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Lucca

«Una rovesciata ti cambia la vita»

Luca Tronchetti
«Una rovesciata ti cambia la vita»

Beppe Folli con quel gol spettacolare contro la Torres è rimasto un idolo della tifoseria rossonera

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Luca Tronchetti

LUCCA. Per una stagione, 1984-85, è stato l’idolo del Porta Elisa: 34 partite e 12 gol. A Giuseppe «Beppe» Folli, panzer, classe 1961, una carriera spesa sui campi della serie C, è bastata quell’annata per essere ricordato a vita dai tifosi della Pantera. Eppure al Rigamonti di Lecco, Folli ha vissuto tre stagioni (dal 1980 al 1983, 76 presenze e 11 reti) all’inizio della sua carriera. «É stata la prima tappa dopo le giovanili con il Milan. Ma non mi trovai molto bene. La società era in difficoltà economica e al comando c’era il figlio del vecchio Mario Ceppi che fece la storia del club portandolo in A e a cui è stato intitolato lo stadio. Cambiai tre allenatori, ma l’unico con cui mi trovai bene fu Amos Mariani che viveva a Montecatini e che da giovane era stato un grande calciatore in serie A. Durò 10 partite e poi venne Gastone Bean mentre successivamente ho avuto l’idolo locale Angelo «Tito» Longoni. Sarà che ero giovane, svolgevo il servizio di leva e vivevo poco la città, ma sono stato meglio in quei dieci mesi a Lucca che nel periodo lecchese. Questo grazie ad un gol che si ricordano dopo 35 anni. Una meravigliosa rovesciata sotto la curva contro la Torres. Divenni il beniamino dell’allora capo ultras Beppe Lorenzini (l’edicolante di via Fillungo)». Tifo e cibo: meglio Lucca o Lecco?

«Due piazze calde dove c’è passione e amore per la squadra della città. Per la mia esperienza a Lecco i tifosi hanno il palato fine. Vogliono vincere e giocare bene mentre gli sportivi rossoneri sono più pragmatici e badano al sodo. A Lucca si mangia meglio che a Lecco. I tordelli e la bistecca battono pizzoccheri e cassoeula 2-0».

Conosce qualche protagonista della Lucchese di oggi?

«Come no, quel “rompiballe” di Giovanni Lopez quando io ero nel Chievo e lui a Varese. Non c’era verso di fargli gol. Ti si appiccicava addosso come una ventosa e non ti faceva girare. Adesso è un bravo allenatore e se la squadra lo segue la Lucchese si salverà».

Cosa ha fatto Folli dopo il calcio.

«Ho lavorato in una filiale pavese di Banca Intesa e, sino al 2016, grazie all’amicizia con il ds Sartori sono stato osservatore in Lombardia per il Chievo. Mi facevano seguire le punte. Sergio Pellissier e Bernardo Corradi li ho visionati io insistendo perché li prendessero. É stato un bell’investimento».

Ci spiega perché rimase un solo anno a Lucca?

«Per via dei soldi. A Lucca guadagnavo 23 milioni annui a Sassari (ecco che ritorna la Torres) me ne davano 80. Lei che avrebbe fatto al mio posto? Ho rinunciato alla B con il Chievo per lo stesso motivo. Avevo 29 anni e i clivensi mi offrivano 120 milioni nel 1990 mentre il Vicenza me ne dava 300. Ho rinunciato a debuttare tra i cadetti e scelto di guadagnare. Vengo da una famiglia di umili origini e i soldi sono importanti. É come quando si gioca a calcio: il tifoso ricorda chi ha vinto non chi ha giocato meglio».

A proposito Folli oggi chi vince tra Lecco e Lucchese

«Spero nel colpaccio rossonero, ma in fondo in trasferta anche un punto non si butta mai. Dipenderà dalla fame dei protagonisti. Su quell’aspetto il calcio non è mai cambiato». —

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