Sergio Domini: «Un pari accontenta tutti»
Il ricordo del metronomo voluto a Lucca dal ds Pino Vitale e che conquistò due miracolose salvezze in A con il Cesena
Luca Tronchetti
Tre giorni fa gli aveva telefonato il suo ex compagno di squadra Bruno Russo per invitarlo in tribuna ad assistere al match tra Lucchese e Cesena. Ma lui, Sergio Domini, 60 anni, ex centrocampista dai piedi dolci che s’ispirava a Zico e che il barone Nils Liedholm trasformò nella Roma in mediano davanti alla difesa, ha ringraziato la “Ruspa”, declinando l’invito: «Con l’età sto diventando pigro, mi sposto di meno. – dice l’ex calciatore che vive a Cesena – Il calcio lo vedo solo in tv e preferisco allenare i ragazzi dei settori giovanili della mia zona. Sino a qualche anno fa seguivo anche mio figlio Tommaso: aveva tecnica e fisicità, ma gli è mancato il carattere e lo spirito di sacrificio per fare il calciatore e ora gioca in Romagna nei dilettanti».
Cesena e Lucca restano per lui due esperienze di vita e di sport da incorniciare: «Alla fine con mia moglie siamo stati indecisi se acquistare casa a Cesena o a Lucca che è una città splendida dove, attaccati gli scarpini al chiodo, sono tornato un paio di volte per percorrere le Mura e visitare chiese e monumenti. Alla fine ho optato per la Romagna. Ma non certo per la buona tavola. Tordelli o ghiozzi io non faccio differenze. Mangio di gusto e basta».
Inizia a giocare a undici anni nella squadra di San Gottardo di Udine. Trenta chilometri ad andare e trenta a tornare da Manzano, dove viveva con la sua numerosa famiglia: padre, titolare di un’azienda artigiana di sedie, madre e cinque fratelli: «Se non facevo il calciatore avrei dovuto passare il tempo a impagliare le sedie. Meglio giocare a calcio». A 13 anni in un provino ad Aquilea vicino Udine lo vede Paolo Mazza, presidente della Spal: «Non mi fece nemmeno finire la partita: visto e preso».
Come arriva a Cesena e successivamente a Lucca?
«Contrariamente a quanto accade ai nostri giorni, io e quelli della mia generazione volevamo giocare. A Roma ero chiuso e non avrei potuto scendere in campo con continuità. Si è fatta avanti il Cesena e ho accettato. Una scelta che si è rivelata azzeccata: ho avuto come allenatori Bigon e Lippi, due vincenti, e in due stagioni ho collezionato 63 presenze segnando quattro gol e conquistando due salvezze che, per il club bianconero, equivalgono a vincere uno scudetto. A Lucca invece mi ha portato Pino Vitale, il ds che avevo avuto alla Rondinella. Dopo tre stagioni a Brescia in A non avrei avuto molto spazio e quando Vitale mi propose la Lucchese accettai senza battere ciglio. Il contratto? Per me non è mai stata una questione di soldi. Volevo solo giocare. Fu una bella stagione. A parte qualche screzio con mister Fascetti, che ritengo un ottimo allenatore, mi trovai benissimo con i compagni e con l’ambiente. I tifosi seguivano con trasporto la squadra e, specie al Porta Elisa, era difficile portare via punti».
Più forte il Cesena o la Lucchese?
«I romagnoli li ho visti in tv. Hanno sofferto con il Gubbio che ha colpito due pali. Secondo me sono imballati per i carichi di lavoro. In campo poi c’erano cinque giovani. Con il ritorno di Gonnelli e l’innesto di Rigoni e Pierini penso che il Cesena sarà protagonista del torneo. La Lucchese ha vinto ad Imola e, sulle ali dell’entusiasmo, potrebbe fare il colpaccio vista anche la tradizione favorevole con i bianconeri. Personalmente spero finisca con un bel pareggio».
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