaria: quella degli elvetici dello Neuchatel Xamax (lo stadio che l’architetto Valentini aveva preso a modello per il nuovo Porta Elisa nel 2009). Il club di patron Pedretti nel giugno 2005 chiuse con una perdita di 2,5 milioni di franchi svizzeri. Non certo un educanda l’immobiliarista francese coinvolto alla fine del secolo scorso, finendo pure dietro le sbarre, in una brutta storia di corruzione, riguardo alla vicenda di Michel Mouillot, uomo politico francese e braccio destro di François Leotard del partito Repubblicano ed ex sindaco di Cannes dal 1987 al 1997.


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